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04/10/08

IN RETE


In rete non significa soltanto che si è fatto goal. Esistono alcune informazioni utili in rete, sul web, che possono corroborare il senso del lavoro che si fa a scuola e pretendere, lì dove è sancito da un diritto, che un certo insegnamento raggiunga determinati risultati. Una cosa su questo genere l'ho scritta un anno fa, sed repetita iuvant (le cose ripetute, ridette, possono solo aiutare).
Ora aggiungo che ho trovato un indirizzo che indica quali sono le strade che un istituto professionale deve compiere e quali sono le possibili scelte di vita correlate. Chi c'è già invischiato non può farci molto, ma può consigliare, per esempio, che ancora non ci è entrato o chi sta per uscirne.

25/05/07

PUNTI DI VISTA

Questo Istituto ha tre indirizzi tematici, e tre indirizzi postali (compresa la mail). La sua fantomatica utenza è quella che ormai molti ritengono "difficile", e si porta appresso il luogo comune che gli istituti tecnici e professionali siano scuole di serie B. Se a questo aggiungiamo l'anarchia rappresentata dai comportamenti dentro e fuori le aule, l'incapacità di dialogo generazionale tra docenti e studenti - tranne che una simpatia generalizzata verso alcuni piuttosto che altri - e lo stato di degrado dei luoghi in cui si svolge la propria vita, docenti e studenti, per otto mesi l'anno (tolte festività, malattie, ferie, scioperi e assemblee d'ogni sorta), ne abbiamo l'esplosivo cocktail di disagio e di insoddisfazione generale, non solo relativa ai profitti. Aggiungiamo quello che ha fatto notare Infinity con un post in cui denunciava l'esodo di 15 insegnanti, e le denunce visive di Mavix sui luoghi in cui si lavora, o le mie fotografie commentate sulle richieste di normalità e ne abbiamo, come risultato, una sorta di trincea senza generali da cui è impossibile, così pare, sferrare qualsivoglia attacco. Mettiamo inoltre che i tre "corpi militari" quasi non si confrontano e, anzi, si percepisce una frizione sterile tra le parti che non conduce ad alcun risultato, tranne che una ulteriore e radicale divisione. Mi pare di vivere da attore, forse comparsa, il Tito Andronico di Shakespeare, a cui rimando per una lettura. Detto questo: cosa intende "insegnare" la scuola? Legalità, rispetto, scolarizzazione, educazione, etica, pulizia, professionalità, lavoro di gruppo, competizione? Mi auguro di sì. Per questo credo che, solo per iniziare, vadano cambiati i rapporti generali, la maniera di gestire gli spazi e il sistema per affrontare questa crisi silenziosa. Credo che vadano almeno "dette" cose che si rimandano e che non aiutano il clima generale dei rapporti, nonché dell'insegnamento (e dell'apprendimento, anche dei docenti). Sicché muovo un passo in una direzione, attendendo i commenti del caso.

Lo scollamento tra gli indirizzi, e l'incapacità ad integrarne gli effetti sulla popolazione studentesca, nonché sul mondo del lavoro (aprendo anche nuove vie, di concerto con enti e aziende) non fa che allontanare da una visione complessa della realtà, sminuendo il portato di un possibile, e attendibile, coordinamento. La questione riguarda in parte la base "aziendale" dell'Istituto che, nel tempo, ha perso consensi e allievi a favore, in primis, del settore "turistico" e in seguito, con più forza, del "grafico pubblicitario" al punto che (voci di corridoio?) l'Istituto viene letto dalla città in prevalenza come tale (grafico) anche se nel suo pessimo acronimo (IPSSCT) le lettere GP non compaiono. Questo ha comportato un irrigidimento della rotta, barra al centro, sugli indirizzi statutari, ad essi implementando risorse e progetti, mentre in realtà l'apprezzamento degli utenti andava altrove, come iscrizioni e rapporto scuola/lavoro. Ora, io non ho dati a mia disposizione perché nessuno (soprattutto a ridosso delle iscrizioni e dell'apertura d'anno) si è premurato di valutare percentualmente le tendenze, ma le voci corrono e non solo quelle. Ci sono soluzioni? Andrebbero valutate ma, tenendo in considerazione almeno il buon senso e prendendo spunto da quanto dichiarato dal ministro competente (v. post SE SON FIORONI), bisognerà evitare per i prossimi anni il muro contro muro degli indirizzi, bisognerà (probabilmente) attuare proposte didattiche transdisciplinari con un occhio alle richieste delle aziende e, soprattutto, percorrere direzioni rischiose anticipando la domanda di figure professionali.
Lo status quo non aiuta nessuno.

18/05/07

SE SON FIORONI...

Riporto quello che ha pubblicato testé il sito del Ministero dell'Istruzione, a proposito di un intervento del ministro Giuseppe Fioroni al "Laboratorio dell’Istruzione Tecnica e Professionale".
Cambierà qualcosa? Certamente, non sappiamo in che verso. Sarebbe interessante leggere l'intervento nella sua interezza (lo cercherò), ma se un ministro si può permettere degli sfoghi programmatici allora gli insegnanti, e gli allievi, dovrebbero permettersi delle indicazioni operative. No?

"Oggi, nella storia degli istituti tecnici e professionali, si volta finalmente pagina. Vogliamo restituire a questo settore fondamentale per lo sviluppo economico del Paese la centralità che gli compete nella formazione di quadri tecnici e figure professionali in grado di competere con la sfida dell'economia globale. Per questo occorre dire basta a quelle indecenze che nel nostro Paese consentono di ottenere le stesse qualifiche in 6 mesi, 2, 3 o 5 anni: questo fenomeno rischia di far disperdere la straordinaria qualità dell'istruzione tecnico-professionale.
Entro il 2008, dunque, questo ramo della scuola superiore andrà rafforzato e riordinato. Tecnici e professionali dovranno avere ordinamenti e programmi che non si dovranno più sovrapporre, ma andranno valorizzate le differenze per dare risposte alle esigenze degli studenti.
Altro obiettivo è quello della riduzione degli orari, già avviata in Finanziaria, soprattutto nei professionali. Nessun ragazzo può sostenere 40 ore settimanali e la riduzione oraria dovrà comunque valorizzare le materie di indirizzo.
Inoltre ci sarà l'avvio dei Poli provinciali (uno per provincia) dell'istruzione tecnico-professionale, che potranno essere creati tramite fondazioni in compartecipazione con l'apporto di capitali pubblici e privati.
Faremo, a breve, una norma di indirizzo che consentirà di mettere insieme risorse pubbliche e private, ministeri e Enti locali, Regioni, organizzazioni professionali, associazioni di categoria e imprese del territorio.
L’istruzione tecnica e professionale dovrà inoltre avere a disposizione insegnanti dedicati e aggiornati che abbiano sempre presente l’obiettivo finale della nostra scuola: lo studente".