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01/04/10

CARTE FALSE

Descrivo quello che vedo. Una porta che conduce ad un corridoio. Meglio. Una porta metallica che conduce ad un corridoio piuttosto stretto. Oppure. Una porta di servizio che consente una uscita di servizio, visto che come ingresso è piuttosto risicato. Posto che il corridoio di servizio porti a una cantina privata ci sarebbero una serie di problemi (per via degli eventuali ingombri da tenere in considerazione) ma, comunque, essendo un accesso privato ad un locale privato, tutto sommato, ognuno può fare, grosso modo, quel che vuole a casa propria.
Entro nel merito di quel che vedo. Questo non è un accesso privato ad un locale privato, no. Piuttosto un accesso pubblico (meglio identificato come "uscita di sicurezza") ad un locale pubblico o a qualcosa che tale dovrebbe intendersi: una scuola. Certo, dovremmo anche intenderci sui requisiti igienici e di sicurezza che dovrebbero avere le scuole per essere tali, visto che vengono disattesi in primis dal Ministro dell'Istruzione (ho tralasciato appositamente il termine "Pubblica"), ma questo varco non può essere in alcun modo assimilato a qualcosa che serva a inoculare centinaia di persone all'interno, o verso l'esterno, di un edificio "scolastico".
Lo è.

09/09/09

DI LA' E DI QUA

Ogni anno la solita solfa, magari cambia il dirigente o il docente. Quale scuola? Quella di là o quella di qua. Al Salvemini non c'è storia e si sottolinea con sempre maggiore evidenza (ma qui, sul blog, ne abbiamo scritto a bizzeffe) che c'è una sede centrale e una succursale: serie A e serie B. Con tutto quel che ne consegue: trattamento da serie B, circostanze da serie B, arredi da serie B, laboratori da serie B, biblioteca... Già!

27/07/09

NOTIZIE FRESCHE FRESCHE

In attesa di qualche notizia agostana dalla Gelmini (lo scorso anno, ricorderete, ha iniziato la sua riforma a partire dall'estate, e noi lo abbiamo fatto notare), o di qualche altra novità dalla riforma strutturale del Salvemini, vorrei rendere edotti i "non lettori" di un documento che mi è capitato per mano qualche giorno fa e che mi ha fatto esclamare un ops! di troppo. Già, perché la cosa sottolinea quanto affermato nel precedente post e corrobora le proposte presentate a settembre/ottobre/novembre 2008 esperibili nelle pagine azzurre del libro "Fuori Registro", mai tenute in considerazione, ovviamente.

"Oggetto: Sopralluoghi iniziali effettuati presso la sede dell'Istituto e la succursale di Viale Michelangelo" Questo l'oggetto, sì. Svolgimento: "I sopralluoghi in oggetto hanno evidenziato una serie di carenze a cui sarà necessario dare soluzione, differenziandole per priorità di intervento, e quindi con una opportuna tempistica. Tutte le osservazioni verranno discusse con il Dirigente Scolastico e con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), e quindi inserite nella sezione programmazione degli interventi del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che dovrà essere completato entro la fine del corrente anno solare." [Il grassetto è mio, il corsivo appartiene al testo]

Basterebbe questa introduzione per ricamarci sopra un post non indifferente. Cosa vuol dire "sopralluoghi iniziali"? Che ce ne saranno degli altri. Ah, ecco, degli altri. Già, ma da parte di chi? Per quanto ne so io, da parte dell'ingegnere incaricato di tali sopralluoghi. Che si configura come il soggetto che ha il compito di compilare il DVR e che ha, penso (in buona fede), ricevuto un incarico diretto per accollarsi questo onere (o forse non è così?). A proposito della "opportuna tempistica" vorrei aprire un piccolo squarcio professionale, inoltre. Dal momento in cui chiunque riceve una documentazione rilevata da un sopralluogo (da quel momento e non prima) avrà modo di elaborare una documentazione congrua e oggettiva, magari verificando di persona che quella consulenza sia formulata in maniera corretta e impeccabile. La risposta deve stare nei tempi. Ma mi pare che in questo caso si siano fatti i miracoli, visto che il corrente anno solare si sarebbe chiuso (escluso Natale, Santo Stefano e le domeniche santificate) 21 giorni dopo.

Il documento in arrivo al protocollo dell'Istituto (rf.0014413) è del 10/12/2008 (ma è datato 04/12/2008) perviene dalla ProCoTel sas di Centineo A.&C., società di "progettazione e consulenza per le telecomunicazioni e l'informatica", verso la quale non intendo sollevare questioni di merito (loro fanno il loro lavoro, in quel campo) ma di competenza. Scrive infatti la società Procotel che "fra le problematiche riscontrate, due meritano particolare attenzione, ed entrambe si riferiscono alla succursale: (1) gli intonaci di tutte le facciate dell'edificio si presentano in cattivo stato di conservazione, con cornicioni pieni di profonde crepe suscettibili di provocare distacchi dei suddetti intonaci e conseguente pericolo per il personale e gli allievi sottostanti; si suggerisce un rapido intervento dei Vigili del Fuoco per mettere in sicurezza le parti più pericolanti. (2) Le vie di fuga dal piano cantinato (laboratori, palestre, etc) sembrano insufficienti a smaltire correttamente, in caso di emergenza, la popolazione presente; si verificherà al più presto, anche con opportune prove di evacuazione, la reale capacità di smaltimento."

Da quanto testualmente riportato mi pare che le informazioni abbiano poco o nulla a che fare con le specifiche della suddetta società di "progettazione e consulenza per le telecomunicazioni e l'informatica", per cui chi ha svolto il sopralluogo non era, probabilmente, del settore e, infatti, tali osservazioni "iniziali" sono generiche, sommarie, senza riferimenti normativi e, probabilmente, senza avere la possibilità di certificare le proprie competenze in quel determinato settore (tranne che per gli onniscienti). Ma Procotel, che non ha strumenti (o, almeno, in questa relazione non dimostra di averli) per decretare uno stato di degrado, come è stata contattata, da chi e secondo quali criteri è stata scelta? In quale voce di bilancio, poi, si palesa questo rapporto di consulenza? E dove sta quella dell'ingegnere incaricato? Ma questo è solo lo zucchero a velo che ricopre la torta, mi pare.

La sostanza sta nella data (e qui cerco di essere chiarissimo: il sopralluogo in succursale viene svolto il 26 novembre 2008, la relazione viene redatta in data 4 dicembre 2008, la scuola riceve il tutto in data 10 dicembre 2008): per sei mesi tali osservazioni, per quanto generiche e prive di riferimenti normativi, non hanno sortito alcun effetto sulla eventualità di una chiusura, per motivi di sicurezza, della sede succursale, alla faccia dello scaricabarile. Già. Perché questa documentazione, e tutte le altre (DVR incluso), sono una bella parata di culo (dicesi così) per evitare responsabilità di sorta. Traduco: qualora accada qualcosa di grave, noi i documenti ce li abbiamo, li abbiamo protocollati e dunque la responsabilità ricadrà su qualcun altro. Ora, e solo ora, dopo sei mesi di scuola, di attività, di riunioni e progetti, improvvisamente riappare lo spauracchio della chiusura. Ma quando le responsabilità erano palesi, allora, chi si è sbracciato per dire come stavano le cose?

20/07/09

CODE DI PAGLIA

Diciamolo chiaro: la notizia, ad oggi, che deve restare tra le pareti degli uffici preposti, è che la sede succursale dell'Istituto Salvemini è stata chiusa per inagibilità. Qualora si voglia approfondire la cosa, in termini generali, si può cliccare qui. Ma il post non ha questo intento, o non per ora. La questione è più generale e ha a che vedere con la poca professionalità di chi, eventualmente, sapeva da anni della mancanza del certificato di agibilità e non ha fatto nulla per affrontare onestamente il problema. Anzi, lo ha ritardato fino a quando ha potuto darsela a gambe levate. Avete presente il film Titanic? Ecco, nel momento in cui le scialuppe lasciano la nave l'armatore, approfittando di una distrazione del personale di bordo (preposto a consentire lo sfollamento di donne e bambini, di prima e seconda classe), salta su una scialuppa e vigliaccamente abbandona il Titanic che affonda facendo finta di non essere a bordo, o di non esserlo mai stato. Questa è la situazione.

Mi sono arrivati sms, a ridosso della notizia, il cui tono era, grosso modo: "ma ne sai qualcosa?" oppure "tu c'entri qualcosa?" oppure, ed è peggio, un sms in cui c'era scritto "volevi ottenere questo risultato, e adesso?". Code di paglia di nuova generazione, ovviamente. Il libro Fuori Registro (download gratuito qui) è stato scaricato finora solo 37 volte, o da 37 utenti, e dipana contenuti noti da decenni a molti docenti dell'Istituto che, a vario titolo e non sempre in maniera cosciente, hanno partecipato ai Collegi Docenti, ai Consigli d'Istituto, alle riunioni di Commissioni varie, mantenendo uno "stretto riserbo" o un aplomb londinese sulla questione della succursale che, agli occhi di tutti (e con persistenza), è sempre stata un'altra cosa rispetto alla centrale. Ho sentito docenti (che entravano per la prima volta in quella sede, dopo circa dieci anni di lavoro in quella scuola) esclamare "ma come fate a lavorare qui?", come se uscissero in quel momento dal libro delle fiabe Disney. Il "qui" a cui innocentemente si riferivano aveva a che fare con un altro posto che, sostanzialmente, non era la stessa scuola.

Questo blog esiste da tre anni, non ha mai censurato nessuno e le notizie sono sempre passate senza filtri. Mi pare piuttosto surreale che ci si svegli una mattina e si scopra che la sede succursale dell'Istituto fosse inagibile. Ops! La questione, però, è un'altra e non è di sola lana caprina. Il DPR 380/2001, al titolo III (Agibilità degli edifici), articolo 26 (Dichiarazione di inagibilità) recita che "il rilascio del certificato di agibilità non impedisce l’esercizio del potere di dichiarazione di inagibilità di un edificio o di parte di esso ai sensi dell’articolo 222 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265." E cosa dice questo articolo 222, redatto ancora in epoca fascista? Che "il Podestà, sentito l'ufficiale sanitario o su richiesta del medico provinciale, può dichiarare inabitabile una casa o parte di essa per ragioni igieniche o ordinarne lo sgombero.". Qualcosa sfugge alla comprensione? Insomma, è dal 1934 che vige la norma sulla dichiarazione di inagibilità non dal 2009. Sicché è dal 1934 o, meglio, dal momento in cui quell'edificio ha iniziato ad ospitare attività scolastiche, che un dirigente di buon senso avrebbe dovuto tenere in considerazione normative vigenti e tali da ospitare "in sicurezza" la popolazione scolastica tutta o, al più, avrebbe dovuto esercitare una pressione vigorosa su quelle istituzioni neglette che della norma se ne fregavano alla faccia di famiglie, studenti, docenti e personale. Non è accaduto, però.

Non è accaduto quando avrebbe dovuto accadere, e si è atteso (frementi, tutti) il momento del passaggio dell'iceberg, la scena madre del Titanic che affonda, le scialuppe di salvataggio e l'inquadratura dell'armatore che lascia la propria creatura al suo destino, lavandosene le mani. Oh yeah! E adesso? Adesso dal set di Titanic si passa a quello di Poseidon. La nave si è girata su se stessa, sta sottosopra, il mondo è capovolto, i punti di riferimento sono altri, o invertiti, quello che era soffitto è diventato pavimento e via dicendo, e tutti aspettano che la soluzione arrivi dall'iniziativa di un eroe sconosciuto, uno che nessuno sa chi sia; e non si sa nemmeno se sia un eroe o un disperato, anch'esso in cerca di salvarsi in quella disperata situazione. In questo nuovo set (che può magicamente mutare, biforcandosi, o verso "Pirati dei Caraibi. Ai confini del mondo" in cui il veliero sottosopra riesce a voltare sottosopra il mondo stesso, oppure verso "La tempesta perfetta" in cui il piccolo peschereccio viene definitivamente travolto dalla più imponente onda mai vista) gli scenari, appunto, sono mobili e mutevoli e solo pochi sanno come andrà a finire (sceneggiatore, regista, produttore). Tutti (cast, personale e spettatori) attendono l'ultima stesura e sperano che il finale sia ancora da scrivere, sperando di poter apportare loro stessi modifiche sostanziali. Tra poco più di un mese inizia la lavorazione, nopn credo che sarà necessario fare carte false per avere una parte: basterà non essere ipocriti.

27/06/09

ARARAT


Il monte Ararat si trova in Armenia. Secondo alcune interpretazioni della Bibbia, Noè approdò sulla sua cima dopo che il diluvio universale, scatenato da Dio per punire gli uomini, ebbe termine. Durante il diluvio gli animali non avevano scampo, o si tenevano Noè e la sua famiglia sullo stomaco o affogavano. Una volta approdati sull'Ararat, solo dopo aver scampato il pericolo di affondare, hanno avuto via libera e sono andati a ripopolare il mondo terracqueo.

L'espressione riportata in fotografia esprime il concetto in maniera meno forbita, e augura agli animali (di qualunque genere, e senza voler offendere nessuno) una lunga vita. Certo è che di questo passo non resterà molto altro da fare, se non commentare in maniera piccante e spiritosa lo stato delle cose. Oggi è il 27 giugno. In un post del 25 maggio dello scorso anno facevo notare che l'istituto Salvemini aveva una media inglese di -11 docenti rispetto all'anno precedente che, da oggi, va sommato al -17 guadagnato con l'ultimo movimento dei trasferimenti.

Traduco citandomi: "Alla data in cui scrivo questo post, il Salvemini sta perdendo 12 insegnanti che hanno chiesto, e ottenuto, un trasferimento ad altra scuola, e ne guadagna 3 (due dei quali, in sostanza, già appartenenti all'organico) che, nella calcistica media inglese significa -11." Quest'anno il calcolo riguarda i 19 docenti trasferiti ad altra sede (in organizzazione, 7 classi in meno), una docente arriva da un'altra scuola e uno dei trasferiti (che era già interno) avrà una cattedra oraria a metà con un'altra scuola.

Che, in italiano volgare, vuol dire: il Titanic sta affondando e non se ne vede il rimedio. L'ex comandante, al contrario di come vuole la prassi e la buona creanza "in altomare", ha intanto ammainato la sua bandiera e si trasferisce in terraferma, lasciando il natante in cattive acque, con una ciurma ridotta e nelle mani di un sostituto che poco conosce e poco sa dei limpidi trascorsi del predecessore. Tutto ciò non può far altro che corroborare lo spirito di corpo di chi rimane, e iniziare a viaggiare verso altre destinazioni sperando di non incocciare la cima di una montagna prima della fine del diluvio.

16/05/09

MATERIALE UMANO

"Il materiale umano che abbiamo è questo, e non ci possiamo fare niente. Ce lo dobbiamo tenere". Già da qualche giorno mi frulla in testa questa frase, e di questa frase il suggestivo ossimoro: materiale umano. Dunque, siamo "materiale umano". Inizialmente mi sono venute in mente alcuni termini coniati dalla fantascienza, tipo i cyborg o i droidi. Poi la saga televisiva dei Visitors, e ancora il film "Blood Diamond" per tutta una serie di motivi.

Analizziamo, cercando di semplificarci la vita con Wikipedia e, al tempo stesso, complicandocela: "I materiali sono in generale sostanze fisiche utilizzate nella produzione di oggetti. I materiali sono normalmente ottenuti o raccolti allo stato grezzo come materie prime da cui è possibile ricavare altri materiali, adoperati a loro volta per assemblare i prodotti finiti. Esempi di materiali di impiego comune sono il legno, i metalli, i tessuti, la carta, il vetro, la ceramica, la plastica e il calcestruzzo. Il concetto di materiale si estende naturalmente al vuoto, necessario ad esempio per la produzione dei tubi catodici. La disciplina che si occupa dello studio dei materiali e delle loro proprietà è la scienza dei materiali". Ma non finisce qui: "Umano - aggettivo: proprio dell'Uomo; Umani - con questo anglicismo si intende spesso una razza che in un qualche mondo fantasy abbia più o meno le fattezze dell'uomo". Ah, ecco.

Il calcolo combinatorio che ogni lettore può fare consentirà di specificare quanti tipi possibili di "materiale umano" o "materiali umani" siano riconoscibili tra quelli normalmente in giro e quanti, invece, non siano più reperibili perché non vi sono più le condizioni necessarie o hanno buttato via lo stampo. Già, perché la parola "uomo" è ambigua. Wikipedia, per evitare di far fare confusione a chi consulta il termine spiega che possiamo avere: "1. Uomo - specie umana o essere umano, vedi Homo sapiens sapiens. 2. Uomo - come persona, vedi Persona. 3. Uomo - concezione biblica sull'essere umano, vedi Uomo (Bibbia). 4. Uomo - contrapposto a donna, vedi Uomo (genere)". Io, per evitare disquisizioni fuori luogo, escluderei i termini 3 e 4. Dunque, per capirci qualcosa a proposito del nostro "materiale umano", bisognerà addentrarsi nella spiega del termine "uomo" come specie e come persona.

Andiamo, allora, sintetizzando sulla voce che ognuno può ritrovare per esteso: "L'uomo (Homo sapiens sapiens), chiamato anche essere umano, è un mammifero euterio, un primate bipede, appartenente alla famiglia degli ominidi che comprende numerosi generi estinti e sette diverse specie viventi di grandi scimmie antropomorfe. La specie sapiens è a pelo corto, adattata alla vita terricola, e onnivora. La distribuzione attuale è pressoché cosmopolita. Gli uomini hanno un cervello molto strutturato e sviluppato, in proporzione alle dimensioni dell'individuo, e capace di ragionamento astratto, linguaggio e introspezione. Questa capacità mentale ha consentito il manipolare oggetti, e ha permesso all'uomo di creare una grande varietà di utensili. Similmente alla maggior parte dei primati, gli uomini sono animali sociali. Sono inoltre particolarmente abili nell'utilizzo di sistemi di comunicazione per l'autoespressione, lo scambio di idee, l'organizzazione. Gli uomini creano complesse strutture sociali composte da gruppi in cooperazione e competizione, che variano dalle piccole famiglie e associazioni fino alle grandi unioni politiche, scientifiche, economiche. L'interazione sociale ha introdotto una larghissima varietà di tradizioni, rituali, regole comportamentali, valori, norme sociali e leggi che formano la base della società umana. Gli uomini possiedono anche un marcato apprezzamento per la bellezza e l'estetica che, combinate col desiderio umano di autoespressione, hanno condotto a innovazioni culturali quali arte, letteratura e musica. Gli uomini manifestano il desiderio di capire e influenzare il mondo circostante, cercando di comprendere, spiegare e manipolare i fenomeni naturali attraverso scienza, filosofia, mitologia e religione. Questa curiosità naturale ha portato allo sviluppo di strumenti e abilità avanzati; gli uomini sono l'unica specie ancora vivente che utilizza il fuoco, cuoce i propri cibi, si veste, ed usa numerose altre tecnologie".

La questione si complica, più di quanto mi fossi aspettato.

"Persona - inoltre - è un concetto della filosofia, più precisamente dell'antropologia filosofica. Si definisce persona un essere razionale dotato di coscienza di sé ed in possesso di una propria identità. L'esempio ovvio di persona - per alcuni l'unico - è la persona umana. Persona deriva dal greco πρόσωπον, prósōpon cioè maschera dell'attore, termine entrato in Italia tramite l'etrusco phersu. Un'altra etimologia è da ricercare nel termine latino personare, (per-sonare: parlare attraverso). Ciò spiegherebbe perché il termine persona indicasse in origine la maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all'attore le sembianze del personaggio che interpretava, ma anche a permettere alla sua voce di andare sufficientemente lontano per essere udita dagli spettatori".

A questo punto il calcolo combinatorio ci fa disperdere nei meandri delle possibili interpretazioni, e non è più così semplice capire che tipo di materiale umano abbiamo davanti. Cioè (e so che nel frattempo qualcuno si è già scoraggiato nella lettura, facendosi la domanda "non capisco dove voglia andare a parare?"), il termine "materiale umano", atteso che venga utilizzato come dispregiativo, è poi così dispregiativo come tende a sembrare o, piuttosto, nascondendosi nell'ossimoro non esprime l'esprimibile: ovvero, una valutazione oggettiva del comportamento di taluni a fronte di azioni che svolgono o non svolgono? Dire "materiale umano" significa moltissimo, ma non vuol dire molto se chi si esprime in tal senso non fa seguire azioni che dissipino ragionevoli dubbi filosofici coi fatti.

Traduco, infine (per i sopravvissuti), in italiano: il precedente post BUSTARELLE declina un'evidenza, e non ci torno sopra. Dinanzi a tale denuncia, che non è un montaggio fotografico, mi sarei atteso una repentina azione di rimozione dell'evidenza. Così non fu. Dopotutto, chi volete che legga il blog? L'evidenza è rimasta una permanenza. Al che ho segnalato agli uffici preposti l'evidenza e mi è stato risposto che il "materiale umano" a nostra disposizione non è in grado di rispondere attivamente alla rimozione dell'evidenza. E che immediatamente ci si sarebbe attivati per invitare il "materiale umano" a darsi da fare. Mentre io attendo che accada qualcosa, preparo altre evidenze per i prossimi post e prima della fine d'anno scolastico...

12/05/09

BUSTARELLE

Per dovere di cronaca, e di igiene, riporto qui appresso, con dovizia di date e orario, una serie di immagini relative ad alcune bustarelle che nessuno rimuove dal loro posto da almeno un mese. Evidentemente nessuno ha il compito di farlo. O nessuno controlla chi ha il compito di farlo. O, visto che la dirigenza ha ormai altri pensieri, non è stato preposto alcun controllo sull'igiene dell'istituto. O altro: fatto sta che le bustarelle stanno lì.


(fotografia del 17/04/2009)


(fotografia del 21/04/2009)


(fotografia del 22/04/2009)


(fotografia del 23/04/2009)


(fotografia del 24/04/2009)


(fotografia del 05/05/2009)


(fotografia del 06/05/2009)


(fotografia del 07/05/2009)


(fotografia del 08/05/2009)


(fotografia del 12/05/2009)

07/05/09

INDIGNATI, AFASICI, IMPEGNATI E ASSENTI

Qualche anno fa in un articolo su Repubblica il giornalista Giuseppe D'Avanzo scrisse: "L'indignazione non serve a capire. Può infiammare l'opinione pubblica, forse. Per il resto lascia le cose come sono. Al più le confonde." Cioè, l'indignazione non basta ma bisogna agire, fare qualcosa, smuovere le acque stagnanti e dimostrare, coi fatti, che si sta facendo qualcosa, anche mettendo a rischio il proprio status, il proprio ruolo, la propria immagine o solo impegnandosi concretamente che alcune cose è possibile farle "a norma di legge".
Vivo una scuola che, per volontà del suo dirigente, mi ha chiesto di compiere il mio dovere di insegnante "limitatamente al mio ruolo", come se il mio ruolo fosse soltanto quello di fare bene il mio dovere, e dunque insegnare la disciplina per cui ho un determinato contratto di lavoro. Questa scuola mi ha chiesto di limitare le mie azioni critiche o, meglio, di astenermi dall'essere un interlocutore attivo o, per essere concreti, di farmi i fatti miei (come se i fatti miei riguardassero soltanto il mio orticello, i miei alunni, i miei registri, le mie ore di lavoro).

La scuola, e questa scuola che frequento da qualche anno, è concretamente impegnata, grazie ad alcuni dei suoi insegnanti più attivi, in progetti a favore della legalità, contro la dispersione scolastica, per l'assunzione di comportamenti civili e responsabili da parte degli alunni, da una parte; al tempo stesso, la scuola e questa scuola, non si indigna se sopravvive in strutture fatiscenti, fuori norma, in cui la sporcizia quotidiana (e non solo quotidiana) non viene rimossa, in cui gli atteggiamenti generali di totale afasia, quando non di rimozione coatta delle responsabilità civiche insite negli indirizzi educativi della struttura, sono all'ordine del giorno, e di tutti i giorni. In poche parole, che si bea della propria mancanza di indignazione e, di conseguenza, di una propensione collettiva a "non agire" per provare a migliorare le cose.

Questi comportamenti, non solo sono corroborati da tanti piccoli atteggiamenti generali in cui tutti fanno la loro parte (dirigenti, insegnanti, personale, allievi), collaborano alla visione, dall'esterno, che la scuola, tutto sommato, non risponda alle esigenze della società, delle famiglie, della politica, per cui è slegata dalla realtà (come se la "realtà" corrispondesse, aderendovi, al quadro esigenziale di una contemporaneità disfatta e disfattista). Ora, quae cum ita sint (mi si scusi il latinismo che sta per "stando così le cose", ma mi è venuto spontaneo), non resta che indignarsi "facendo", tappandosi il naso (non gli occhi), mettendo le mani dentro la brodaglia nauseabonda in cui siamo immersi e trovare il tappo che faccia evacuare altrove la merda. Come se bastasse, ma non basta: bisognerà pure ripulire i residui e trovare un senso, una strada, un luogo in cui sia chiara, limpida, trasparente l'azione di chi si muove per fare cose.

Chiudo, prosaicamente, con una sorta di assunzione di realismo, tratteggiato da ipotesi agathotopiane (si veda, al proposito, il lavoro di James Meade, premio Nobel per l'economia): la scuola, in generale e questa, può cambiare solo se accetta una discontinuità; se ha fratture, cambi di direzione condivisi e comprensibili; se si dà regole accettate da tutti; se i gruppi di persone che vi lavorano dentro (consigli, collegi, assemblee, commissioni, etc) hanno chiara la direzione che la scuola, tutta e questa, prende o prenderà; se accetta un grado zero (o un livello tre, per dirla con Troisi) in funzione di un proprio ruolo nella società; se agisce facendo, eliminando le scorie e le disuguaglianze. In cinque parole: se si prende un impegno. Ma un impegno chiaro e non sfuggente, aleatorio, ondivago, impercettibile, vago, impositivo e parziale. Già, perché il rischio è questo: dinanzi alla necessità collettiva di un impegno, non remunerato in busta paga, verranno meno i motivi di un cambiamento e le cose rimarranno inalterate, per poi venire inalberate solo al cambio di gestione (ministro o dirigente che sia). Può essere, questo, un argomento di discussione?

22/04/09

SOTTOSCALA

Istituto Gaetano Salvemini, Viale dell'Olimpo, Palermo.
Le foto sono state scattate in un sottoscala, lo stesso sottoscala, dinanzi al quale passano tutti i giorni: studenti, docenti, tecnici, personale vario. Sono foto che riportano impressa la data e l'orario dello scatto (02 aprile, 17 aprile, 21 aprile, 22 aprile). Il reportage, ovviamente, continua. Penso che qualunque commento risulti superfluo.




14/12/08

LABORATORI NARRATIVI



Per tre settimane, o su di lì, non si andrà a scuola a fare i professori né gli studenti. Questo accade al Salvemini, a Palermo, la scuola che frequento da insegnante. Questa settimana, dal 15 al 19, ci sarà la Settimana dello Studente, laboratori e incontri a tema variabile, richiesti, sollecitati o attesi dagli allievi, e i professori lì a fare da spalla o da interlocutore. Insomma, si pensa che debba essere così.

Poi, come sovente accade, i professori non riescono a svestire il ruolo e continuano a fare quel che chiede loro il protocollo proponendo laboratori legati alle discipline che normalmente insegnano. Il prof di italiano (per fare esempi generici) fa un laboratorio su Dante, quello di matematica ne fa uno sui numeri primi (senza siparietti letterari) e quello di disegno fa dipingere delle tele. Ma non era questo lo spirito, o così io non interpreto.

Io ho invitato Daniele Billitteri e Davide Enia avventurandomi in due laboratori narrativi, per ascoltarli parlare di Palermo e "acchiappare", come loro san fare bene, i ragazzi dell'Istituto per legarli, nel fiume di parole, alla loro città, più di quanto loro sappiano mai essere. I narratori hanno questo dono, e questo piacere: saper fare vedere cose che nel momento in cui loro parlano non sono lì, e far sentire il mondo attorno a queste cose. Per questo amo Daniele e Davide, e loro lo sanno.

06/12/08

CU ARRIVA IETTA VUCI


Se fossi uno studente del Salvemini, per una volta, andrei a teatro. Se fossi un docente del Salvemini, per una volta, ci andrei pure io. E ci andrei, pure, se fossi solo un impiegato, un amministrativo, un tecnico o un ata. Per una volta, almeno questa volta.

18/10/08

NE VOGLIAMO PARLARE?

I tempi sono strettissimi per le elezioni dei consigli, di classe e d'istituto. NVP? Sono venuto a conoscenza, giovedì, della necessità di una votazione suppletiva per la consulta provinciale. NVP? Penso che sia arrivato il momento di non prendere sottogamba queste elezioni, e dare voce alle proprie necessità ed esigenze con domande chiare e precisi fatti. NVP? Vogliamo essere parte attiva nel dibattito sulla scuola, e sul nostro istituto, e sui problemi di ogni plesso. NVP?

Attendo impaziente!!!

12/10/08

E SU SALVEMINI?

Insomma, stiamo al Salvemini, ma quasi nessuno sa nulla di Salvemini. Ora, visto che siamo in procinto di ragionare su quello che accadrà per le prossime rappresentanze studentesche, voglio buttare lì una citazione (dal libro dello stesso autore che s'intitola "Per la riforma elettorale"): “A Milano ci vado senza entusiasmo e senza speranza - scriveva Salvemini a un amico prima di raggiungere l’assise socialista -. Mi sento assolutamente solo. I settentrionali non badano che a sé. I meridionali sono... quel che sono: retori, ignoranti, privi del senso della realtà, buoni solo a dire scemenze e proporre balordaggini. E io devo parlare ai settentrionali in nome dei meridionali.”

Bonne chance.

11/10/08

LE REGOLE

Ogni volta che sentiamo la parola "regola" ci viene la pelle d'oca, come se qualcuno stesse per saltarci addosso, legarci e non consentirci di fare nulla più. Per alcuni "stare alle regole" significa addirittura "non essere liberi". Le due cose non sono distinte, anzi le une potrebbero potenziare l'altra. Le regole potrebbero aiutare ad essere più liberi. Solo essendone a conoscenza si possono capire i propri limiti ed esercitare la propria libertà nel rispetto della libertà degli altri. Una società senza regole non ha futuro, una con troppe regole è bloccata al suo presente.

Da qui al 30 ottobre sarà necessario, secondo alcune precise regole, eleggere nella scuola i rappresentanti di classe, d'istituto e del Consiglio d'Istituto. Quindi è bene che queste regole siano palesi, cioè che tutti le conoscano. La prima regola dello Stato italiano che istituisce queste regole "condivise" per la scuola è il "Decreto Presidente Repubblica 31 maggio 1974, n. 416", che è stato integrato nella Legge n. 1 del 14 gennaio 1975, ha accolto una serie di modifiche e poi è diventato il "Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione".

Ovviamente, è importante che chi si sta per candidare alle elezioni scolastiche come rappresentante di classe e/o d'Istituto conosca almeno la parte del decreto che gli interessa. Per almeno due motivi: conoscere a quali responsabilità sta andando incontro e avere dei contenuti mediante i quali è possibile stabilire una interlocuzione costruttiva con le figure che gestiscono e/o gestiranno l'Istituto. Ora, la scuola non fa altro (o sinora non ha fatto altro) che informare genericamente delle responsabilità a cui si va incontro, ma senza conoscere le regole (non solo a scuola, anche nella vita) ci sarà sempre qualcuno che vorrà dimostrare di saperne più di noi. Per esempio, come nel caso del Regolamento d'Istituto: se non si conosce bene lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, linkato in altri post di questo blog, e le recenti modifiche volute dall'ex ministro Fioroni, non si possono avere gli strumenti "politici" per evidenziare le discrasie in esso presenti.

Per questo le regole sono importanti, soprattutto per chi ha creduto sinora che "essere eletto" avesse potuto significare avvantaggiarsi di una posizione (culturale, dialogica, sociale, relazionale). Non è così, solo conoscendo a fondo le regole si può prendere una posizione e far valere i propri diritti, così come sancito dal predetto Statuto. Per cui auguro ai candidati e agli elettori della prossima tornata elettorale scolastica una campagna elettorale nel rispetto delle regole generali di convivenza civile ma, soprattutto, l'evidenza di essere coscienti che le proposte, i programmi, le idee hanno forza solo se condivise sulla base di princìpi coerenti con quanto indicato dalle norme scritte.

02/10/08

LA SCUOLA NON E' UGUALE PER TUTTI, PERO'...

A parità di condizioni (Palermo, edificio in affitto, quinta superiore, piano primo) le condizioni alla base per sentirsi studenti, o allievi, o alunni, o quel che si vuole, non sono paritarie per classi di istituti differenti. Si studia meglio se si sta in un ambiente decente, igienico, rispettoso delle normative elementari (aerazione, luminosità, metroquadrato per studente), anziché in uno in cui si sopravvive con rassegnazione, si aspettano le migliorie, ci si adegua all'andazzo.
Dal 17 settembre ad oggi ho fatto un lavoro, cosiddetto, di analisi delle condizioni di base.

Ne viene fuori una situazione a dir poco di disagio. Eppure gli studenti hanno diritto a educazione, apprendimento, preparazione, cura, rispetto (quello vero, non quello dei bulletti) e, soprattutto, corrispondenza tra documenti prodotti e fatti. Se uno studente vive in un ambiente sano, deve preoccuparsi della propria educazione (non certo di trasformare quell'ambiente in malsano); se vive in un ambiente disagiato, deve abbozzare e fare finta che tutt'intorno non esista nulla se non una cattedra, un docente, dei banchi e delle sedie immersi nella realtà virtuale.

Quali sono le critiche generali sullo stato di questa situazione? Ecco le risposte che si sentono in giro: "Gli studenti sono degli animali, rompono tutto quello che trovano, si fregano anche i rubinetti dei lavandini, le classi sono dei porcili, ma a casa loro fanno anche così?". Sono delle risposte pretestuose o corrispondono a verità? Se sono delle risposte pretestuose, che si danno perché non si ha nient'altro da dire, allora la situazione generale, lo stato delle cose, non si dovrebbe presentare come si presenta. Se corrispondono a verità, allora bisogna che gli studenti dimostrino una coscienza civica e una responsabilità complessiva sinora non evidenziate: solo in questa maniera si può lavorare in un ambiente sano, costruendo delle relazioni fiduciarie e proponendo soluzioni ragionevoli per il prossimo futuro.

Entro un mese, peraltro, si dovranno rinnovare una serie di Consigli mediante figure di rappresentanza (rappresentante di classe, d'Istituto e Consiglio d'Istituto). Questa occasione si deve configurare come un'occasione per cambiare direzione, per cambiare atteggiamento e per porsi come interlocutori privilegiati, dico agli studenti, nei confronti della classe docente e della direzione della scuola. Certo, comodo cambiare atteggiamento solo da una parte. L'occasione è da entrambe le parti. Quello che manca, in senso generale, è il rapporto di fiducia tra generazioni: da una parte gli studenti (ma siamo stati tutti studenti, no?) e dall'altra i docenti. Non è un muro contro muro, ma un'occasione di dialogo. Un'occasione di crescita, di relazioni civili e di verifiche dei rapporti di forza (che non significa occupare l'istituto o fare sciopero ad oltranza solo per anticipare le vacanze natalizie, o non solo questo): se al centro di questi rapporti ci saranno delle idee, si vedranno anche delle soluzioni; se ci saranno solo gli spauracchi del voto o delle lezioni, ne verrà fuori solo un chiacchiericcio inutile e senza senso.

26/05/08

IN ALTOMARE



Ogni anno le scuole si organizzano in funzione degli iscritti all'anno successivo e dei docenti che, per vari motivi, chiedono trasferimento altrove. Una scuola che riceve insegnanti dimostra la propria buona salute (cioè, ve n'è necessità), una scuola che li perde sottolinea il fatto che navighi in acque moleste. Alla data in cui scrivo questo post, il Salvemini sta perdendo 12 insegnanti che hanno chiesto, e ottenuto, un trasferimento ad altra scuola, e ne guadagna 3 (due dei quali, in sostanza, già appartenenti all'organico) che, nella calcistica media inglese significa -11. Senza tenere conto dei docenti soprannumerari (cioè quelli che d'ufficio, venendo a mancare classi, hanno dovuto chiedere il trasferimento ad altra sede) il panorama non è confortante: si naviga in alto mare, sarà forse arrivato il momento di cambiare strategia politica?

11/04/08

NON SO CHE DIRE

Claudio mi dice che non sa commentare quello che c'è scritto sul blog. Lo capisco, da un certo punto di vista, e dallo stesso punto di vista capisco tutti gli studenti dell'istituto. Non sanno che dire, non sanno scrivere un commento sul blog (o, almeno, su questo blog che parla di loro) forse perché capiscono che sono i soggetti nel mirino, sono quelli che stanno nella fotografia. Già, come si fa a parlare della propria immagine su una fotografia. Se Claudio (e Jessica, Antonello, Elisa, Roberto, Irene, Luciano e tutti quelli che volete voi) non ha idea di quello che legge, se non sa commentare quello che legge, se non vuole proporsi come interlocutore, qui, e poi invece riesce ad avere un'esistenza relazionale attiva, invia di continuo sms, sa parlare al telefono, riesce a chiacchierare di ragazze (i), del Palermo, del motore, del tempo e del Grande Fratello, penso che sia colpa mia, non sua, visto che tratto argomenti di difficile comprensione e forse dovrei pretendere di meno e chiacchierare di più. Gli interventi di studenti dell'istituto Salvemini su questo blog, dal momento della sua attivazione, si contano sulle dita delle mani. Peccato, avremmo potuto fare di più e magari trovare anche delle linee di lavoro extrascolastico di maggiore interesse, attenzione, impegno, divertimento. Ma, Claudio, non ti preoccupare, nessun problema, c'è tempo per tutto, ogni cosa ha il suo tempo, e da domani arriveranno lettere di solidarietà a questa difficoltà di parlare delle proprie cose, della propria immagine e del proprio presente.

06/04/08

GRANDE CUORE

Giusto per gradire. Questo è l'articolo tratto dal Giornale di Sicilia del 29 marzo 2008, ed espone cinque delle centinaia di tele realizzate dai bambini e dai ragazzi degli istituti scolastici palermitani coinvolti da Antonio Presti nel progetto Grande Madre. La prima e l'ultima delle tele pubblicate (quelle con il fondo azzurro, collocate nell'edificio coi reparti di maternità) appartengono all'istituto Salvemini, plesso di Viale Michelangelo, e sono state realizzate (con una terza, collocata nell'edificio degli uffici amministrativi) dalla 3K, e da quattro allievi provenienti due dalla 4T e due dalla 5T. In questo progetto sono stati coinvolti attivamente alla produzione delle tele tre insegnanti, e almeno tre elementi del personale ata della scuola. Grazie ad ognuna di queste persone è stato possibile portare a compimento il progetto, già incluso nel POF della scuola, per il quale erano stati interessati anche docenti e allievi della centrale che però, per improbabili motivi, hanno preferito astenersi dal partecipare. Queste due tele pubblicate sono il risultato "tangibile ed evidente" che la scuola può esprimere valori e contenuti che sarebbe meglio condividere, nel tempo. Aggiungo, inoltre, che, nonostante i tempi concitati legati alla consegna del lavoro, mentre ai piani superiori dell'istituto si svolgeva una appassionante assemblea di cui abbiamo già parlato, in una piccola stanza dei piani cantinati c'erano ragazzi che continuavano le tele proprio per l'impegno preso nei confronti del tema e del progetto. La vita è la vera scuola, lo si sa o lo si impara a proprie spese, ma alcune cose, positive, possono arrivare da quello che alcuni ragazzi riescono ad insegnare a molti, studenti e professori compresi, attraverso il loro impegno civile e il senso delle idee che anche da una semplice tela può trasparire.

27/11/07

"...està cerrado..."


In oltre un mese di silenzio di questo blog ne sono accadute di cose, avrei dovuto essere, forse, più tempestivo e documentarle tutte. Fa nulla, andiamo avanti. Già, andiamo avanti. Ma come? Così? La foto riguarda una presunta assemblea d'istituto, ovvero l'inferno blaterante che segue costantemente un'assemblea d'istituto. Io non credo che le assemblee siano inutili, anzi penso che sia un reale momento di confronto tra gli alunni di una scuola. Penso anche però che le assemblee, democratiche e libere (come stabilito dai decreti delegati), debbano svolgersi civilmente e con un reale senso di responsabilità del proprio ruolo. Al Salvemini non accade. Ma non accade anche per colpa del Salvemini: gli allievi non hanno uno spazio adatto in cui svolgere civilmente un'assemblea, per cui la svolgono come capita, oppure provano ad essere presenti in 100 mentre gli altri 400 fanno un casino infinito. Ma questo non mi sconvolge, capita anche al collegio docenti. Con la differenza che ad un certo momento, seppure in casi circoscritti, l'età dei docenti prevale sul casino che si forma. Per cui non posso condannare i ragazzi che rispetto al rispetto per l'assemblea fanno prevalere la loro età.

Tanti anni fa in Spagna volevo visitare il Palau de Musica di Antoni Gaudì, vedevo chiuso ma non capivo perché un signore dall'interno continuasse a dirmi, gesticolando, "està cerrado, està cerrado!". La risposta è semplice, almeno quanto la mia (allora!) giovanile ingenuità: està cerrado significa è chiuso. Ecco dunque come si sviluppa il nostro caso: il Salvemini (plesso di Viale Michelangelo) è chiuso, ma qualcuno da dentro continua a dirci "està cerrado, està cerrado" e noi non lo capiamo: noi tutti, e tutti noi. Nessuno parla la lingua di civiltà che vorrebbe la scuola chiusa, per quello che offre e per quello che riesce ad esprimere. Ma non basta: molti dati (strutturali, tecnici, distributivi, organizzativi, etc) ci suggeriscono che la cosa migliore è sostituire questa struttura con un'altra, per una questione di vivibilità differente e di qualità complessiva del lavoro che fattori esogeni (che, dunque, non dipendono da noi) compromettono. E invece no! L'istituto del Salvemini di Viale Michelangelo è sotto i ferri di un'impresa che lavora indefessa per restituircelo in tutta la sua precarietà. La colpa non è dell'impresa, ma di chi gli commissiona il lavoro.

Dinanzi a questa mole di problemi qual'era il tema centrale dell'ultima assemblea d'istituto degli studenti: modalità di occupazione della scuola per opporsi alla riforma Fioroni. Tutto qui? In questo blog molto s'è detto sulla riforma e, probabilmente, molto ancora si dovrà dire, ma mi pare che sfugga a tutti che la questione è un'altra: non viviamo in una struttura pensata per essere "scuola". E la ciliegina sulla torta è stata l'operazione di inibire l'accesso ai balconi esterni, a causa di una relazione dei Vigili del Fuoco che, facendo il loro lavoro, hanno dichiarato inagibili tali spazi: l'impresa tuttofare ha "cerrado" tutte le porte con viti autofilettanti, impedendo finanche l'accesso dell'aria. Ora, non ci vuole molta intelligenza per capire una regola così elementare ma siccome tutto avviene sull'orma della costante precarietà, e dei lavori a macchia di leopardo (un tappo qui e una pezza lì), posso comprendere la distrazione. E gli studenti? Sono la vera debolezza della scuola, essendo incapaci di prendere una posizione chiara e, soprattutto, inabili alla lettura dei documenti. Lo dico per spronarli ad affrontare problemi concreti con le armi del dialogo e della democrazia, visto che in mancanza di questi dettagli basilari non resta altro che fare la voce grossa o pretendere senza conoscere. Si entra a scuola stando molto attenti (è il motivetto più orecchiabile) a quando si esce: il cambio d'ora, l'intervallo, "manca per caso il professore...?", l'anticipo d'ora, l'uscita anticipata, la campana delle 14e20. Mi pare una bella motivazione, ma non sufficiente per essere interessati a tutto il resto. Ad maiora, dunque!

18/09/07

MOBILITA' DIDATTICA

Questo articolo riporta un testo, scaricato in parte da internet e compendiato con altre informazioni, sulla questione del mobbing (cliccare sul titolo del post per saperne di più) a scuola. I motivi, non troppo celati, sono già stati espressi in un precedente post. Accade anche al Salvemini, e in tal senso si sta operando: per rimuovere il disagio.

"Il fenomeno del mobbing, si sta diffondendo anche nel mondo della scuola. Come mai?
Le ragioni vanno individuate nel profondo cambiamento organizzativo che, negli ultimi anni, ha investito l’intero mondo scolastico e cioè:
• in un’accentuata verticalizzazione dei rapporti lavorativi;
• nella propensione estrema al raggiungimento di profitti che dimezza e mortifica la professione del docente che diventa sempre più un esecutore di progetti piovuti dall’alto;
• e soprattutto nell’impreparazione delle classi dirigenti alla gestione dei rapporti tra i dipendenti e con i dipendenti.

A partire dalla legge n. 29/93 sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego integrata nell’art. 21 della legge n. 59/97 (cosiddetta “legge Bassanini”), la scuola è diventata un’azienda. Il cambiamento organizzativo, in questo caso, non è stato un’ innovazione positiva e vediamo perché.
L’autonomia, nata per alleggerire la burocrazia ministeriale, ha paradossalmente “spostato” il problema gestionale ai singoli Istituti, rendendoli più complicati, sia dal punto di vista normativo e contrattuale, che da quello della convivenza civile e democratica.
L’autonomia, all’insegna della flessibilità, si è ben presto rivelata una formula in cui tutto è lecito, in barba alle norme contrattuali e alla serena convivenza civile.

I Direttori Didattici e i Presidi sono stati investiti, al termine di un “corsetto” di 300 ore, di un ruolo manageriale che li ha trasformati in Dirigenti Scolastici, con un conseguente aumento di potere e di stipendio. I Diri-manager, colti impreparati dal gravoso compito assegnatogli, per tenere sotto controllo la situazione, si sono circondati di uno staff di docenti collaboratori nominati dal dirigente stesso. Tali figure, purtroppo, si sono spesso rivelate fruitrici di privilegi e spesso premiati per fare altro dall’insegnamento.
Per dare una parvenza di equilibrio si è ritenuto opportuno avviare un nuovo livello di contrattazione sindacale: quella di istituto tra Dirigente e R.S.U.

Questo, invece, si è rivelato uno strumento di soggezione che ha intensificato le difficoltà, togliendo sempre più autonomia ai docenti i quali hanno iniziato ad avvertire pesanti incrinature nell’impianto democratico che aveva per lo più caratterizzato l’ambiente scolastico.
Si sono accorti di non essere più certi di essere garantiti nei diritti fondamentali, quali il rispetto per la propria professionalità e libertà d’insegnamento, ma soprattutto hanno verificato, anche sulla propria pelle, il progressivo imbarbarimento dei rapporto umani.
In molte scuole, insomma, si restringono i tempi e i luoghi che consentono e favoriscono lo scambio culturale e umano tra docenti e, quel che è peggio, si sta svuotando di potere decisionale il Collegio dei Docenti, che è l’organo collegiale per eccellenza, da cui dovrebbero sortire le principali proposte didattico-organizzative e le relative delibere.
Purtroppo, a presiedere questa assemblea non è un docente, eletto a scrutinio segreto dal Collegio, ma lo stesso Dirigente Scolastico, che ha altre competenze. Ne consegue che, di fronte a questo conflitto di ruoli, molti insegnanti non se la sentono di esprimere opinioni che contrastino la linea dirigenziale e quindi cedono all’omologazione, per non subire ricatti o minacce. E anche nella scuola dell’attuale riforma è prevista una “feudalizzazione” dell’organigramma del personale perché si profila una differenziazione della funzione docente tra tutor e insegnanti di laboratorio, creando disparità di trattamento tra i membri di uno stesso “corpo” insegnante.

TIPOLOGIA VITTIMA (tra i docenti)
Di solito il mobbizzato non è il classico "lavativo", ma una persona responsabile e creativa, che vuole rendersi consapevole dei propri doveri e dei propri diritti lavorativi, esigendo, quindi maggiore trasparenza amministrativa. Spesso è un docente che non vuole essere un semplice esecutore di compiti o progetti, ma che vuole essere artefice del proprio lavoro in condivisione con gli altri colleghi, in un clima di confronto democratico.

PROPOSTE
Nel nostro caso occorrerebbe ripensare al modello organizzativo delle scuole italiane, ma temo che attualmente sia un’impresa impossibile. La Scuola, così come è stata e come sarà organizzata lascerà poche speranze in questo senso. Ad ogni buon conto, per migliorare la qualità dei rapporti lavorativi sarebbe auspicabile investire l’attenzione e risorse finanziarie su:
· Formazione dei Dirigenti Scolastici affinché possano riconoscere come elementi essenziali per un rapporto lavorativo motivante e responsabile e proficuo, il rispetto e il riconoscimento della persona. Formazione che alleni all’esercizio della democrazia mediante una leadership basata sull’autorevolezza e sulla trasparenza e non sull’autorità.
· Ripristino e potenziamento della Funzione Collegiale e partecipativa.
· Predisposizione di un serio piano di accoglienza per i nuovi arrivati, per consentire loro un inserimento all’insegna della collaborazione e solidarietà.
· Formazione dei docenti volta alla conoscenza delle dinamiche relazionali e ai possibili rischi derivati da conflitti di gruppo non gestiti in modo responsabile e creativo.
· Continuare ad informare i lavoratori della scuola affinché prendano coscienza del fenomeno e si impegnino ad essere solidali con i propri colleghi, “vittime” della violenza morale.
In conclusione, se il mobbing è un fenomeno da combattere in ogni ambito lavorativo, lo è maggiormente nelle realtà scolastiche, proprio per garantire a tutti docenti la possibilità di lavorare serenamente, con dignità, trasparenza, con entusiasmo, creatività, motivazione prerogativa irrinunciabile anche per il benessere degli alunni.
Spero inoltre, che questo mio intervento possa essere utile anche ai miei colleghi e a chiunque si sia trovato in simili circostanze, che serva a prendere coraggio nel non abbattersi e nel saper reagire con l’utilizzo dell’unica modalità che abbiamo a disposizione: la cultura. Questa ci darà la possibilità di poter cambiare le nostre strategie per risolvere i problemi, di poter difendere le proprie idee in modo civile e responsabile, senza cedere all’omologazione e all’asservimento.

Modalità tipiche del mobbing

negare alla vittima la possibilità di esprimere la sua opinione
• isolarla, calunniarla, sminuire le sue capacità professionali
• farle pesare eventuali defaillances dovute a problemi legati a malattie o maternità
• indurla forzatamente al trasferimento"