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01/04/10

CARTE FALSE

Descrivo quello che vedo. Una porta che conduce ad un corridoio. Meglio. Una porta metallica che conduce ad un corridoio piuttosto stretto. Oppure. Una porta di servizio che consente una uscita di servizio, visto che come ingresso è piuttosto risicato. Posto che il corridoio di servizio porti a una cantina privata ci sarebbero una serie di problemi (per via degli eventuali ingombri da tenere in considerazione) ma, comunque, essendo un accesso privato ad un locale privato, tutto sommato, ognuno può fare, grosso modo, quel che vuole a casa propria.
Entro nel merito di quel che vedo. Questo non è un accesso privato ad un locale privato, no. Piuttosto un accesso pubblico (meglio identificato come "uscita di sicurezza") ad un locale pubblico o a qualcosa che tale dovrebbe intendersi: una scuola. Certo, dovremmo anche intenderci sui requisiti igienici e di sicurezza che dovrebbero avere le scuole per essere tali, visto che vengono disattesi in primis dal Ministro dell'Istruzione (ho tralasciato appositamente il termine "Pubblica"), ma questo varco non può essere in alcun modo assimilato a qualcosa che serva a inoculare centinaia di persone all'interno, o verso l'esterno, di un edificio "scolastico".
Lo è.

16/05/09

MATERIALE UMANO

"Il materiale umano che abbiamo è questo, e non ci possiamo fare niente. Ce lo dobbiamo tenere". Già da qualche giorno mi frulla in testa questa frase, e di questa frase il suggestivo ossimoro: materiale umano. Dunque, siamo "materiale umano". Inizialmente mi sono venute in mente alcuni termini coniati dalla fantascienza, tipo i cyborg o i droidi. Poi la saga televisiva dei Visitors, e ancora il film "Blood Diamond" per tutta una serie di motivi.

Analizziamo, cercando di semplificarci la vita con Wikipedia e, al tempo stesso, complicandocela: "I materiali sono in generale sostanze fisiche utilizzate nella produzione di oggetti. I materiali sono normalmente ottenuti o raccolti allo stato grezzo come materie prime da cui è possibile ricavare altri materiali, adoperati a loro volta per assemblare i prodotti finiti. Esempi di materiali di impiego comune sono il legno, i metalli, i tessuti, la carta, il vetro, la ceramica, la plastica e il calcestruzzo. Il concetto di materiale si estende naturalmente al vuoto, necessario ad esempio per la produzione dei tubi catodici. La disciplina che si occupa dello studio dei materiali e delle loro proprietà è la scienza dei materiali". Ma non finisce qui: "Umano - aggettivo: proprio dell'Uomo; Umani - con questo anglicismo si intende spesso una razza che in un qualche mondo fantasy abbia più o meno le fattezze dell'uomo". Ah, ecco.

Il calcolo combinatorio che ogni lettore può fare consentirà di specificare quanti tipi possibili di "materiale umano" o "materiali umani" siano riconoscibili tra quelli normalmente in giro e quanti, invece, non siano più reperibili perché non vi sono più le condizioni necessarie o hanno buttato via lo stampo. Già, perché la parola "uomo" è ambigua. Wikipedia, per evitare di far fare confusione a chi consulta il termine spiega che possiamo avere: "1. Uomo - specie umana o essere umano, vedi Homo sapiens sapiens. 2. Uomo - come persona, vedi Persona. 3. Uomo - concezione biblica sull'essere umano, vedi Uomo (Bibbia). 4. Uomo - contrapposto a donna, vedi Uomo (genere)". Io, per evitare disquisizioni fuori luogo, escluderei i termini 3 e 4. Dunque, per capirci qualcosa a proposito del nostro "materiale umano", bisognerà addentrarsi nella spiega del termine "uomo" come specie e come persona.

Andiamo, allora, sintetizzando sulla voce che ognuno può ritrovare per esteso: "L'uomo (Homo sapiens sapiens), chiamato anche essere umano, è un mammifero euterio, un primate bipede, appartenente alla famiglia degli ominidi che comprende numerosi generi estinti e sette diverse specie viventi di grandi scimmie antropomorfe. La specie sapiens è a pelo corto, adattata alla vita terricola, e onnivora. La distribuzione attuale è pressoché cosmopolita. Gli uomini hanno un cervello molto strutturato e sviluppato, in proporzione alle dimensioni dell'individuo, e capace di ragionamento astratto, linguaggio e introspezione. Questa capacità mentale ha consentito il manipolare oggetti, e ha permesso all'uomo di creare una grande varietà di utensili. Similmente alla maggior parte dei primati, gli uomini sono animali sociali. Sono inoltre particolarmente abili nell'utilizzo di sistemi di comunicazione per l'autoespressione, lo scambio di idee, l'organizzazione. Gli uomini creano complesse strutture sociali composte da gruppi in cooperazione e competizione, che variano dalle piccole famiglie e associazioni fino alle grandi unioni politiche, scientifiche, economiche. L'interazione sociale ha introdotto una larghissima varietà di tradizioni, rituali, regole comportamentali, valori, norme sociali e leggi che formano la base della società umana. Gli uomini possiedono anche un marcato apprezzamento per la bellezza e l'estetica che, combinate col desiderio umano di autoespressione, hanno condotto a innovazioni culturali quali arte, letteratura e musica. Gli uomini manifestano il desiderio di capire e influenzare il mondo circostante, cercando di comprendere, spiegare e manipolare i fenomeni naturali attraverso scienza, filosofia, mitologia e religione. Questa curiosità naturale ha portato allo sviluppo di strumenti e abilità avanzati; gli uomini sono l'unica specie ancora vivente che utilizza il fuoco, cuoce i propri cibi, si veste, ed usa numerose altre tecnologie".

La questione si complica, più di quanto mi fossi aspettato.

"Persona - inoltre - è un concetto della filosofia, più precisamente dell'antropologia filosofica. Si definisce persona un essere razionale dotato di coscienza di sé ed in possesso di una propria identità. L'esempio ovvio di persona - per alcuni l'unico - è la persona umana. Persona deriva dal greco πρόσωπον, prósōpon cioè maschera dell'attore, termine entrato in Italia tramite l'etrusco phersu. Un'altra etimologia è da ricercare nel termine latino personare, (per-sonare: parlare attraverso). Ciò spiegherebbe perché il termine persona indicasse in origine la maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all'attore le sembianze del personaggio che interpretava, ma anche a permettere alla sua voce di andare sufficientemente lontano per essere udita dagli spettatori".

A questo punto il calcolo combinatorio ci fa disperdere nei meandri delle possibili interpretazioni, e non è più così semplice capire che tipo di materiale umano abbiamo davanti. Cioè (e so che nel frattempo qualcuno si è già scoraggiato nella lettura, facendosi la domanda "non capisco dove voglia andare a parare?"), il termine "materiale umano", atteso che venga utilizzato come dispregiativo, è poi così dispregiativo come tende a sembrare o, piuttosto, nascondendosi nell'ossimoro non esprime l'esprimibile: ovvero, una valutazione oggettiva del comportamento di taluni a fronte di azioni che svolgono o non svolgono? Dire "materiale umano" significa moltissimo, ma non vuol dire molto se chi si esprime in tal senso non fa seguire azioni che dissipino ragionevoli dubbi filosofici coi fatti.

Traduco, infine (per i sopravvissuti), in italiano: il precedente post BUSTARELLE declina un'evidenza, e non ci torno sopra. Dinanzi a tale denuncia, che non è un montaggio fotografico, mi sarei atteso una repentina azione di rimozione dell'evidenza. Così non fu. Dopotutto, chi volete che legga il blog? L'evidenza è rimasta una permanenza. Al che ho segnalato agli uffici preposti l'evidenza e mi è stato risposto che il "materiale umano" a nostra disposizione non è in grado di rispondere attivamente alla rimozione dell'evidenza. E che immediatamente ci si sarebbe attivati per invitare il "materiale umano" a darsi da fare. Mentre io attendo che accada qualcosa, preparo altre evidenze per i prossimi post e prima della fine d'anno scolastico...

27/11/07

"...està cerrado..."


In oltre un mese di silenzio di questo blog ne sono accadute di cose, avrei dovuto essere, forse, più tempestivo e documentarle tutte. Fa nulla, andiamo avanti. Già, andiamo avanti. Ma come? Così? La foto riguarda una presunta assemblea d'istituto, ovvero l'inferno blaterante che segue costantemente un'assemblea d'istituto. Io non credo che le assemblee siano inutili, anzi penso che sia un reale momento di confronto tra gli alunni di una scuola. Penso anche però che le assemblee, democratiche e libere (come stabilito dai decreti delegati), debbano svolgersi civilmente e con un reale senso di responsabilità del proprio ruolo. Al Salvemini non accade. Ma non accade anche per colpa del Salvemini: gli allievi non hanno uno spazio adatto in cui svolgere civilmente un'assemblea, per cui la svolgono come capita, oppure provano ad essere presenti in 100 mentre gli altri 400 fanno un casino infinito. Ma questo non mi sconvolge, capita anche al collegio docenti. Con la differenza che ad un certo momento, seppure in casi circoscritti, l'età dei docenti prevale sul casino che si forma. Per cui non posso condannare i ragazzi che rispetto al rispetto per l'assemblea fanno prevalere la loro età.

Tanti anni fa in Spagna volevo visitare il Palau de Musica di Antoni Gaudì, vedevo chiuso ma non capivo perché un signore dall'interno continuasse a dirmi, gesticolando, "està cerrado, està cerrado!". La risposta è semplice, almeno quanto la mia (allora!) giovanile ingenuità: està cerrado significa è chiuso. Ecco dunque come si sviluppa il nostro caso: il Salvemini (plesso di Viale Michelangelo) è chiuso, ma qualcuno da dentro continua a dirci "està cerrado, està cerrado" e noi non lo capiamo: noi tutti, e tutti noi. Nessuno parla la lingua di civiltà che vorrebbe la scuola chiusa, per quello che offre e per quello che riesce ad esprimere. Ma non basta: molti dati (strutturali, tecnici, distributivi, organizzativi, etc) ci suggeriscono che la cosa migliore è sostituire questa struttura con un'altra, per una questione di vivibilità differente e di qualità complessiva del lavoro che fattori esogeni (che, dunque, non dipendono da noi) compromettono. E invece no! L'istituto del Salvemini di Viale Michelangelo è sotto i ferri di un'impresa che lavora indefessa per restituircelo in tutta la sua precarietà. La colpa non è dell'impresa, ma di chi gli commissiona il lavoro.

Dinanzi a questa mole di problemi qual'era il tema centrale dell'ultima assemblea d'istituto degli studenti: modalità di occupazione della scuola per opporsi alla riforma Fioroni. Tutto qui? In questo blog molto s'è detto sulla riforma e, probabilmente, molto ancora si dovrà dire, ma mi pare che sfugga a tutti che la questione è un'altra: non viviamo in una struttura pensata per essere "scuola". E la ciliegina sulla torta è stata l'operazione di inibire l'accesso ai balconi esterni, a causa di una relazione dei Vigili del Fuoco che, facendo il loro lavoro, hanno dichiarato inagibili tali spazi: l'impresa tuttofare ha "cerrado" tutte le porte con viti autofilettanti, impedendo finanche l'accesso dell'aria. Ora, non ci vuole molta intelligenza per capire una regola così elementare ma siccome tutto avviene sull'orma della costante precarietà, e dei lavori a macchia di leopardo (un tappo qui e una pezza lì), posso comprendere la distrazione. E gli studenti? Sono la vera debolezza della scuola, essendo incapaci di prendere una posizione chiara e, soprattutto, inabili alla lettura dei documenti. Lo dico per spronarli ad affrontare problemi concreti con le armi del dialogo e della democrazia, visto che in mancanza di questi dettagli basilari non resta altro che fare la voce grossa o pretendere senza conoscere. Si entra a scuola stando molto attenti (è il motivetto più orecchiabile) a quando si esce: il cambio d'ora, l'intervallo, "manca per caso il professore...?", l'anticipo d'ora, l'uscita anticipata, la campana delle 14e20. Mi pare una bella motivazione, ma non sufficiente per essere interessati a tutto il resto. Ad maiora, dunque!