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06/12/11

SURREALISMO SICULO


Colgo l’occasione dell’inaugurazione di una mostra come quella delle Avanguardie Russe a Palermo, inaugurata il 3 dicembre scorso, per evidenziare la discrasia tra il dire e il fare. Sarà una cosa lunga.
Il comunicato stampa che accompagna l’esposizione, sobriamente trionfale, e che con grande ponderatezza l’ufficio che ne cura l’immagine colloca su una serie di magazine on line, tranne che su Rosalio (oppure siamo distratti noi?), la definisce “un’occasione straordinaria per ripercorrere quel fil rouge che rintraccia i legami e le influenze fra il mondo artistico russo e quello occidentale”.
Segue la dichiarazione, ritengo spontanea, dell’Assessore Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana Sebastiano Missineo: “Dopo il grande successo dell’esposizione a Mosca dei capolavori di Antonello da Messina provenienti dai Musei della Regione Siciliana – afferma – promuoviamo un’altra iniziativa di altissimo profilo culturale che il pubblico italiano, anche approfittando delle festività di fine anno per visitarla, sicuramente apprezzerà”.
Questa la teoria, accreditata da diversi siti e da altrettanti giornali. Stamane mi sono presentato presso la sede dell’esposizione dove ho trovato - con mia sorpresa e, perché no, disappunto - solo alcuni impiegati volenterosi a presidiare il sito, che mi hanno consentito l’ingresso alle sale dispiaciuti per non potermi dare nemmeno lo straccio di una brochure, un depliant, chessò, una cartolina, figuriamoci un catalogo. Per cui, a dispetto dei curatori Victoria Zubravskaya e Giulia Davì, nonché del coordinamento organizzativo di Civita (a cui è associata la Fondazione del Banco di Sicilia), il primo impatto del visitatore con la mostra lascia molto a desiderare. L’allestimento è molto elementare, ci sono, è vero, alcuni pannelli descrittivi dei periodi “pittorici”, ma le opere stanno messe lì, una di Kandinskji addirittura in ombra perché debitrice di una lampada non funzionante (ma la mostra non è stata inaugurata solo 4 giorni fa?). Le sale rimangono algide a dispetto dei valori cromatici espressi nelle opere e anche la doppia mostra fotografica aggiunta di di Viktor Akhlomov e Gabriele Lentini, curata da Daniela Brignone, presidente di Assocultura (espressione di ConfCommercio), che viene visitata a seguire, manca di un catalogo (per quanto sul web venga dichiarato il contrario, con una edizione Balarm), di una brochure o di un qualunque materiale editoriale che avrebbe, almeno, rammentato gli autori, i contenuti e il senso di un progetto culturale.


Insomma, no comment.
Ma non mi basta, per cui chiedo alla “guardiania” dove posso reperire un catalogo della mostra che, peraltro, è di Silvana Editoriale a cui non manca la “potenza di fuoco” quando si realizzano mostre di tale portata. Risposta: “Deve andar a Piazza Croci, all’Assessorato”, “Oppure - interviene una signora lì presente - vada a Piazza Politeama (sic!) dietro il palchetto della musica che (testuali parole) c’è il turismo”: potenza della sineddoche. Dunque, vado a Piazza Croci. La portineria già scalpita alla mia domanda, come si suole fare in Palermo, e ognuno ha la sua versione dei fatti, ma il quid (o catalogo) sta “a museografia, al secondo piano, chieda di...” e fanno un nome che ora non ricordo. Lascio il mio documento, ritiro il mio pass, salgo al secondo piano e chiedo di... Attendo, ma “di...” non arriva, dopo un quarto d’ora ecco “di...” che mi dice di attendere che anche lui non sa dove possono essere “quei” cataloghi. Dunque, ci sono ma non sanno dove stanno. Eppure - leggendo tra le pieghe di sponsorizzazioni, sostegni, patrocini e accreditamenti vari - non si può ritenere possibile che l'evento pianga povertà. Il catalogo di almeno una delle due mostre, che dovrebbe costare 18€ al pubblico (secondo quanto dichiarato dal sito dell'editore), potrebbe essere messo in esposizione e, in taluni casi, anche omaggiato.
Fatto sta che non sono paziente, attendo un altro quarto d’ora e, visto che non arriva nessuno, men che mai “di...”, vado al “turismo” che, per il resto degli esseri umani locali è l’Ufficio Provinciale del Turismo in cui, ovviamente, il catalogo non c’è, ma c’è di più: loro hanno appreso della mostra (con opere di Chagall, Malevic, Kandinskji, Tatlin) dai giornali, ma l’Assessorato Regionale, nella sua magnanimità, non gli ha fatto pervenire nemmeno il baffo di uno Stalin - che come avanguardia stava ai basilari, ma come russo ci ha dato giù pesante. Insomma, al momento ho sbuffato a causa del rimpallo di ignoranze e responsabilità ma poi, riflettendo, ho pensato positivo visto che oltre a passeggiare per le stanze dell’Albergo delle Povere ammirando in un impeccabile silenzio le opere fragorose delle Avanguardie Russe sono stato parte stessa, coinvolto mio malgrado, dell’opera comique del Surrealismo Palermitano.

14/09/11

LA MIA RAZZIONE

Arrivo a scuola con lo scooter, quello che a Palermo chiamano il motore con una graziosa sineddoche. Arrivo e parcheggio dove capita. La fantasiosa area di parcheggio del Liceo Dolci, sede centrale, mi accoglie con l'imprinting letterario di un amante che riflette sull'amore. Alla foto mancano due lettere, ma il senso è chiaro: l'amore non è razzionalità. Mi spiace per il correttore automatico del blog, ma devo forzare l'errore per farlo accettare. Mi piace la doppia z rafforzativa, e la frase successiva che rafforza il concetto precedente. Quella parete non crollerà mai per quanto è stata "rafforzata", il mio motore è al sicuro. Come lo è nell'area dedicata al parcheggio scooter del Liceo Croce, sede centrale: è l'interno della Chiesa S. Giovanni di Dio, costruita nel 1663 dai padri Benfratelli e distrutta nel 1943 da un bombardamento aereo. Fino ad ora ho lasciato riposare il motore accanto ad una delle otto cappelle laterali; da domani, quando tutti vorranno inveire per la loro area di parcheggio dovrò astenermi, probabilmente. Poco importa, la mia "razzione" l'ho avuta.

17/11/09

27 MARZO 1993

Ringrazio Mila della sponda, che rilancio anche attraverso il mio blog. L'articolo da lei ritrovato ricuce dati che altri avevano smarrito o volutamente dimenticato. Le nostre scuole sono prodighe di progetti pof, por e pon, sulla legalità, addio pizzo, contro le mafie e altre leccornie perniciose ma succulente tese ad oscurare quello che il buon senso tende a non far emergere: gli edifici scolastici appartengono alle mafie.

Lucio Luca
IN AFFITTO DAI CLAN LE SCUOLE DI PALERMO
Repubblica — 27 marzo 1993

"Sulle scuole pubbliche di Palermo c'è la lunga mano di Cosa Nostra. E il mercato miliardario degli affitti è monopolio di alcune società immobiliari che rappresentano anche interessi mafiosi. Due di esse possono contare, da sole, su 23 delle scuole date in affitto dal Comune". Una denuncia forte quella del deputato del Pds Pietro Folena che ieri ha introdotto la lunga audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia del presidente della Regione Siciliana Giuseppe Campione, del sindaco dimissionario di Palermo Manlio Orobello e del presidente della Provincia Francesco Caldaronello. Più di cinque ore di lavoro per discutere della situazione edilizia scolastica palermitana. "Nessun appalto sfugge alle irregolarità - dice Pietro Folena, per anni segretario del Pds siciliano -. Il Comune di Palermo, ad esempio, spende 16 miliardi all'anno per affittare decine di scuole pubbliche della città. E il cinquanta per cento dei costosissimi edifici non ha i requisiti igienici e di stabilità richiesti dalla legge". Ma il dato più sconcertante, secondo Folena, è legato ai rapporti che il Comune ha instaurato da decenni con società immobiliari in odor di mafia. "Già nel 1972 la commissione parlamentare aveva lanciato un grido d'allarme. La relazione Cattani aveva denunciato che la maggior parte dei proprietari degli edifici scolastici pubblici era legata a uomini di Cosa Nostra. E' il caso, per esempio, dei titolari delle immobiliari Strasburgo e Leonardo da Vinci: si tratta - continua Folena - dei fratelli Vincenzo e Giacomo Piazza, indiziati mafiosi, imprenditori edili legati ai boss Pietro Torretta e Salvatore Bonura. Eppure, malgrado le considerazioni della relazione Cattani, le immobiliari dei fratelli Piazza continuano a controllare il mercato degli affitti". Ma esistono altri casi clamorosi: la Cavina dei fratelli D'Arpa, la Cositur dei Salvo di Salemi e del costruttore Francesco Vassallo, che già nel '72 veniva definito "compromesso con la mafia". Società che intascano ogni anno diversi miliardi dal Comune di Palermo per l'affitto di edifici assolutamente inadeguati per accogliere migliaia di studenti. "Nel corso degli anni - aggiunge Folena - si è sviluppato un meccanismo inquietante di morosità da parte del Comune: l'amministrazione pubblica ha consentito, ma forse sarebbe meglio dire ha favorito, che il proprietario aumentasse i canoni. Il tutto per fare affluire un fiume di denaro nelle casse di imprenditori molto chiacchierati". Secondo Folena, dunque, esisterebbe "una cupola, una centrale unica collegata a Cosa Nostra, che controlla le scuole di Palermo e della provincia". E il deputato del Pds fa alcuni clamorosi esempi: quello dell'Istituto d'Arte di Bagheria, proprietari i fratelli Sciortino, indiziati mafiosi con precedenti per truffa alla Cee. Il Comune ha pagato ben 4 miliardi e mezzo per l'acquisto di locali fatiscenti. E poi il caso dell'Iti Volta di Palermo, la scuola più grande della Sicilia con oltre 2800 studenti e 300 professori: l'immobile è di proprietà dei fratelli Teresi, anch'essi molto chiacchierati, ai quali viene pagato un canone annuo d'affitto di ben 3 miliardi e mezzo.
Pietro Folena ricorda che la legge Falcucci dell'88 prevedeva la costruzione di 40 nuove scuole pubbliche. Dopo cinque anni sono cominciati i lavori di solo quattro edifici: "Un modo per evitare la costruzione di nuove scuole - dice Folena - e consentire alle immobiliari di percepire i miliardi elargiti dall'amministrazione pubblica per gli affitti". Folena lancia dunque una proposta: "E' tempo che venga nominata ad hoc un'autorità unica per le scuole che nel giro di sei mesi possa risanare un settore dominato da interessi poco chiari".

16/11/09

NELLE MANI DI CHI?

Trasmissione televisiva Report, 15/11/2009, riporto un passaggio che ho trovato particolarmente interessante.

"Paolo Mondani (giornalista Report):
Alla fine degli anni ’90, i beni di Francesco Zummo e del figlio Ignazio subirono un sequestro preventivo e un altro per misure di prevenzione che continua ancora oggi. Dopo la condanna con Vito Ciancimino, gli Zummo hanno subito un altro processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Condannati in primo grado, assolti in appello, stanno attendendo la pronuncia della Cassazione. Elio Collovà è l’amministratore che il Tribunale di Palermo ha messo a gestire tutti i beni degli Zummo sequestrati.

Elio Collovà

Ci sono delle scuole che sono in locazione al Comune di Palermo e alla Provincia di Palermo, c’è un immobile in Via dell’Olimpo a Mondello, c’è un complesso edilizio di grandi dimensioni ed un altro sempre sul Viale Regione Siciliana che è in locazione alla Tim. Un edificio di grandi dimensioni e di grande valore che si chiama Mulini Virga perché era la sede di un vecchio pastificio, per altro molto rinomato nella città di Palermo."

La situazione è proprio questa. Molte scuole palermitane, aperte, in funzione, con centinaia di ragazzi dentro, di tutte le età, ma in uno stato a dir poco delirante, appartengono alla famiglia Zummo a cui Comune e Provincia pagano regolarmente l'affitto che temporaneamente va sui libri amministrativi del dott. Collovà. Sono scuole in cui è difficile che vi siano lavori di ristrutturazione e per le quali uffici, e dirigenti, pubblici sono restii ad intervenire per sanare lo stato di degrado e di insicurezza in cui si trovano. Il che, tradotto terra terra, significa: chi se ne frega della normativa vigente (antisismica e antincendio), se volete la scuola ci dovete stare e accettarla così com'è.

Qualche dettaglio? Io non dirò certamente che in queste scuole ci sono parti in cui sono presenti cospicue superfici d'amianto, come non dirò che le uscite e le scale di sicurezza sono chimere irraggiungibili. Non dirò che le richieste di presidi e dirigenti per la riqualificazione degli istituti sono allineate e accumulate sugli scaffali degli uffici competenti al Comune di Palermo e presso gli uffici analoghi della Provincia Regionale. Non dirò nemmeno che chi sapeva qual'era lo stato delle cose negli anni passati si è ben guardato dal proferir parola, alla faccia della sicurezza e dell'igiene. Certo, poi passano le circolari sull'influenza A e si fanno (ma quando?) le esercitazioni di evacuazione dagli edifici: ma quello serve alle operazioni di facciata.

Nel frattempo la famiglia Zummo riceve le prebende pubbliche dagli organi competenti...

25/05/09

E ADESSO DENUNCIATECI TUTTI!

Ribadisco quanto espresso nel precedente post riportando, a firma di Mila Spicola, un altro commento ai gravissimi avvenimenti del 23 maggio. Lo faccio anche perché l'Istituto che frequento, da insegnante, si bea di un placido letargo come se fuori non accadesse nulla. Dove altrove un incidente crea un crash, qui si sente un semplice pluf. Lo abbiamo già denunciato in un post invernale: ma nulla, zitti e mosca!

"Ieri al corteo a Palermo in memoria della strage di Capaci, alcuni di noi insegnanti avevano degli striscioni, il mio gruppo era defilato, un po’ in fondo, con lo striscione del tipo l'antimafia inizia dalla cultura di qualità, io avevo una maglietta con scritto contro la mafia bastano 100 bravi maestri, più avanti c'erano alcuni colleghi del sindacato COBAS scuola con uno striscione quanto mai vero e quanto mai condiviso: La mafia ringrazia lo Stato per la morte della scuola. Bene: questi ultimi sono stati accerchiati dagli agenti della DIGOS, gli è stato intimato di toglier via lo striscione e quando, democraticamente si sono opposti, sono stati strattonati, quattro di loro accompagnati in questura dagli agenti e denunciati per vilipendio allo stato, resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata. Pietro Milazzo, sindacalista palermitano, che era vicino a loro, porta segni di graffi sulle braccia, provocati dalla colluttazione...

E allora io vi chiedo: chi offende di più lo Stato, lo calpesta e lo dimentica? Quei 42.000 insegnanti e tutto il mondo della scuola che con loro ha assistito sgomento a tutto ciò - allo sfascio della scuola, nella quale i presidi non hanno più soldi nemmeno per la carta igienica... altro che toner o fotocopie - o quel ministro?
E quando vengo a sapere che l'affitto pagato dal Comune di Palermo per adibire a scuola la mia scuola - un ex magazzino che è scuola da 40 anni, senza mai aver avuto uno straccio di manutenzione, né ordinaria, né straordinaria, fino allo scorso anno e solo in seguito alle minacce di chiusura della dirigente - ammontano a 240.000 euro annui, quei tagli, i tagli che colpiscono i ragazzi in primis, di più, i ragazzi siciliani, che valore assumono? Che coerenza hanno? Se non ci sono soldi in una famiglia si inizia col tagliare le spese per la scuola dei propri figli o le crociere? E non vi pare un’atmosfera da crociera quella che viene promossa dal governo Berlusconi su questa nave che è l’Italia che affonda ogni giorno di più verso il degrado culturale e etico?

E noi dovremmo stare zitti? Appendere le cetre ai salici? Noi insegnanti? Ma siamo matti? Queste cose non dovrebbero ribadirle da un palco come quello di ieri le personalità che erano presenti? E invece, vergogna, vengono denunciati e fermati degli insegnanti che non stavano facendo altro che il loro dovere: pretendere una scuola di qualità, difendere un ruolo non per se stessi soltanto, ma per un idea di cultura e di paese di cui non vergognarsi, da trasmettere.
Chi deve essere denunciato per vilipendio allo Stato e alla Costituzione?
Io sono con loro, e molti insieme a me. Denunciateci.
Denunciateci tutti perché siamo convinti profondamente che la "mafia ringrazia questo stato, questi governanti, per la morte della scuola".
Perché si può morire di mafia, ma si muore anche d’ignoranza.

Mila Spicola

LA MAFIA RINGRAZIA LO STATO PER LA MORTE DELLA SCUOLA

Sralcio sul nostro blog una notizia di certa gravità. Viene da Repubblica Palermo e riguarda un grave atto di "offesa" all'intelligenza delle persone che hanno partecipato alla manifestazione del 23 maggio scorso, in ricordo delle stragi di mafia. Chi legge uno striscione, qualunque cosa vi sia scritto sopra, sa discriminare e qualora si senta profondamente offeso da quello che vi è scritto sopra intraprende quella che Vonnegut chiamava "la semplice arte del dialogo". E invece no. A Palermo è accaduto altro, che si allinea a simili manifestazioni di intolleranza equamente distribuite sul territorio nazionale.

"A Palermo, sabato 23 maggio, durante la commemorazione del diciassettesimo anniversario della strage di Capaci, davanti all’albero Falcone in via Notarbartolo, alcuni agenti di polizia hanno fermato e trasferito in questura tre lavoratori dei Cobas che esponevano uno striscione presente da anni in tutte le manifestazioni antimafia, con la scritta LA MAFIA RINGRAZIA LO STATO PER LA MORTE DELLA SCUOLA. Uno slogan -secondo quanto riferito in un comunicato dei COBAS- che evidentemente vuole sottolineare come la lotta alla mafia deve essere condotta, oltre che sul livello repressivo, anche su quello del miglioramento delle condizioni socioeconomiche di una larga parte di popolazione che diviene il bacino di arruolamento e di consenso all'agire malavitoso. Da questo assunto la necessità di un intervento dello Stato verso la garanzia di dignitose condizioni di vita per tutti i cittadini da garantire con un'offerta di servizi sociali (scuola, sanità, trasporti, ecc.), di lavoro o di un reddito minimo garantito”.

"I tre rappresentanti dei COBAS accompagnati in questura nel pomeriggio di sabato 23 maggio sono stati denunciati per vilipendio allo Stato, resistenza a pubblico ufficiale e per manifestazione non autorizzata, mentre altri gruppi che esponevano striscioni contro i depistaggi nelle inchieste sulle stragi di mafia, o contro il pacchetto sicurezza e le misure annunciate contro i migranti, potevano continuare ad esporre i loro striscioni fino alla fine della manifestazione. Evidentemente lo striscione dei COBAS toccava un nervo scoperto degli organizzatori e dei rappresentanti istituzionali, dopo che nella mattinata, caratterizzata da frequenti richiami al nesso tra la scuola e la legalità, diversi ministri tra i quali Maroni e la Gelmini avevano caratterizzato con la loro presenza le manifestazioni ufficiali, alla presenza del Capo dello Stato. Sembrerebbe che l’invito a far ritirare lo striscione dei COBAS sia pervenuto alla polizia dall’associazione della sorella del giudice Falcone, che aveva richiesto le autorizzazioni per la manifestazione. Una manifestazione che non era soltanto commemorativa, neppure nelle intenzioni degli organizzatori, e che è stata ritenuta, da qualcuno, come appannaggio esclusivo di chi la aveva promossa, puntando proprio sul tema della legalità e della scuola, come confermato dalla presenza organizzata di centinaia di giovanissimi studenti fatti arrivare da diverse parti d’Italia."

"La memoria delle vittime della mafia, nel doveroso rispetto del dolore dei congiunti delle vittime, non appartiene a gruppi privati ma fa parte della memoria collettiva di tutti i cittadini palermitani, che in passato hanno partecipato, a centinaia di migliaia, alle diverse manifestazioni antimafia con striscioni ben più determinati contro la presenza della mafia e dei suoi favoreggiatori nelle istituzioni. Anche quando negli anni ’90 si erano attaccati i vertici della polizia e dei servizi segreti. Basterà scorrere i giornali ed i libri di storia per verificare come in passato, durante le manifestazioni in onore dei giudici uccisi e delle loro scorte, gli striscioni erano ancora più polemici nei confronti delle istituzioni e dello stato, di quello esposto ieri dai rappresentanti dei Cobas."

"Qualcuno, piuttosto che puntare il dito contro chi esprime un legittimo dissenso, dovrebbe interrogarsi perché oggi alle manifestazioni antimafia partecipano esclusivamente i rappresentanti istituzionali, gli addetti ai lavori e le loro scorte, e solo alcuni soggetti sociali come gli alunni delle scuole specificamente invitati ed organizzati. E’ venuta meno la partecipazione spontanea dei cittadini, e quando questa si esprime sembra non trovare spazio per esprimere il proprio dissenso. La presenza pacifica di un piccolo gruppo di manifestanti, sotto uno striscione non gradito agli organizzatori, è bastata a fare contestare i reati di manifestazione non organizzata e di vilipendio allo Stato, come se esprimere il proprio diritto di critica verso chi vorrebbe gestire le istituzioni dello stato come una azienda privata, attaccando la indipendenza della magistratura, la libertà di informazione e i diritti di libertà per imporre politiche antisociali nella scuola, nel mondo del lavoro e in tutti gli altri comparti della nostra società, potesse diventare un fatto penalmente perseguibile a discrezione di qualche associazione o di alcuni agenti di polizia."

"Appare evidente come si sia voluto difendere in questo modo la trasformazione della manifestazione del 23 maggio in una parata ufficiale, reprimendo pacifiche manifestazioni di dissenso sociale che denunciano, proprio nel settore dell’istruzione, le scelte tendenti alla privatizzazione come un regalo alle mafie che alimentano il proprio consenso sulla ignoranza e sul cattivo funzionamento della scuola pubblica, mentre i figli dei ceti più abbienti, e della borghesia para-mafiosa, possono studiare nelle scuole private ed anche all’estero. Il processo di privatizzazione, condannando al dissesto la scuola pubblica, abbatte uno degli argini più importanti che in questi anni sono stati alzati con uno sforzo enorme da migliaia di insegnanti, in gran parte precari, che, quartiere per quartiere, si sono battuti contro la mafiosità quotidiana. Una battaglia che è stata anche la battaglia degli esponenti dei COBAS fermati dalla polizia, condotti in questura e denunciati per gravi reati, solo perché volevano manifestare con uno striscione richiamandosi a questa loro, e nostra, battaglia quotidiana contro la mentalità mafiosa e l’aperto consenso verso la mafia che dilaga, come confermano recenti inchieste, nelle scuole di ogni ordine e grado."

"La riduzione del numero delle classi, l’aumento degli alunni per ciascuna classe e il licenziamento di quasi sessantamila insegnati, come hanno denunciato i COBAS, dequalifica la scuola, crea disagio sociale e dà elementi alla mafia per conquistare i giovani emarginati del meridione. Questo messaggio, riassunto nella frase contenuta nello striscione incriminato, non è stato ritenuto tollerabile da chi ha impartito l’ordine di sequestrare lo striscione e di fermare i tre lavoratori della scuola che lo sostenevano, accusati addirittura di avere organizzato una manifestazione non autorizzata all’interno della manifestazione commemorativa del giudice Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. Come se esporre uno striscione non gradito agli organizzatori configurasse automaticamente la violazione del divieto di manifestazione non autorizzata. Una concezione assai preoccupante della democrazia e dell’ordine pubblico."

"Quanto successo a Palermo costituisce una conferma ulteriore, se mai ve ne fosse ancora bisogno, della svolta autoritaria in corso in Italia, come confermato anche dalle norme contenute nel recente disegno di legge sulla sicurezza, che precarizza i migranti, ma colpisce anche direttamente tutte le fasce più deboli della popolazione italiana, con la nuova normativa sulla residenza e la idoneità degli alloggi. Si tende a criminalizzare non solo gli immigrati irregolari ma anche tutte le aree del dissenso sociale. Si reintroduce il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, un reato tipico del codice penale fascista, dopo che era stato abrogato, anche per effetto di sentenze della Corte Costituzionale, e lo si prevede con una sanzione ancora più grave di quella stabilita in precedenza con la reclusione fino a tre anni. Un ipotesi che, come osservano gli studiosi (Cognini) verrà usata facilmente dentro contesti di conflittualità sociale che si possono determinare nei prossimi mesi. La stessa cosa possiamo dire anche in riferimento agli aggravamenti che riguardano il reato di danneggiamento, che andranno quindi a colpire comportamenti sociali diffusi, cose di scarsissimo allarme sociale come possono essere la semplice scritta o il disegno su un muro, che non rappresenta certo pericolosità e non configura nessun elemento di rischio, ma che viene punito pesantemente proprio per quello che rappresenta il gesto, per il significato o il contenuto di una scritta. Lo stesso vale per l’imbrattamento o il deturpamento."

"Un altro aspetto di forte preoccupazione, che si sottolinea, riguarda poi una specifica aggravante che verrà contestata a chi commette un reato con la partecipazione di soggetti minorenni. In precedenza l’aggravante riguardava il fatto di commettere un reato avvalendosi di minori e quindi presupponeva un comportamento attivo, l’utilizzo di un minorenne. Questa parte viene modificata e l’aggravante diventa il solo fatto che il reato venga commesso in un contesto in cui sono presenti soggetti minorenni. E questo non ha nulla a che vedere con una maggiore tutela, ovviamente legittima, dei minori. Se pensiamo per esempio all’invasione di edifici, a tutte quelle forme di riappropriazione di spazi pubblici che passano attraverso le occupazioni, ci rendiamo conto come l’aggravante possa essere facilmente utilizzata. Ci sono infatti fenomeni sociali di rivendicazione di diritti e di extra-legalità che, fisiologicamente, per composizione sociale, comprendono soggetti maggiorenni e minorenni, sui quali sarà applicata l’aggravante di reato (Cognini)."

"Esiste una continuità diretta tra le decisioni del ministro dell’interno, le scelte antisociali del governo, le prassi delle forze di polizia, l’obiettivo comune è la cancellazione di ogni forza organizzata di dissenso sociale. Si vuole mantenere ed accrescere la divisione tra le forze di opposizione, sulla base del consueto paradigma che definisce violenta e contro le istituzioni qualsiasi posizione di protesta che non si piega ad un compromesso finale o alla logica dei rapporti di forza esistenti. Una violenza, individuata anche in una presunta resistenza, che cessa di essere ipotesi di responsabilità individuale, che andrebbe comunque accertata in sede giurisdizionale, per trasformarsi in responsabilità collettiva e quindi nella delegittimazione preventiva di intere organizzazioni o di gruppi che praticano il conflitto sociale, ieri la CGIL, oggi i COBAS ed i centri sociali, domani non si sa chi.
Il rischio alla fine è che le nuove disposizioni di legge, anticipate dalle prassi di polizia, e gli apparati di controllo sociale e di riproduzione dei consensi, orientino l’opinione pubblica verso allarmi fasulli, verso una falsa sensazione di (in)sicurezza, nascondendo anche l’evidenza dei fatti e la violazione sostanziale delle regole e del sistema delle libertà e delle garanzie, che caratterizzano lo stato di diritto sancito dalla Costituzione. Quanto ci rimane oggi dello stato di diritto, e cosa può fare ciascuno per difendere le residue prospettive di democrazia e libertà? Come salvaguardare in futuro il diritto al dissenso e la libertà di manifestazione? Come si potrà battere la mafia se non si potrà combattere per la garanzia dei diritti sociali, come il diritto alla istruzione pubblica? Interrogativi che ieri, in tanti si ponevano a Palermo, durante la commemorazione del giudice Falcone, mentre i tre esponenti dei Cobas venivano portati via dalla polizia per avere esposto uno striscione non gradito. Qualcuno pensava anche a manifestazioni non autorizzate alle quali aveva partecipato in passato. Come dopo la strage di via D’Amelio, nella quale vennero trucidati il giudice Borsellino e gli agenti della sua scorta. Un corteo spontaneo di cittadini e poliziotti, in via Roma, verso la Prefettura di Palermo, con le mani appoggiate sulle macchine della polizia con i lampeggianti accesi."

Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo