Due giorni fa, ore 9:00, ho scattato la foto della bellissima aula magna del Liceo Croce di Palermo: larga, alta e profonda, ma anche affrescata e restaurata. Uno spazio comune di lavoro, e di rappresentanza. Oggi, ore 8:00, mi sono trovato a condividere uno spazio comune, stesso Liceo, con 28 ragazzi prossimi alla maggior età. Eravamo tutti nella stessa aula, esposta ad est, senza possibilità di essere oscurata, e respiravamo assieme l'aria di un'area insolitamente esigua rispetto al numero di persone presenti. Diciamo pure che gli standard minimi di sicurezza, oltre che di igiene e salute, sforavano oltremodo. Per 29 persone sarebbe stata necessaria un'aula di almeno 55 metri quadri, oppure grosso modo di 7 metri per 9, con congrui spazi di fruizione tra i banchi, per raggiungere l'uscita in caso di necessità. Non era così. Spero che qualcuno abbia il buon senso di organizzare le aule (luoghi) in funzione delle classi (gruppi di persone), altrimenti mi propongo già da adesso per una sana obiezione di coscienza per non utilizzare spazi pubblici illegali e/o non rispondenti ai requisiti prescritti dalle normative vigenti.
[Per non sapere né leggere né scrivere] "L'espressione vuol dire chiaramente: per essere sicuri, per aver tutto in regola, per non rimanere fuori"
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16/09/11
14/09/11
LA MIA RAZZIONE
Arrivo a scuola con lo scooter, quello che a Palermo chiamano il motore con una graziosa sineddoche. Arrivo e parcheggio dove capita. La fantasiosa area di parcheggio del Liceo Dolci, sede centrale, mi accoglie con l'imprinting letterario di un amante che riflette sull'amore. Alla foto mancano due lettere, ma il senso è chiaro: l'amore non è razzionalità. Mi spiace per il correttore automatico del blog, ma devo forzare l'errore per farlo accettare. Mi piace la doppia z rafforzativa, e la frase successiva che rafforza il concetto precedente. Quella parete non crollerà mai per quanto è stata "rafforzata", il mio motore è al sicuro. Come lo è nell'area dedicata al parcheggio scooter del Liceo Croce, sede centrale: è l'interno della Chiesa S. Giovanni di Dio, costruita nel 1663 dai padri Benfratelli e distrutta nel 1943 da un bombardamento aereo. Fino ad ora ho lasciato riposare il motore accanto ad una delle otto cappelle laterali; da domani, quando tutti vorranno inveire per la loro area di parcheggio dovrò astenermi, probabilmente. Poco importa, la mia "razzione" l'ho avuta.
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