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01/04/10

CARTE FALSE

Descrivo quello che vedo. Una porta che conduce ad un corridoio. Meglio. Una porta metallica che conduce ad un corridoio piuttosto stretto. Oppure. Una porta di servizio che consente una uscita di servizio, visto che come ingresso è piuttosto risicato. Posto che il corridoio di servizio porti a una cantina privata ci sarebbero una serie di problemi (per via degli eventuali ingombri da tenere in considerazione) ma, comunque, essendo un accesso privato ad un locale privato, tutto sommato, ognuno può fare, grosso modo, quel che vuole a casa propria.
Entro nel merito di quel che vedo. Questo non è un accesso privato ad un locale privato, no. Piuttosto un accesso pubblico (meglio identificato come "uscita di sicurezza") ad un locale pubblico o a qualcosa che tale dovrebbe intendersi: una scuola. Certo, dovremmo anche intenderci sui requisiti igienici e di sicurezza che dovrebbero avere le scuole per essere tali, visto che vengono disattesi in primis dal Ministro dell'Istruzione (ho tralasciato appositamente il termine "Pubblica"), ma questo varco non può essere in alcun modo assimilato a qualcosa che serva a inoculare centinaia di persone all'interno, o verso l'esterno, di un edificio "scolastico".
Lo è.

04/11/09

OGNUNO HA LA SUA CROCE

Notizia dell'ultim'ora: "La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo su istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano ha presentato ricorso e, in caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. La Cei e il Vaticano attaccano. Prudente Bersani.

Risarcimento per la donna che ha denunciato. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia e socia dell'Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti). L'Unione precisa di aver promosso, sostenuto, curato tecnicamente l'iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato. Soile Lautsi, infatti, nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale Vittorino da Feltre di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

La decisione della Corte europea. I sette componenti della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente segno religioso e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di incoraggiamento per i bambini già cattolici, può invece disturbare quelli di altre religioni o gli atei.

Le reazioni della maggioranza. In attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza, il governo italiano ha già presentato ricorso. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione. Sulla stessa linea il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Giustizia Angelino Alfano. E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana.

L'opposizione. E' cauto il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani: Un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. E l'esponente Udc Rocco Buttiglione parla di decisione aberrante.

Il mondo cattolico. Netta anche la reazione della Cei, che in una nota parla di sopravvento di una visione parziale e ideologica. Per l'Osservatore Romano tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo. E in serata, a nome della Santa Sede, parla padre Federico Lombardi, secondo cui la decisione rivela un'ottica miope e sbagliata, accolta in Vaticano con stupore e rammarico. Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano.

I precedenti in Italia e Spagna. L'ultimo round dell'annosa polemica sui crocifissi a scuola si era chiuso a febbraio, quando una sentenza della Cassazione aveva annullato una condanna per interruzione di pubblico ufficio nei confronti del giudice Luigi Tosti, colpevole di aver rifiutato di celebrare udienze in un'aula dove era affisso un crocifisso. Fino al precedente che fece clamore del presidente dell'Unione musulmani d'Italia Adel Smith, protagonista di un episodio analogo e che ora commenta: Sentenza inevitabile.

La questione non coinvolge solo il nostro Paese. Duri scontri tra Stato e vescovi sono avvenuti anche in Spagna nel novembre dello scorso anno, in seguito a una decisione di un giudice di Valladolid di far rimuovere tutti i simboli cattolici da una scuola."

17/06/09

LIBRO "FUORI REGISTRO"



Ecco a cosa siamo arrivati, un libro. Un libro vero che ha una buona caratteristica: può essere liberamente scaricato dal web all'indirizzo http://www.cenide.net, già. Ma come si fa? Si entra sul sito, si va alla sezione libri, si attende qualche secondo perché la pagina si carichi, poi (in alto a sinistra) si clicca su cerca e si scrive dentro il box FUORI REGISTRO, si avvia quindi la ricerca. Una volta giunti a destinazione si clicca sul titolo del libro e si vede qual'è il link da scaricare in pdf. Semplice!

Il libro descrive, a partire dal nostro istituto, una situazione generale e generalizzata delle scuole italiane e, in particolar modo, del meridione d'Italia. Certo, non siamo i primi a dirlo (già la trasmissione televisiva Report si è occupata della cosa) e non saremo gli unici (molti blog italiani hanno affrontato la questione). Abbiamo solo fatto lo sforzo di dare la possibilità ad altri di leggere riflessioni su questa condizione allestendo anche graficamente un buon prodotto, e seguendo un percorso che può, in qualche modo, essere utile ad altri.

27/11/08

IL NUMERO LEGALE

Come si rileva dalla Legge 169/2008 e dal Piano Programmatico APREA, che evidenzio in link da un sito di alcuni genitori italiani, le problematiche scolastiche sono distanti dall'essere risolte. Di queste questioni ci sono molti docenti, molte famiglie, molti studenti e molta parte del personale ata, disinformati o che presumono di conoscere i contenuti di quello che accadrà sulla base di opinioni di altri che leggono o sentono attraverso i media. Quelle opinioni sono orientate. Da qualunque parte arrivino. Bisognerebbe mettersi a leggere le carte, ma chi lo fa? C'è altro a cui pensare!!!

Per informare i docenti e, almeno, il personale ata della nostra scuola, ho invitato i docenti a sottoscrivere una richiesta di collegio straordinario da tenere a scuola fuori dall'orario scolastico e prima dei prossimi scrutini e/o consigli di classe, per fare in modo di avvisare, mediante materiale informativo, le famiglie degli allievi di quelle che saranno le novità prossime venture. Questa raccolta di firme NON ha raggiunto il numero legale. Per cui ringrazio comunque i proff. MESSINA R., PALMERI, DI MARIA, GABRIELE, MATTINA, CARONIA, VENZA, DE GREGORIO, PULEO, DI SALVO, MESSINA G., FEROTTI, PECORARO, ROTOLO, RAIA, BARTOCCELLI, BONURA, CORDARO, MARINO, MARIOLO, SALVO, DI PIETRA, GUARNERI, CASTAGNETTA, DI GLORIA, DI GIORGI, COSTANZO, MEZZATESTA, ORLANDO, DAVI', GIAMMANCHERI, SCHIAVO, D'ANGELO, RUSSO, D'ASTA, CUSIMANO, TROJA, RE, INTELISANO, DE SANTI, NAPOLI, COSTA, CINA', LATTUCA, SPINNATO, NOTO, VENTURELLA, SINATRA, SAMPINO, VERACE, GENOVA, SALAMONE, MONTALTO, COSTANTINO, MARCENO', DI GIORGI, FRANCO, RENNA, MESSINA A.M., FIANDACA, SPADAFORA, PITISCI, MIRASOLE di avere sottoscritto la richiesta dimostrando di avere a cuore le sorti della scuola, e della loro in particolare.

Evidentemente non tutti vogliono essere informati più di tanto o, cosa che mi auguro, tutti gli altri sono talmente bene informati da riuscire a discernere tra quello che sta accadendo, oggi, e quello che accadrà negli anni a venire. In seguito a tale mancanza di numero legale, opterò per una richiesta di assemblea aperta anche alle altre componenti scolastiche per avere chiaro il termometro della situazione. Vuoi vedere che?...

17/11/08

A PIEDI NUDI NEL PARCO


La foto qui sopra, di cui non detengo i diritti, è tratta dal sito dell'On. Aprea (la signora sulla destra) che ha redatto il "Piano programmatico per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico" che si può seguire nella sua interezza cliccando sul titolo del post. Il piano prevede una cura dimagrante off limits per la scuola, in cui il tema ricorrente riguarda l'assenza prossima ventura sia di personale docente sia di personale ata.

Generalmente ognuno pensa "non mi riguarda", pensando che l'obiettivo del piano sono gli altri. Già, ma gli altri chi? Quelli che non fanno nulla o, come sa esprimersi un ministro dell'ultimo governo in scena, i fannulloni. Già, ma esattamente chi? Vediamo la lista dei nomi. Il primo a saltare sarà lui, no lui, no quell'altra o quell'altro. Gli altri. Poi ci si trova in mezzo agli altri e si pensa a quando si sarebbe potuto fare qualcosa e non s'è fatto.

L'On. Aprea, che è stata un insegnante e un dirigente scolastico, pensa che è più organizzata ed efficiente una scuola in cui dentro ci siano "pochi ma buoni" insegnanti. Già, e gli altri? Gli altri vadano a riprendersi la vita, ad avere più relazioni sociali, a fare la spesa, a passeggiare a piedi nudi nel parco. Peccato che al posto dell'erbetta nessuno dice che il parco è pieno di lame affilate.

12/11/08

DIAMOCI UNA MOSSA


DOCUMENTO DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO CLASSICO “F. SCADUTO” DI BAGHERIA (PALERMO)

Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico “F. Scaduto” di Bagheria con la presente mozione intende esprimere alcune considerazioni sulle misure che il Governo ha attuato o ha intenzione di attuare relativamente alla Scuola pubblica, in particolare l'articolo 64 della Legge 133/2008, il Decreto Legge 137/2008 (detto comunemente “Decreto Gelmini), l'articolo 3 del Decreto Legge 154/2008 e infine lo “Schema di Piano Programmatico” 2009-2011 concertato dal Ministero dell'Istruzione e dal Ministro dell'Economia.

Una prima considerazione critica riguarda il “metodo politico” seguito dal Governo.

Se finora, per usare le sue stesse parole, non è stata attuata una “politica che realizzasse un disegno organico ed un intervento riformatore unitario e condiviso” e se è “necessario un profondo e sereno ripensamento dell'impianto complessivo del nostro sistema scolastico” (Schema Piano Programmatico, pag. 1), non riusciamo a capire come tutto ciò possa accadere se tutte le misure vengono prese attraverso una legislazione frettolosa, basata sull'impiego dei Decreti Legge e sul ricorso al vincolo del Voto di fiducia in Parlamento.

In questo modo si rinuncia al ripensamento articolato della problematica scolastica nella sede legislativa per eccellenza, in cui tutte le posizioni politiche hanno, almeno in linea di principio, possibilità di confrontarsi. Così, inoltre, si elimina ogni possibilità di reale dibattito con chi nella scuola lavora e vive e con tutti quei soggetti direttamente interessati alle misure prese: associazioni dei lavoratori della scuola (docenti, presidi, personale ATA), degli alunni, dei genitori, sindacati, enti locali (province, comuni etc.).

Si tratta, invece, di un modo assolutamente verticistico e superficiale di affrontare problemi che richiedono un percorso più lungo e più complesso. Le semplificazioni e le scelte nette non vanno poste all'inizio semmai alla fine di un processo ponderato, fatto di studio della realtà, di ascolto dei bisogni e delle proposte e di tanto altro ancora.

Quanto al merito delle proposte del Governo vogliamo soltanto soffermarci su alcuni punti significativi che riguardano le grandi aree di intervento delineate dal Documento programmatico, sulla base delle leggi 133 e 137 del 2008: a) la revisione degli ordinamenti scolastici; b) la riorganizzazione della rete scolastica; c) il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane.

a) Per quanto riguarda la revisione degli ordinamenti scolastici, dai testi governativi finora emerge su tutto quella che, con brutta parola, il ministro chiama “essenzializzazione”, ovvero una riduzione significativa delle ore di lezione, dalle elementari fino alle superiori.

Ben venga una armonizzazione e semplificazione dei numerosissimi piani di studio, purché tutto ciò non vada a discapito della qualità e della quantità del tempo che gli alunni devono e possono trascorrere a scuola, ad esempio il tempo prolungato per le elementari e le secondarie di I grado, oppure le ore di lezione e di laboratorio per gli alunni delle scuole superiori (un tetto settimanale massimo di 30 o di 32 ore danneggia qualsiasi forma di attività sperimentale o laboratoriale).

No dunque alla riduzione delle ore di lezione e di laboratorio. Ciò vale anche per i Centri di istruzione per gli adulti (le cosiddette “scuole serali”), anche gli adulti – studenti lavoratori o altro – hanno diritto a una formazione ancora più qualificata di quella che ricevono, non “essenzializzata”.

Non possiamo neanche condividere la scelta di introdurre il maestro unico nelle scuole elementari e di ridurre la possibilità di lezioni in compresenza nelle scuole medie. Le ragioni “pedagogiche” della presenza del maestro unico ci appaiono molto discutibili – ed è bene che se ne discuta – (Documento programmatico p. 7), mentre molto più valida sotto il profilo pedagogico resta la soluzione, finora attuata, del modulo di tre docenti che lavorano su due classi (non si tratta, come falsamente qualcuno dice e pensa, di tre docenti che lavorano contemporaneamente nella stessa classe).

La questione potrebbe porsi inizialmente anche in modo molto semplice: è meglio che possa occuparsi di trenta bambini una équipe qualificata o che tutto ricada su un'unica figura?? Senza voler impartire dogmi o fare confronti troppo schematici, ma solo per introdurre una analogia utile alla discussione, rileviamo che da 7 anni nel nostro Istituto la figura dell'insegnante unico di lettere del biennio (18 ore settimanali!) è stata superata, praticando la cosiddetta “verticalizzazione” all'interno del biennio stesso.

I due docenti di lettere lavorano così su due classi, con un duplice effetto positivo: grazie al loro continuo confrontarsi il lavoro risulta più efficace e grazie alla loro presenza gli alunni possono godere di una prospettiva educativa e didattica (vorremmo poter dire persino di una “visione del mondo”) più ricca e diversificata.

Altro punto dolente è quello della eliminazione degli insegnanti specialisti di lingua inglese alle elementari: non basta un corso di 150 ore per diventare dei docenti di lingua straniera. Chi pensa questo mortifica la professionalità dell'insegnamento delle lingue, che proprio di fronte ai più giovani richiede competenze didattiche maggiori e più raffinate.

Sembra che il motto, tanto caro al Capo del Governo attuale, delle tre I - Inglese, Informatica e Impresa – abbia perduto qualche pezzo per strada... Inoltre questa idea semplicistica della formazione degli insegnanti, per cui basta qualche decina di ore di corso a formare una professionalità, sembra essere ripresa anche dall'intenzione del Ministro di accorpare le classi di concorso (vd. Piano programmatico Punto (c)).

Quasi che in maniera del tutto automatica saperi e competenze specialistici, costruiti negli anni di studio, di formazione e di pratica didattica (nel caso di chi già nella scuola lavora) possano essere interscambiabili come delle pedine di dama.

Lo ribadiamo, la scuola pubblica ha certo bisogno di un impiego migliore delle risorse esistenti, ma questo non implica che queste risorse debbano essere ridotte o considerate una mera variabile quantitativa che peraltro non incide sulla qualità. Razionalizzare, rendere più efficienti ed efficaci strutture e risorse non vuol dire automaticamente meno investimenti economici, meno ore di scuola, meno insegnanti, blocco del reclutamento del personale e altre misure che mirano al ridimensionamento – ovvero “essenzializzazione”, null'altro che un sinonimo di “semplificazione” o di “riduzione all'osso”– dell'esistente stesso.

Può invece significare un maggiore impegno economico affiancato a un migliore impegno organizzativo e alla valorizzazione complessiva delle energie esistenti. Se, ad esempio, è vero che “il rapporto insegnanti-studenti è decisamente più alto rispetto alla media europea” (perché poi questo sarebbe un male?) è anche vero che la quantità di PIL impegnata nella scuola (per non parlare dell'Università) è al di sotto della media europea (intorno al 4%); se è vero che “si riscontrano” consistenti divari tra gli esiti scolastici degli studenti italiani e quelli degli altri paesi OCSE” è anche vero che questo divario riguarda in particolare le scuole medie e superiori, non certo le elementari, perché dunque intervenire così pesantemente anche dove le cose funzionano bene?

Inoltre – se si fa una lettura davvero completa dei dati – va detto che i risultati negativi della rilevazione riguarda in particolare le scuole del meridione. Questo dato induce a porre domande più serie – fuori da ogni semplificazione pedagogica o sociologica – che riguardano non solo il ruolo e la responsabilità del sistema scolastico ma anche la struttura e la qualità della società e del territorio in cui esso opera. Non si tratta dunque di sottrarsi a una autocritica anche da parte degli operatori scolastici ma di trovare strade più mirate e meno semplicistiche per risolvere i problemi...

b) Per quanto riguarda la riorganizzazione della rete scolastica, riteniamo che sia doveroso e utile fare il possibile per ridurre sprechi e disfunzioni. Ma ancora una volta, ciò che va considerato in primo luogo è la qualità del servizio di cui lo stato vuol farsi carico e quali sono le funzioni alle quali esso non può e non deve derogare.

La scuola è un'istituzione che risponde a un bisogno dei cittadini, la sua presenza nel territorio è anche il segno della presenza dello stato – sia esso unitario o federale –, questo è un dato che non può essere semplicemente considerato come un “peso” economico, ma come un valore sociale e civile. Sappiamo che la scuola è anche un luogo di promozione della cultura e della cittadinanza ben al di là delle semplici ore di lezione che si svolgono di mattina.

E' in altre parole una risorsa fondamentale del territorio. Ma anche se vogliamo limitarci ad una logica “economicistica”, se è vero che la soppressione di alcune scuole porterà un risparmio, ci chiediamo se questo comporterà davvero un adeguato l'impegno delle regioni e degli enti locali a garantire la mobilità di alunni e lavoratori della scuola. Ci potremo poi anche chiedere quanto questo impegno inciderà sulle imposte locali, ma questa è un'altra storia.

c) Il razionale ed efficiente impiego delle risorse umane della scuola ci appare un obiettivo di fondamentale importanza. Ma dalle misure finora avanzate e dal piano programmatico ci pare che la razionalità e l'efficienza si traducano semplicemente: nella riduzione delle ore di scuola (vedi sopra al punto a); nell'accorpamento di macroaree disciplinari (tramite accorpamento delle classi di concorso), a scapito della valorizzazione delle competenze specifiche di ciascuno – dato che emerge anche dalla formazione “essenzializzata” dei docenti di lingua inglese – e in una significativa riduzione della qualità dell'insegnamento dovuta a tutta una serie di fattori di cui basti qui ricordare soltanto quello immediatamente più evidente, ovvero l'aumento del rapporto numerico fra docenti e alunni.

Questa misura va tutto a scapito della possibilità di seguire meglio i nostri studenti. E' oltremodo difficile pretendere di ottenere buoni risultati se ci troviamo di fronte a classi sempre più numerose, in cui la possibilità stessa del dialogo educativo e dell'ascolto reciproco viene ridotta al lumicino e per ragioni di tempo e perché si è in troppi.

In un quadro del genere, aggiungiamo, risulterebbe ancora più grave la diminuzione degli insegnanti di sostegno alle classi composte anche da alunni con handicap. Anche i docenti di sostegno mantengono elevato il rapporto insegnanti studenti, ma questa è una scelta di civiltà che l'intera Europa ci invidia: ridimensionare il sostegno ci farebbe davvero tornare indietro.

A questo proposito la stessa perdita di titolarità della cattedra (e dunque la mobilità) e la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre, impediranno di fatto, o limiteranno di molto, la disponibilità dei docenti alla flessibilità oraria, alle attività integrative, alle attività di progettazione didattico-educativa specifica dei singoli istituti e a tutte quelle iniziative che rendono una scuola attiva e protagonista proprio su quel territorio di cui tanto si parla.

Per fare qualche esempio concreto, le attività di biblioteca, le supplenze, le co-docenze, i laboratori, gli sportelli di ascolto e tutte le attività di preparazione di iniziative didattiche richiedono che gli insegnanti siano presenti a scuola proprio nelle ore mattutine, peraltro con grande beneficio della qualità dell'offerta formativa e con un impegno che va ben al di là del monte ore settimanale e contrattuale. Chiunque operi nel concreto della vita scolastica sa bene che il numero di ore di lavoro è superiore che parte dell'opinione pubblica erroneamente attribuisce agli insegnanti.

In questo momento così delicato per la scuola e in generale per la società italiana, momento di grande mobilitazione da parte di tutte le componenti della scuola e dell'università, ci sentiamo particolarmente coinvolti, sia in quanto cittadini sia in quanto lavoratori e operatori nell'ambito dell'educazione e della conoscenza. A questo proposito riteniamo che sia opportuno che i docenti riaffermino il valore della loro funzione professionale e culturale, riflettendo ed esprimendosi su quanto accade proprio a partire dalle loro specifiche funzioni e competenze.

Siamo parte integrante del mondo della scuola, lo viviamo e contribuiamo alla sua creazione ogni giorno, siamo soggetti attivi, consapevoli e capaci di interpretare il ricco contesto in cui agiamo, non meri esecutori di direttive burocratiche, per quanto anche il compito dell'amministrazione implichi margini significativi di creatività e iniziativa.

Per questa ragione ci sembra fondamentale che i docenti dicano la loro sulla politica della scuola e che contribuiscano a elaborare critiche e proposte. Si tratta, insomma, di un fondamentale atto di democrazia e di affermazione del proprio compito, senza nulla togliere ai compiti e alle funzioni specifiche degli organi di governo, dei partiti, dei sindacati di settore etc.

La protesta di questi giorni è – a nostro giudizio – anche il frutto di un atteggiamento di chiusura preventivo, che peraltro non è stato nemmeno corretto da credibili inviti al dialogo. Certo, è difficile per il Ministro dialogare su qualcosa che è già stata deciso e che si ritiene inderogabile.

Tuttavia crediamo che si possa e si debba ancora discutere, senza fingere che non vi siano punti spinosi e problemi da risolvere nel sistema scolastico del nostro paese. Bisogna dunque trovare il modo per attivare il confronto pubblico, in tutte le sedi opportune, in primo luogo dentro la scuola.

Approvato all'unanimità

Bagheria 29 ottobre 2008

11/11/08

REVOLUTION



Il Collegio dei docenti del Liceo Artistico Statale "G. Damiani Almeyda" di Palermo del giorno 5 novembre 2008 ha deliberato:

1. L'adeguamento della “normale” attività didattica curriculare e lo svolgimento di ulteriori attività didattiche, decise di comune accordo con gli studenti, da svolgere anche in luoghi strategici e visibili della città

2. Promuovere una raccolta di firme contro la Legge ”Gelmini” e le ulteriori iniziative legislative che colpiscono la scuola pubblica

3. Coordinamento con gli altri istituti del territorio

4. Coordinamento con gli altri istituti di istruzione artistica a livello cittadino e nazionale per impedire la scomparsa dell'istruzione artistica.

I singoli docenti si impegnano - insieme agli studenti - a programmare e realizzare le specifiche attività didattiche.

Il Collegio ha quindi costituito dei gruppi per coordinare queste attività e realizzare quanto previsto ai punti 2, 3 e 4.

La delibera è stata approvata a maggioranza (70 voti a favore e 2 contro) dopo che sono state discusse con gli studenti le proposte emerse nelle assemblee di quest'ultimo periodo.

09/11/08

A CONFRONTO

Mi pare regni la più assoluta confusione.
Si demolisce l'impianto dell'ex Decreto Gelmini (l'avevo detto in tempi non sospetti, io), ora convertito in legge, senza provare a indicare opzioni alternative; si criticano tout court tutte le leggi legate all'istruzione avendone dimenticato, o non conoscendone, i contenuti; si intende, occupare, cogestire, fare sit-in, manifestare e far fiaccolate avendo perduto di vista gli obiettivi. Se io potessi suggerire qualcosa di concreto inizierei a leggere, o rileggere, i testi di tutte le leggi di riforma riguardanti la scuole e/o l'università per iniziare a capirci qualcosa e poi, sulla base di schemi o c-map, provare a suggerire delle alternative sia al ministro che a tutti gli organi di riferimento.

Qui si può trovare un esauriente elenco sulle riforme scolastiche. Forse la Gelmini, Tremonti, Berlusconi e i loro staff non hanno avuto il tempo, la voglia, la necessità, il rigore, l'esigenza di leggere tutto questo fiorire di riordini e riforme ma se oggi bisogna cambiare qualcosa, seriamente, allora bisogna creare dei comitati di lettura, di sintesi e di critica disposti a riprendere in esame tutta la struttura delle riforme scolastiche, estrapolare quanto di buono (oggetivamente) sia possibile esperire da esse e buttare nel cestino il resto. Forse questo può essere un buon tema per la cogestione. Il resto è noia.

30/08/08

GLI ABBRIVI DI GELMINI

Il neo ministro si è data da fare ultimamente, l'ultimo scorcio d'estate è stato fatale, per suggerire alla popolazione scolastica (docenti, personale e studenti) una serie di possibili temi su cui improntare i prossimi scioperi autunnali e invernali, pret-à-porter. Ce n'è per tutti i gusti, e penso che non ci si tirerà indietro ad assaggiare il possibile.
Su scuole e insegnanti al Sud ci può anche essere stato qualche fraintendimento. Il ministro si è spiegato male, o il giornalista che ha riportato la notizia non ha capito bene. Ma già mi immagino i prossimi collegi dei docenti o i consigli di classe o solo i chiacchiericci da corridoio.
Poi c'è la cura dimagrante istituzionale su scuole e personale, nonostante alcune buone intenzioni che devono ancora trovare il giusto posto nell'agenda del ministro.
Sulla questione del ritorno del voto è una questione di lana caprina, se poi al voto seguirà comunque un giudizio complessivo, e relativo, che verrà dato verbalmente, o su documentazione apposita. Sul voto di condotta (la cui distinzion sottile tra 7, 8 e 9 - per quanto voti alti - determinava già una differenza sostanziale anche per la promozione) penso che sarà guerra aperta tra studenti e ministro, sbandierando improvvise emersioni etiche su tutti e due i fronti.
Siamo tutti d'accordo sulla questione del bullismo, prevalente, dalle cronache, al centro-nord (nonostante sia il Sud ad abbassare il livello qualitativo della scuola), che va combattuta, ma questa rientra nelle more del cosiddetto "patto di corresponsabilità" che il precedente post di questo blog ha già evidenziato: la famiglia di quegli studenti ha un peso specifico, no?
Vorrei non parlare dei grembiulini, che mi pare un argomento ridicolo che, spero, sfumi nell'arco di una notte (per quanto si profili una "stagione dell'obbligo" non molto rassicurante); una cosa, di più, m'inquieta: perché accettare, doverosamente, una educazione civica, una educazione stradale ed evitare accuratamente, e ipocritamente, una corretta educazione sessuale nelle scuole?