[Per non sapere né leggere né scrivere] "L'espressione vuol dire chiaramente: per essere sicuri, per aver tutto in regola, per non rimanere fuori"
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18/10/08
TRAVAGLIO D'OTTOBRE
Vi passo questo video, che mi pare indicativo del luogo in cui abitiamo, delle persone che vediamo in televisione e delle idee che ci inducono ad accettare...
NE VOGLIAMO PARLARE?
I tempi sono strettissimi per le elezioni dei consigli, di classe e d'istituto. NVP? Sono venuto a conoscenza, giovedì, della necessità di una votazione suppletiva per la consulta provinciale. NVP? Penso che sia arrivato il momento di non prendere sottogamba queste elezioni, e dare voce alle proprie necessità ed esigenze con domande chiare e precisi fatti. NVP? Vogliamo essere parte attiva nel dibattito sulla scuola, e sul nostro istituto, e sui problemi di ogni plesso. NVP?
Attendo impaziente!!!
Attendo impaziente!!!
11/10/08
LE REGOLE
Ogni volta che sentiamo la parola "regola" ci viene la pelle d'oca, come se qualcuno stesse per saltarci addosso, legarci e non consentirci di fare nulla più. Per alcuni "stare alle regole" significa addirittura "non essere liberi". Le due cose non sono distinte, anzi le une potrebbero potenziare l'altra. Le regole potrebbero aiutare ad essere più liberi. Solo essendone a conoscenza si possono capire i propri limiti ed esercitare la propria libertà nel rispetto della libertà degli altri. Una società senza regole non ha futuro, una con troppe regole è bloccata al suo presente.
Da qui al 30 ottobre sarà necessario, secondo alcune precise regole, eleggere nella scuola i rappresentanti di classe, d'istituto e del Consiglio d'Istituto. Quindi è bene che queste regole siano palesi, cioè che tutti le conoscano. La prima regola dello Stato italiano che istituisce queste regole "condivise" per la scuola è il "Decreto Presidente Repubblica 31 maggio 1974, n. 416", che è stato integrato nella Legge n. 1 del 14 gennaio 1975, ha accolto una serie di modifiche e poi è diventato il "Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione".
Ovviamente, è importante che chi si sta per candidare alle elezioni scolastiche come rappresentante di classe e/o d'Istituto conosca almeno la parte del decreto che gli interessa. Per almeno due motivi: conoscere a quali responsabilità sta andando incontro e avere dei contenuti mediante i quali è possibile stabilire una interlocuzione costruttiva con le figure che gestiscono e/o gestiranno l'Istituto. Ora, la scuola non fa altro (o sinora non ha fatto altro) che informare genericamente delle responsabilità a cui si va incontro, ma senza conoscere le regole (non solo a scuola, anche nella vita) ci sarà sempre qualcuno che vorrà dimostrare di saperne più di noi. Per esempio, come nel caso del Regolamento d'Istituto: se non si conosce bene lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, linkato in altri post di questo blog, e le recenti modifiche volute dall'ex ministro Fioroni, non si possono avere gli strumenti "politici" per evidenziare le discrasie in esso presenti.
Per questo le regole sono importanti, soprattutto per chi ha creduto sinora che "essere eletto" avesse potuto significare avvantaggiarsi di una posizione (culturale, dialogica, sociale, relazionale). Non è così, solo conoscendo a fondo le regole si può prendere una posizione e far valere i propri diritti, così come sancito dal predetto Statuto. Per cui auguro ai candidati e agli elettori della prossima tornata elettorale scolastica una campagna elettorale nel rispetto delle regole generali di convivenza civile ma, soprattutto, l'evidenza di essere coscienti che le proposte, i programmi, le idee hanno forza solo se condivise sulla base di princìpi coerenti con quanto indicato dalle norme scritte.
Da qui al 30 ottobre sarà necessario, secondo alcune precise regole, eleggere nella scuola i rappresentanti di classe, d'istituto e del Consiglio d'Istituto. Quindi è bene che queste regole siano palesi, cioè che tutti le conoscano. La prima regola dello Stato italiano che istituisce queste regole "condivise" per la scuola è il "Decreto Presidente Repubblica 31 maggio 1974, n. 416", che è stato integrato nella Legge n. 1 del 14 gennaio 1975, ha accolto una serie di modifiche e poi è diventato il "Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione".
Ovviamente, è importante che chi si sta per candidare alle elezioni scolastiche come rappresentante di classe e/o d'Istituto conosca almeno la parte del decreto che gli interessa. Per almeno due motivi: conoscere a quali responsabilità sta andando incontro e avere dei contenuti mediante i quali è possibile stabilire una interlocuzione costruttiva con le figure che gestiscono e/o gestiranno l'Istituto. Ora, la scuola non fa altro (o sinora non ha fatto altro) che informare genericamente delle responsabilità a cui si va incontro, ma senza conoscere le regole (non solo a scuola, anche nella vita) ci sarà sempre qualcuno che vorrà dimostrare di saperne più di noi. Per esempio, come nel caso del Regolamento d'Istituto: se non si conosce bene lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, linkato in altri post di questo blog, e le recenti modifiche volute dall'ex ministro Fioroni, non si possono avere gli strumenti "politici" per evidenziare le discrasie in esso presenti.
Per questo le regole sono importanti, soprattutto per chi ha creduto sinora che "essere eletto" avesse potuto significare avvantaggiarsi di una posizione (culturale, dialogica, sociale, relazionale). Non è così, solo conoscendo a fondo le regole si può prendere una posizione e far valere i propri diritti, così come sancito dal predetto Statuto. Per cui auguro ai candidati e agli elettori della prossima tornata elettorale scolastica una campagna elettorale nel rispetto delle regole generali di convivenza civile ma, soprattutto, l'evidenza di essere coscienti che le proposte, i programmi, le idee hanno forza solo se condivise sulla base di princìpi coerenti con quanto indicato dalle norme scritte.
23/04/07
Un'idea
Facciamo così: una foto vale più di mille parole. Allora, visto che molte parole sono inutili o, se volete, lasciano tempo solo allo sfogo e poco alla sostanza o, se volete ancora, attengono ad una sfera della "opinione" e chiunque altro, me compreso (figuriamoci!!!), può risolvere la questione disattendendo i vostri commenti o commentando a sua volta, perdendosi così nel maelstrom della chat in un blog. O, come avete potuto notare, vi (ci) può confondere con l'uso di iperboli e di sineddoche. E posso andare avanti così per ore... L'idea è questa: una campagna fotografica della scuola, con tutti gli strumenti a vostra disposizione (macchinette, telefonini, occhiali spia da 007), per farne una specie di diario dello status quo (uso parole difficili, come maelstrom, così ve li andate a cercare su Wikipedia) e poi pubblicarlo sul blog come un album fotografico. Istituisco anche una giuria ad hoc e la più bella viene premiata con un libro fotografico. Vi va?
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Siete invitati ma siete incapaci
Allora, la questione è semplice. Vi ho invitato a scrivere su un blog pubblico, al quale eventualmente invitare altri amici a fare commenti. Ma siete incapaci di interagire, essendo soltanto utenti passivi di internet. Non avete idee, non avete nulla da dire. Forse solo il vostro far finta di essere capaci di fare cose. Il tema su cui vorrei stimolarvi è "la vostra scuola". Ma nemmeno su questo riuscite a riflettere. Tranne che, per orgoglio o spocchia, non riusciate a rispondere a questa mia sollecitazione. Con altri post? Con i commenti? Invitando altri vostri amici a reagire? Mi sa che non c'è nulla da fare...
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