27/11/07

"...està cerrado..."


In oltre un mese di silenzio di questo blog ne sono accadute di cose, avrei dovuto essere, forse, più tempestivo e documentarle tutte. Fa nulla, andiamo avanti. Già, andiamo avanti. Ma come? Così? La foto riguarda una presunta assemblea d'istituto, ovvero l'inferno blaterante che segue costantemente un'assemblea d'istituto. Io non credo che le assemblee siano inutili, anzi penso che sia un reale momento di confronto tra gli alunni di una scuola. Penso anche però che le assemblee, democratiche e libere (come stabilito dai decreti delegati), debbano svolgersi civilmente e con un reale senso di responsabilità del proprio ruolo. Al Salvemini non accade. Ma non accade anche per colpa del Salvemini: gli allievi non hanno uno spazio adatto in cui svolgere civilmente un'assemblea, per cui la svolgono come capita, oppure provano ad essere presenti in 100 mentre gli altri 400 fanno un casino infinito. Ma questo non mi sconvolge, capita anche al collegio docenti. Con la differenza che ad un certo momento, seppure in casi circoscritti, l'età dei docenti prevale sul casino che si forma. Per cui non posso condannare i ragazzi che rispetto al rispetto per l'assemblea fanno prevalere la loro età.

Tanti anni fa in Spagna volevo visitare il Palau de Musica di Antoni Gaudì, vedevo chiuso ma non capivo perché un signore dall'interno continuasse a dirmi, gesticolando, "està cerrado, està cerrado!". La risposta è semplice, almeno quanto la mia (allora!) giovanile ingenuità: està cerrado significa è chiuso. Ecco dunque come si sviluppa il nostro caso: il Salvemini (plesso di Viale Michelangelo) è chiuso, ma qualcuno da dentro continua a dirci "està cerrado, està cerrado" e noi non lo capiamo: noi tutti, e tutti noi. Nessuno parla la lingua di civiltà che vorrebbe la scuola chiusa, per quello che offre e per quello che riesce ad esprimere. Ma non basta: molti dati (strutturali, tecnici, distributivi, organizzativi, etc) ci suggeriscono che la cosa migliore è sostituire questa struttura con un'altra, per una questione di vivibilità differente e di qualità complessiva del lavoro che fattori esogeni (che, dunque, non dipendono da noi) compromettono. E invece no! L'istituto del Salvemini di Viale Michelangelo è sotto i ferri di un'impresa che lavora indefessa per restituircelo in tutta la sua precarietà. La colpa non è dell'impresa, ma di chi gli commissiona il lavoro.

Dinanzi a questa mole di problemi qual'era il tema centrale dell'ultima assemblea d'istituto degli studenti: modalità di occupazione della scuola per opporsi alla riforma Fioroni. Tutto qui? In questo blog molto s'è detto sulla riforma e, probabilmente, molto ancora si dovrà dire, ma mi pare che sfugga a tutti che la questione è un'altra: non viviamo in una struttura pensata per essere "scuola". E la ciliegina sulla torta è stata l'operazione di inibire l'accesso ai balconi esterni, a causa di una relazione dei Vigili del Fuoco che, facendo il loro lavoro, hanno dichiarato inagibili tali spazi: l'impresa tuttofare ha "cerrado" tutte le porte con viti autofilettanti, impedendo finanche l'accesso dell'aria. Ora, non ci vuole molta intelligenza per capire una regola così elementare ma siccome tutto avviene sull'orma della costante precarietà, e dei lavori a macchia di leopardo (un tappo qui e una pezza lì), posso comprendere la distrazione. E gli studenti? Sono la vera debolezza della scuola, essendo incapaci di prendere una posizione chiara e, soprattutto, inabili alla lettura dei documenti. Lo dico per spronarli ad affrontare problemi concreti con le armi del dialogo e della democrazia, visto che in mancanza di questi dettagli basilari non resta altro che fare la voce grossa o pretendere senza conoscere. Si entra a scuola stando molto attenti (è il motivetto più orecchiabile) a quando si esce: il cambio d'ora, l'intervallo, "manca per caso il professore...?", l'anticipo d'ora, l'uscita anticipata, la campana delle 14e20. Mi pare una bella motivazione, ma non sufficiente per essere interessati a tutto il resto. Ad maiora, dunque!

10/10/07

GIUSTO PER ESSERE CHIARI

Più di una volta ci siamo occupati in questo blog delle iniziative del ministro Fioroni, tenendo in considerazione la documentazione ufficiale a supporto delle dichiarazioni o delle proposte di legge. Sul sito della pubblica istruzione è stata pubblicata una sintesi dei punti che riguardano la trasformazione del sistema dei debiti scolastici in una forma intermedia tra i debiti (da recuperare nel corso dell'anno) e il vecchio esame di riparazione. Evidentemente, alla base di una scelta di questo tipo c'è lo status quo dei debiti, tuttora vigente, che non risolve (semmai aggrava) le condizioni di parità scolastica e di preparazione al prosieguo delle annualità da parte degli allievi. Come accade nella maggior parte dei casi (io ho fatto parte del movimento della Pantera, qualche anno fa) gli studenti tendono a vedere, della novità o del cambiamento, quella parte della medaglia che inficia il loro ruolo di indipendenza. Eppure tutti i giorni sono sopraffatti da novità e cambiamenti, senza reagire. Per cui, giusto per essere chiari, io riporto qui sotto la sintesi del "cambiamento" previsto dal ministro che può essere consultato, in link sul titolo, anche integralmente.

" Il decreto prevede che:
  • le scuole dovranno organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che abbiano presentato insufficienze.
  • I Consigli di classe decideranno come organizzare i corsi di recupero, che potranno essere tenuti dagli insegnanti della scuola o con la collaborazione di soggetti esterni.
  • Dopo i corsi di recupero, che si terranno nel corso dell’anno scolastico, gli studenti dovranno affrontare delle verifiche intermedie per dimostrare di aver superato il debito.
  • Alla fine dell’anno scolastico, il Consiglio di classe avviserà le famiglie degli studenti che prenderanno voti insufficienti in una o più materie, e rimanderà la decisione di promuoverli a dopo il 31 agosto, quando ci sarà la verifica finale del superamento dei debiti.
  • Dopo lo scrutinio finale la scuola organizzerà ulteriori corsi di recupero, che si terranno durante l’estate, per gli studenti che non hanno ottenuto la sufficienza in una o più discipline.
  • Entro il 31 agosto di ogni anno si dovranno concludere le iniziative di recupero e subito dopo, ma non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, si effettueranno le verifiche finali sulla base delle quali si conclude lo scrutinio con il giudizio definitivo: promozione o bocciatura. All’inizio delle lezioni tutti entreranno in classe senza debiti e i docenti potranno sviluppare il programma dell’anno regolarmente.
  • I genitori potranno decidere se far seguire ai propri figli i corsi di recupero, sia quelli intermedi che quelli estivi, oppure se avvalersi di altre modalità di recupero comunicandolo sempre alla scuola. Anche in quest’ultimo caso i docenti della classe mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi del recupero e nel verificare l’esito. L’importante è che alla fine i ragazzi passino le verifiche e dimostrino quindi di aver superato il debito (art.3).
  • Per i candidati all’esame di maturità per quest’anno si continuano ad applicare le disposizioni vigenti.
  • Alla fine del terz’ultimo e del penultimo anno di corso agli studenti che supereranno la verifica finale saranno attribuiti crediti scolastici."
Per cui, sulla base di ogni punto riportato, sono disponibile ad aprire la discussione con studenti e insegnanti per riflettere assieme sui correttivi, eventuali, da apportare al documento o da consigliare alla scuola che può avvalersi, mediante i consigli di classe, di un certo margine di iniziativa.

26/09/07

DEONTOLOGIA E REGOLE D'INGAGGIO

Introduzione
Il titolo di questo post sembra sfiorare altri campi che poco ci toccano. Quando si parla di deontologia l'ambito è filosofico, di regole d'ingaggio l'ambito è militare: luoghi e significati distanti. Eppure no. Ci sono comportamenti a scuola che sono dettati dalle regole scritte, quello che si chiama regolamento d'istituto, e altri dai codici di relazione, che attengono l'educazione e la capacità di relazionarsi agli altri con tempi e modalità differenti a seconda del livello culturale o di quello comportamentale. Spesso questa maniera di comportarsi cambia a seconda della persona con cui ci si relaziona, o dell'attenzione che questo individuo pone nei nostri confronti; altre volte è la nostra sensibilità a dover prendere il sopravvento, e lavorare d'anticipo nei confronti dell'interlocutore: capire prima di esser capiti. Per quel che ci riguarda, il lavoro degli insegnanti, nel tempo, si è caricato di ulteriori ruoli e responsabilità che esulano dal tipo di incarico e ineriscono la volontà di fare in modo che la scuola funzioni "bene". Si fa presto a comprendere una situazione, guardandola da fuori, è più difficile accettarla quando ci si è immersi completamente.

Pretesto
Qualche collega mi ha detto che non conosco perfettamente la situazione, questo non vuol dire molto: significa che rischierò di più. La mia amica Daniela, insegnante presso lo stesso istituto in cui lavoro, ha seguito negli anni precedenti a questo due classi di ragazzi che ha condotto fino all'ultimo anno, con risultati e metodologie parimenti convincenti. Sarebbe stato logico accompagnarli fino all'esame finale, ovvero: se un 'insegnante svolge bene il suo lavoro per una serie di anni è corretto che chiuda questa parabola con la soddisfazione di condurre al diploma quegli allievi. Invece no. Daniela che, come tutti, deve accettare le regole d'ingaggio dettate dalla dirigenza quest'anno ha dovuto, a malincuore, lasciare le classi che conosce per iniziare un nuovo percorso con delle prime. Io non conosco le profonde motivazioni che hanno indotto la dirigenza a perseguire questa linea di condotta, e per questo non riesco a criticarla; ma non capisco, cosa che mi fa riflettere di più, come ha potuto un altro insegnante accettare quell'incarico senza prima averne discusso con Daniela: non esiste una deontologia professionale degli insegnanti?

Morale
Probabilmente questo microevento dovrebbe insegnarci qualcosa, di là dalle sue evoluzioni. Che per esempio, come accade in molte realtà aziendali e professionali, dovremmo adottare tutti un codice etico che valorizzi i rapporti tra dirigenza, insegnanti, personale, allievi, genitori e territorio, e osservarlo, di là dai regolamenti di istituto: il codice è più importante. Come ho avuto modo di segnalare in un post precedente, esiste un trattato europeo sui diritti e doveri degli studenti; l'associazione nazionale dei dirigenti scolastici (Andis) ha un suo codice che divulga attraverso il sito internet; ho anche trovato che qualcuno sta lavorando alla definizione di un codice degli insegnanti, e che esiste una differenza tra codice deontologico, codice di comportamento e codice di disciplina. Ma, a prescindere dalla regola scritta, dovrebbe vigere una maniera di relazionarsi che attenga a modelli comportamentali ed educativi di alto profilo, gli stessi che gli insegnanti consigliano agli studenti dovrebbero valere nel rapporto tra insegnanti. Per questo, non riesco a capacitarmi di quello che è successo. Chi me lo spiega?

18/09/07

MOBILITA' DIDATTICA

Questo articolo riporta un testo, scaricato in parte da internet e compendiato con altre informazioni, sulla questione del mobbing (cliccare sul titolo del post per saperne di più) a scuola. I motivi, non troppo celati, sono già stati espressi in un precedente post. Accade anche al Salvemini, e in tal senso si sta operando: per rimuovere il disagio.

"Il fenomeno del mobbing, si sta diffondendo anche nel mondo della scuola. Come mai?
Le ragioni vanno individuate nel profondo cambiamento organizzativo che, negli ultimi anni, ha investito l’intero mondo scolastico e cioè:
• in un’accentuata verticalizzazione dei rapporti lavorativi;
• nella propensione estrema al raggiungimento di profitti che dimezza e mortifica la professione del docente che diventa sempre più un esecutore di progetti piovuti dall’alto;
• e soprattutto nell’impreparazione delle classi dirigenti alla gestione dei rapporti tra i dipendenti e con i dipendenti.

A partire dalla legge n. 29/93 sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego integrata nell’art. 21 della legge n. 59/97 (cosiddetta “legge Bassanini”), la scuola è diventata un’azienda. Il cambiamento organizzativo, in questo caso, non è stato un’ innovazione positiva e vediamo perché.
L’autonomia, nata per alleggerire la burocrazia ministeriale, ha paradossalmente “spostato” il problema gestionale ai singoli Istituti, rendendoli più complicati, sia dal punto di vista normativo e contrattuale, che da quello della convivenza civile e democratica.
L’autonomia, all’insegna della flessibilità, si è ben presto rivelata una formula in cui tutto è lecito, in barba alle norme contrattuali e alla serena convivenza civile.

I Direttori Didattici e i Presidi sono stati investiti, al termine di un “corsetto” di 300 ore, di un ruolo manageriale che li ha trasformati in Dirigenti Scolastici, con un conseguente aumento di potere e di stipendio. I Diri-manager, colti impreparati dal gravoso compito assegnatogli, per tenere sotto controllo la situazione, si sono circondati di uno staff di docenti collaboratori nominati dal dirigente stesso. Tali figure, purtroppo, si sono spesso rivelate fruitrici di privilegi e spesso premiati per fare altro dall’insegnamento.
Per dare una parvenza di equilibrio si è ritenuto opportuno avviare un nuovo livello di contrattazione sindacale: quella di istituto tra Dirigente e R.S.U.

Questo, invece, si è rivelato uno strumento di soggezione che ha intensificato le difficoltà, togliendo sempre più autonomia ai docenti i quali hanno iniziato ad avvertire pesanti incrinature nell’impianto democratico che aveva per lo più caratterizzato l’ambiente scolastico.
Si sono accorti di non essere più certi di essere garantiti nei diritti fondamentali, quali il rispetto per la propria professionalità e libertà d’insegnamento, ma soprattutto hanno verificato, anche sulla propria pelle, il progressivo imbarbarimento dei rapporto umani.
In molte scuole, insomma, si restringono i tempi e i luoghi che consentono e favoriscono lo scambio culturale e umano tra docenti e, quel che è peggio, si sta svuotando di potere decisionale il Collegio dei Docenti, che è l’organo collegiale per eccellenza, da cui dovrebbero sortire le principali proposte didattico-organizzative e le relative delibere.
Purtroppo, a presiedere questa assemblea non è un docente, eletto a scrutinio segreto dal Collegio, ma lo stesso Dirigente Scolastico, che ha altre competenze. Ne consegue che, di fronte a questo conflitto di ruoli, molti insegnanti non se la sentono di esprimere opinioni che contrastino la linea dirigenziale e quindi cedono all’omologazione, per non subire ricatti o minacce. E anche nella scuola dell’attuale riforma è prevista una “feudalizzazione” dell’organigramma del personale perché si profila una differenziazione della funzione docente tra tutor e insegnanti di laboratorio, creando disparità di trattamento tra i membri di uno stesso “corpo” insegnante.

TIPOLOGIA VITTIMA (tra i docenti)
Di solito il mobbizzato non è il classico "lavativo", ma una persona responsabile e creativa, che vuole rendersi consapevole dei propri doveri e dei propri diritti lavorativi, esigendo, quindi maggiore trasparenza amministrativa. Spesso è un docente che non vuole essere un semplice esecutore di compiti o progetti, ma che vuole essere artefice del proprio lavoro in condivisione con gli altri colleghi, in un clima di confronto democratico.

PROPOSTE
Nel nostro caso occorrerebbe ripensare al modello organizzativo delle scuole italiane, ma temo che attualmente sia un’impresa impossibile. La Scuola, così come è stata e come sarà organizzata lascerà poche speranze in questo senso. Ad ogni buon conto, per migliorare la qualità dei rapporti lavorativi sarebbe auspicabile investire l’attenzione e risorse finanziarie su:
· Formazione dei Dirigenti Scolastici affinché possano riconoscere come elementi essenziali per un rapporto lavorativo motivante e responsabile e proficuo, il rispetto e il riconoscimento della persona. Formazione che alleni all’esercizio della democrazia mediante una leadership basata sull’autorevolezza e sulla trasparenza e non sull’autorità.
· Ripristino e potenziamento della Funzione Collegiale e partecipativa.
· Predisposizione di un serio piano di accoglienza per i nuovi arrivati, per consentire loro un inserimento all’insegna della collaborazione e solidarietà.
· Formazione dei docenti volta alla conoscenza delle dinamiche relazionali e ai possibili rischi derivati da conflitti di gruppo non gestiti in modo responsabile e creativo.
· Continuare ad informare i lavoratori della scuola affinché prendano coscienza del fenomeno e si impegnino ad essere solidali con i propri colleghi, “vittime” della violenza morale.
In conclusione, se il mobbing è un fenomeno da combattere in ogni ambito lavorativo, lo è maggiormente nelle realtà scolastiche, proprio per garantire a tutti docenti la possibilità di lavorare serenamente, con dignità, trasparenza, con entusiasmo, creatività, motivazione prerogativa irrinunciabile anche per il benessere degli alunni.
Spero inoltre, che questo mio intervento possa essere utile anche ai miei colleghi e a chiunque si sia trovato in simili circostanze, che serva a prendere coraggio nel non abbattersi e nel saper reagire con l’utilizzo dell’unica modalità che abbiamo a disposizione: la cultura. Questa ci darà la possibilità di poter cambiare le nostre strategie per risolvere i problemi, di poter difendere le proprie idee in modo civile e responsabile, senza cedere all’omologazione e all’asservimento.

Modalità tipiche del mobbing

negare alla vittima la possibilità di esprimere la sua opinione
• isolarla, calunniarla, sminuire le sue capacità professionali
• farle pesare eventuali defaillances dovute a problemi legati a malattie o maternità
• indurla forzatamente al trasferimento"

16/09/07

IO CREDO CHE...

Riporto, in link (cliccare sul titolo del post), un articolo dello scrittore Pietro Citati, uscito su Repubblica il 3 luglio scorso. Non so qual'è il vostro parere, ma io credo che...

CORROBORARE

Penso debba essere l'imperativo di tutti per cambiare il corso degli eventi. Il suono della parola ricorda "collaborare", ma mentre questo ha a che fare con il lavoro (labor), l'altro (si veda l'etimo in link) ha a che vedere con la forza. In realtà è implicito il senso di "forza lavoro", ma non nel verso impiegatizio e operaio tout court del termine. Bisogna corroborare, questo sì. Partecipare agli eventi per cambiarli, mantenere alto lo spirito critico e lottare per i propri diritti quando vengono immotivatamente calpestati. Questo non significa tirarsi fuori, e fare opposizione tanto per occupare un posto. Significa, piuttosto, entrare in discussione e trovare soluzioni.

Alcune cose stanno cambiando, do ut des. Ma bisogna sempre essere solerti e attenti. E adesso vado al dunque, visto che il tema è sempre lo stesso: rendere il Salvemini una scuola, e far sì che tutti se ne rendano conto. Sta per iniziare l'anno scolastico, restano 48 ore dalla redazione di questo post. Nella tarda estate sono stati approntati lavori di restauro dei due istituti, anche se è solo restauro di facciata che poco ha a che vedere con la sostanza delle cose. La sostanza verrà a galla, col tempo. Il dirigente scolastico sta facendo scelte politically correct che, però, lasciano scorrere lasca una vela da una parte e tirano senza motivo lo spinnaker dall'altra: una navigazione dubbia, sembra, o con una rotta di cui non si conoscono le coordinate. Il nostro sito è qui per fare le dovute misurazioni: come un gps mobile.

Per andare avanti, però, ha bisogno di altri naviganti, non sperduti tra i flutti del web. Ha bisogno di chi ha coordinate e capacità di osservazione differenti, di chi sa di poter tracciare rotte diverse o, almeno, indicare possibilità di passaggi non attraversati. Collaborare corroborando. Non c'è differenza tra docenti e studenti, tecnici e ata, dirigenti e amministrativi, conta il contenuto delle osservazioni più che l'identità di chi scrive. Io mi sono messo in discussione decidendo di partecipare ad alcune commissioni di lavoro, nonostante abbia lo spirito oppositivo. Ma non si può soltanto osservare, dall'alto del faro. Questo è il cinquantesimo post di questo blog, cinquanta dall'apertura e il primo del nuovo anno scolastico. Cinquanta lettere, sollecitazioni, indicazioni, sottolineature, polemiche, trascrizioni che andrebbero lette da chi inizia un lavoro con noi. Giusto per capire...

10/09/07

IDEE, PROPOSTE, DATI, CONTENUTI

Ecco, inoltre, qualche informazione utile a tutti (come sempre). La scuola è un organismo, non una struttura: che significa? Che vive, si muove, respira, cresce, cambia esattamente come un essere vivente; mentre una struttura è rigida, statica, immobile, sempre la stessa. Ora, se la scuola è un organismo, le sue parti vitali sono le persone che la conducono; ognuno ha un ruolo, ognuno ci vive dentro e cerca di dare il proprio contributo per muovere l'organismo. Ma la scuola non è solo la nostra scuola, quanto l'insieme organizzato ed equilibrato di organismi che producono dati, idee, proposte, contenuti. La scuola vive il proprio tempo, da una parte, e sperimenta visioni di futuro, dall'altra. In tal senso l'OTE è una delle espressioni di questa ricerca. sarebbe utile che tutti gli operatori della scuola, a partire dagli studenti, ci guardassero dentro come si fa quando si cerca il proprio riflesso in un pozzo, cercando di non caderci. Come spesso faccio, lascio un link ai contenuti sul titolo e qualche traccia da seguire qui di seguito.


L' Osservatorio Tecnologico è un servizio nazionale sperimentale di tipo telematico per le scuole di ogni ordine e grado.

Compito dell' Osservatorio Tecnologico è il trasferimento tecnologico dai settori più avanzati dell'Information e Communication Technology (ICT) alla scuola, per realizzare un collegamento stabile tra mondo accademico, ricerca, imprese della net-economy e Scuola.
L'Osservatorio Tecnologico nasce in forma sperimentale nel 2000-2001 e la sua realizzazione è affidata all'Ufficio scolastico Regionale per la Liguria MIUR che nel 2002-2003 ha stipulato una convenzione con l'Università degli Studi di Genova per l'ampliamento dell'attività. Sede e laboratorio dell'Osservatorio Tecnologico sono ora presso l'Ateneo genovese.
Obiettivi dell'Osservatorio Tecnologico per le scuole sono:

  • monitorare le linee di tendenza delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;
  • realizzare un supporto di rete per le scuole sui problemi di gestione delle risorse tecnologiche;
  • fornire esempi di soluzioni adottate ed adottabili;
  • fornire un servizio di raccolta e diffusione in rete del software libero.

Con la C.M. 55 del 21/5/2002 l'Osservatorio Tecnologico diventa un progetto stabile inserito nel "Piano di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell'Informazione e Comunicazione: http://www.istruzione.it/news/2002/allegati/linee_guida.doc
L'Osservatorio Tecnologico è una misura di supporto alla Comunità professionale dei docenti del “livello C” .

L'Osservatorio Tecnologico, finanziato dal Servizio Automazione Informatica e Innovazione Tecnologica-MIUR produce e diffonde in rete approfondimenti, recensioni, linee guida e novità sull'ICT. L'Osservatorio Tecnologico è un servizio telematico, disponibile agli utenti solo su Internet. Il servizio non effettua una consulenza diretta on-site alle singole scuole, né alfabetizzazione informatica di base.

L'Osservatorio Tecnologico è realizzato interamente mediante cooperazione a distanza da un gruppo di ricercatori, professionisti ed insegnanti impegnati nell'ICT, dislocati sul territorio nazionale. Le ricerche, gli studi e tutta l'attività dell'Osservatorio tecnologico è pubblicata sotto licenza Creative Commons.

07/09/07

MEGLIO UN CAVALLO CHE TUTTO L'OLIMPO

Frase che resterà alla storia, pur se minima e locale.

Pronunciata dalla Prof. Prinzivalli proponendo una formidabile sintesi di un lunghissimo periodo a cui lascio libera interpretazione. Molti ricorderanno, piuttosto, la frase attribuita a Riccardo III re d'Inghilterra quando, affrontato da Enrico Tudor che pretendeva il trono, cercò inutilmente un cavallo per fuggire, prima di essere sconfitto e ucciso (Un cavallo, un cavallo. Il mio regno per un cavallo!). E siccome l'Olimpo (Via) è alternativo a Michelangelo (Via) ho cercato quali relazioni potessero intercorrere tra i due, e solo Zeus ci può aiutare. Anzi, ci ha aiutato.

Michelangelo, quello vero, ha dipinto un quadro che riportava il mito di Leda, splendida fanciulla amata da Zeus che per sedurla non esitò a prendere le sembianze di un cigno. La testa lievemente china, colta di profilo, tracciata con sicurezza di segno e immortalata dal vero. Ci rimane solo un disegno, visto che il dipinto originale è andato purtroppo perduto, bruciato nella Francia del Seicento perché ritenuto immorale per la sua grande sensualità. Per cui se si preferisce un cavallo all'Olimpo, figuriamoci cosa basta per il solo Zeus.

Bando alle ciance: ecco alcune novità.
a. I docenti di Italiano e Storia si divideranno tra le classi (per cui, qualora si dovessero ritrovare brandelli di docenti di lettere in corridoio è bene consegnarli alle segreterie per la ricostruzione).
b. Bisognerà fare il doppio turno per 20 giorni all'anno all'Olimpo (vedi sopra) per le prime, le seconde e le terze. Sicché, siccome tra scioperi, assemblee, riunioni e festival dell'acqua pazza le settimane di scuola saranno 20, ogni settimana avverrà un turn over in cui ci saranno, parole precise, "docenti non inclusi, alcuni con qualche problema, altri con tantissimi problemi". Ai posteri le sentenze, ardue e non.
c. La microspecializzazione è obbligatoria, non facoltativa, per cui saranno previsti rientri pomeridiani di due ore il lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 15 alle 17. Bisognerà iniziare la micro già da settembre (quindi si sa già chi la fa, con quali aziende e con quali tempi, visto che la scuola inizia il 18) per fare in modo che la teoria si svolga fino a gennaio, e poi una successione di stages. La micro è importante (parole, queste, sante) perché "i ragazzi escano sapendo e sapendo fare".
c. (bis) Tra i docenti e gli esperti si inserirà la figura dei tutors. Non saranno troppi?

Poi, per quello che può valere il mio contributo, io credo che vada risolta la questione relativa alla prof. Ciprì che si vede collocata, altro che cavallo, presso la sede centrale dell'Istituto nonostante "le carte" dicano che debba, per una questione familiare, insegnare presso la sede di Viale Michelangelo. Daniela, io con-te-sto!

Ultima nota: ma il sito del Salvemini è vivo o è morto?

04/09/07

SE SON FIORONI (reprise)

Riprendo uno degli articoli dell'ultima circolare del Ministro Fioroni, che intende riaprire le scuole ad attività extracurriculari o di recupero del debito. O è pazzo, o non ha capito cosa sta facendo. Io, comunque, approvo l'iniziativa per quanto esageratamente idealista. Il ministro, infatti, pensa ancora che la scuola, oltre ad educare, formi il carattere e le capacità culturali degli allievi. Come penso io. Ma è veramente così?

Ecco quanto, dunque:

"Con riferimento agli alunni della scuola, il prolungamento dell'orario di apertura deve essere finalizzato alla realizzazione di:
a) corsi di recupero di debiti formativi maturati negli anni precedenti, con particolare riferimento alla nuova normativa sugli esami di stato, da realizzare in attuazione degli artt. 3 e 4 del D.M. n.42 del 22 maggio 2007;
b) corsi di sostegno e di aiuto allo studio, da realizzare durante l'anno scolastico in concomitanza con lo svolgimento delle lezioni o nei periodi di sospensione dell'attività didattica, per gli studenti che evidenzino carenze di preparazione in una o più discipline, ivi compresa la scarsa padronanza della lingua italiana da parte di studenti provenienti da altri paesi,in attuazione del combinato disposto del comma 8 dell'art.3 e del comma 3 dell'art.4 del D.M. n.42 già citato;
c) moduli didattici di approfondimento e sviluppo, finalizzati alla promozione delle eccellenze;
d) sperimentazione di metodologie didattiche innovative nello studio delle discipline curricolari, quali, ad esempio, gli insegnamenti scientifici e tecnologici, la letteratura italiana, la storia contemporanea, l'apprendimento pratico della musica e dell'arte;
e) iniziative complementari di arricchimento del curricolo a forte valenza socializzante, quali, ad esempio, il teatro, le arti figurative, la musica, il canto, le attività sportive, e quant'altro risponda a concrete esigenze rappresentate dagli studenti e dalle famiglie, per contrastare la disaffezione allo studio, per potenziare il senso di appartenenza alla scuola, per favorire una interazione sistematica ed una corresponsabilità educativa fra scuola e famiglia. Per queste ultime iniziative complementari di arricchimento del curricolo, il D.P.R. n.567/96 e successive modifiche ed integrazioni disciplina modalità e procedure di attivazione, favorendo l'iniziativa degli studenti, riuniti in gruppi o in associazioni studentesche, anche al fine di incentivare la partecipazione responsabile dei giovani alla comunità scolastica; è comunque necessario che anche per tutte le altre ipotesi sopraevidenziate gli studenti siano preventivamente informati, coinvolti, motivati.

Parimenti necessario sarà il preventivo esame delle iniziative congiuntamente con le famiglie, anche per il tramite delle associazioni di rappresentanza.
Tutte le azioni, ovviamente, saranno preventivamente deliberate dagli organi collegiali competenti della scuola."

L'intero documento si recupera cliccando sul titolo del presente post.

03/09/07

LUGLIO


Col bene che "vi" voglio, io sono ancora qui.
Questo era lo stato delle cose, prima della chiusura estiva, nella sede centrale della scuola. Il blog, d'estate, è andato avanti a sobbalzi, ma adesso si ricomincia, e ci si allarga. Mi auguro che non ci siano "prese in giro".

15/08/07

AUTONOMIA (per piccina che tu sia...)

Ora, non è che Ferragosto rilancia la logorrea? No! Per questo lascio solo attivo il link alla sezione che il Ministero dell'Istruzione apre alla questione dell'autonomia. Servizio che la scuola, e ogni Istituto scolastico, dovrebbe rendere evidente per tutti e soprattutto per i neoassunti, come ero io due anni fa. Per cui, questa finestra si apre e tenta di aiutare chi ancora zoppica di scuola, me compreso.

ESODO E FERRAGOSTO


Ferragosto, mi connetto, apro il blog, lo pulisco dalle ragnatele (dal web?), e scrivo. Tra un mese riprende la scuola, di nuovo, anche quest'anno, sempre lì. Io ho un posto di insegnante da circa tre anni, non andrò mai in pensione. I ragazzi vengono a scuola, ogni anno altri, ogni anno gli stessi: uguali le fattezze, somigliano a loro stessi, ma cambiati nei comportamenti, negli atteggiamenti, nei modi, nei linguaggi, eccetera. Penso che questa scuola abbia bisogno di un canale di sfogo, che non ha, e il blog è ben poca cosa. Penso che questa scuola abbia bisogno di un impeto di passione, o che ne abbia bisogno "la scuola" in genere. Sto leggendo un libro di Corrado Stajano che si intitola "Il sovversivo", lo consiglierei ai miei studenti se non fosse che ad italiano devono studiare Manzoni. Quest'estate ho letto Verga, il Mastro-Don Gesualdo: quasi incomprensibile in molte parti, perché quella lingua è scomparsa e perché sono scomparsi i modelli di quella società, ma resta comunque un libro bellissimo. Lo consiglio ai siciliani. Ferragosto, sono a casa a Palermo da solo che scrivo e leggo e mi rilasso mentre fuori Palermo è immersa in un vortice di silenzio: irreale! Scrivo questo post per me, e per i ragazzi, e gli insegnanti, che a settembre riapriranno i loro siti preferiti, tra i quali mi immagino (vane speranze!). Scrivo questo post, aprendo con una immagine "privata" dell'ultimo collegio docenti, a chiusura dell'anno scolastico 2006/2007, dell'Istituto Salvemini: la seduta è tolta, e molti sono già andati via. Chi rimane, lo fa per chiacchierare, salutare, rimandarsi a settembre. L'immagine è normale, come molte altre, ma documenta anche una specie di diaspora: se ne sono andati 16 insegnanti, a lavorare altrove, alcuni dei quali che già occupavano un posto centrale nell'organizzazione dell'Istituto. Non ho letto questi trasferimenti come pura routine, e comunque i risultati si vedranno a partire da ottobre. A tutti gli altri, buon ritorno.

23/07/07

LA SCUOLA CHE FA POF!

Ci si appresta alle vacanze estive, le cosiddette "ferie per contratto", che ricadono tra la fine di luglio (30/31) e permangono in agosto, visto che, appunto, per contratto nazionale gli insegnanti hanno 32 giorni di ferie che, concretamente, corrispondono al mese di agosto + un giorno (quello di luglio o quello di settembre?). Mentre per i ragazzi le ferie, dette anche vacanze, sono più lunghe (tranne per chi si appresta ad una vacanza di lavoro, o a un lavoro durante le vacanze) e vanno, orientativamente (esclusi quelli che han fatto esami di stato), dal 7/8 giugno all'inzio della scuola, che varia a seconda delle regioni italiane, e delle loro province. Ma, diciamo, circa 3 mesi e qualcosa. Durante tutto il mese di agosto, immagino, si cazzeggerà sotto l'ombrellone, si farà il filo a questo e a quella, ci si annoierà o si ascolterà musica a palla. Io faccio una proposta.

Generalmente, soprattutto quando si è particolarmente elettrici (per via della compagnia, delle amicizie estive, della chiacchiera imperante, del nonsochefare e della congiuntura di tutte queste cose) ci si lascia andare a idee balzane o a progetti improbabili che, nella maggior parte dei casi, rimangono tali e nessuno ci pensa più. Allora, io propongo di scriverli su un pezzo di carta e poi di inviarli, come commento, a questo post. Ogni progetto val bene una idea di futuro.

Progetti, evidentemente, di qualunque tipo: cose che si potrebbero fare a scuola, proposte di viaggi combinate a incontri pseudoculturali, idee per tematizzare le settimane scolastiche (la settimana dell'uncinetto e quella del frisbee, per esempio), rassegne di film a tema, sport e balli di gruppo, cose utili (non sia mai che qualcuna di queste cose si perda in mezzi alle stronzate), incontri con personaggi interessanti o con professionisti del mestiere che uno pensa di poter fare, insomma quello che vi aggrada, che vi interessa, che vi piace.

Ogni proposta verrà presentata (previa valutazione che esclude quelle sconce e quelle che non corrispondono a ipotesi fattibili, tipo viaggio sulla luna) adeguatamente come proposta di progetto scolastico da inserire nel pof scolastico, visto il punto a cui si è arrivati lo scorso anno. L'idea è quella di raggiungere almeno 180 progetti siffatti, provenienti da chiunque e rivolti ad un generico gruppo di studenti: non importa a chi sono rivolti i progetti, quel che conta è che siano economici e originali. Per quanto mi riguarda io ne ho già scritti 45, e voi?

[nota selfmade: Già, io scrivo da solo per una utenza che non c'è, a luglio e con tanto di solleone. Fortuna che ho una bollicina di sodio che mi fa compagnia...]

18/07/07

DIRITTI

Esiste, per chi non ne fosse a conoscenza, uno statuto delle studentesse e degli studenti. Approvato e applicato da molte scuole. Giusto per la cronaca può essere letto, nella sua totalità, cliccando sul titolo di questo post. Riporto, qui di seguito, l'articolo 2 che fa i conti con molte delle carenze di cui il nostro istituto è portatore sano, infettato dall'andazzo in cui versano molti istituti scolastici italiani. Ma non per questo senza colpa...

Art. 2 (Diritti)

1. Lo studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l'orientamento, l'identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee. La scuola persegue la continuità dell'apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un'adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome.
2. La comunità scolastica promuove la solidarietà tra i suoi componenti e tutela il diritto dello studente alla riservatezza.
3. Lo studente ha diritto di essere informato sulle decisioni e sulle norme che regolano la vita della scuola.
4. Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. I dirigenti scolastici e i docenti, con le modalità previste dal regolamento di istituto, attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico. Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.
5. Nei casi in cui una decisione influisca in modo rilevante sull'organizzazione della scuola gli studenti della scuola secondaria superiore, anche su loro richiesta, possono essere chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione. Analogamente negli stessi casi e con le stesse modalità possono essere consultati gli studenti della scuola media o i loro genitori.
6. Gli studenti hanno diritto alla libertà di apprendimento ed esercitano autonomamente il diritto di scelta tra le attività curricolari integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola. Le attività didattiche curricolari e le attività aggiuntive facoltative sono organizzate secondo tempi e modalità che tengono conto dei ritmi di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti.
7. Gli studenti stranieri hanno diritto al rispetto della vita culturale e religiosa della comunità alla quale appartengono. La scuola promuove e favorisce iniziative volte all'accoglienza e alla tutela della loro lingua e cultura e alla realizzazione di attività interculturali.
8. La scuola si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per assicurare:
a) un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona e un servizio educativo-didattico di qualità;
b) offerte formative aggiuntive e integrative, anche mediante il sostegno di iniziative liberamente assunte dagli studenti e dalle loro associazioni;
c) iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonché per la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica;
d) la salubrità e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tutti gli studenti, anche con handicap;
e) la disponibilità di un'adeguata strumentazione tecnologica;
f) servizi di sostegno e promozione della salute e di assistenza psicologica.
9. La scuola garantisce e disciplina nel proprio regolamento l'esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a livello di classe, di corso e di istituto.
10. I regolamenti delle singole istituzioni garantiscono e disciplinano l'esercizio del diritto di associazione all'interno della scuola secondaria superiore, del diritto degli studenti singoli e associati a svolgere iniziative all'interno della scuola, nonché l'utilizzo di locali da parte degli studenti e delle associazioni di cui fanno parte. I regolamenti delle scuole favoriscono inoltre la continuità del legame con gli ex studenti e con le loro associazioni.

25/06/07

MY NAME IS MATURO

Non vi dico, non vi dico, non vi dico. Che è meglio che non vi dico. Vorrei proprio dirlo, ma è proprio meglio che non dico perché se dicessi non direi tutto; ché tutto sarebbe meno di una parte di quello che vorrei dire, ma è meglio che mi sto zitto e non vi dico. Sto tranquillo, mi metto qui in disparte, faccio finta di niente e non dico quello che mi rode dentro, meglio che non dico quello che mi rode, meglio che non parlo, non scrivo, non mi lascio andare nemmeno ai sospiri. Zitto, e mi tengo quello che vorrei dire tutto per me, e non dico, non lo dico non lo dico non lo dico, oooooh! Anche se si tratta dell'esame di maturitààààààààààààààààààààààà...

21/06/07

ASPETTANDO IL 25

Prima o poi passerà da qui.
Seconda prova, oggi, di maturità. Io sono commissario esterno ad un Liceo Scientifico. Mi sono diplomato, più di 25 anni fa, in un Liceo Scientifico, avendo frequentato, allora, la stessa sezione in cui oggi, altrove, mi trovo ad essere quello che esamina. Una lettera è una lettera, nel tempo non cambia molto. Eppure per una lettera, giusto per fare un esempio la E, Georges Perec ha fatto scandalo in Francia con due suoi libri: La Disparition e Les Revenentes. Mi trovo invece incastrato tra due lettere, vicine, dentro le quali sono stati contenuti, nel tempo fino a qui, quarantacinque ragazzi e una ventina di insegnanti. Per una serie di concause, legate alla frequenza e alla responsabilità, sono tutti sotto esame: tutti risponderanno, chi più chi meno, di quello che hanno fatto in questi anni. Per cui, il mio non è un bel ruolo. La vivo come una nuova esperienza, la vivo con grande responsabilità e un certo disagio.
Durante il compito di matematica, più di 25 anni fa, nonostante avessi avuto una discreta media in tale disciplina, sono andato in palla e così sono rimasto, per tutta la durata del compito, alla deriva del mio silenzio (chi bisbigliava veniva immediatamente sgombrato dall'aula) finché, ricordo appena, non sono riuscito a fare affiorare qualche brandello di memoria e la cosa ha cambiato aspetto. Non l'ho finito, ma quello che ho fatto, giusto o sbagliato, era una questione tra me e quel foglio a quadri. Oggi, mi tocca dirlo, sono rimasto e-s-t-e-r-r-e-f-a-t-t-o da quanto mi sono trovato a dover gestire. Non lo dico solo per decenza ma, certo, ho rivalutato veramente tanto i miei ragazzi del Salvemini per tutta una serie di ragioni, la prima delle quali deriva dalla fatica che fanno ogni volta che devono affrontare una cosa che esula dalle loro capacità critiche ed espositive. Io penso che bisognerà ripensare radicalmente l'esame di maturità, non soltanto in maniera procedurale quanto secondo un progetto tematico da cui si evinca il "carattere" formativo dell'indirizzo scolastico. Che senso ha un compito di matematica, oggi, in un liceo scientifico? E quello di greco in un classico? Perché non si procede alla definizione di una prova in cui venga, ad esempio, esposto in primo piano l'indirizzo del liceo trattando in maniera articolata (non certo con i quizzoni a schede: L'accendo? E' sicuro? L'accendo?) tutte quelle discipline il cui carattere "scientifico", per i primi, e "classico", per i secondi, possa mostrare la capacità, e la maturità, degli allievi di organizzare un discorso complesso?
Il presente, intanto, ci costringe ad attendere frementi il 25!

20/06/07

SCRIVERE IN ITALIESE

Ecco cosa è stato chiesto oggi a tutti i ragazzi italiani, compreso il figlio di Fioroni (ora, senza voler scomodare l'etica e la politica, mi viene in mente il finale del film "Il portaborse" in cui, insomma, andatevelo a rivedere), di svolgere una di queste tracce, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità. Io c'ero, presso una scuola di Palermo, come commissario esterno. Penso non si dovrebbe più chiamare esame di maturità, e può bastare. Insomma, la maturità cos'è? Dimostrare di sapere ciò che si è appreso a scuola, o proporsi come un soggetto capace di argomentare in maniera coerente su diverse cose della vita? Non credo che la questione si ponga, al Ministero. Per cui, ecco i temi:

Analisi di un testo letterario.
Argomento di Letteratura è l'undicesimo canto del Paradiso (versi 43-63 e 73-87), in cui Dante, nel cielo del Sole, incontra San Tommaso d'Aquino che gli narra la vita di San Francesco e ne esalta l'opera.

La prima domanda richiede al candidato d'individuare nei versi proposti le tre parti della ricostruzione dell'evento: l'ambiente geografico, la scena iniziale della dedizione di San Francesco alla vita religiosa e l'effetto di trascinamento sugli altri. Poi, viene richiesta una parafrasi distinta delle tre parti, in non più di venti righe complessive.

La seconda domanda pone allo studente sei questiti di analisi del testo: rilevare la frequenza dei nomi di luogo e dei termini geografici e climatici, commentare il ruolo del Sole, interpretare l'espressione con la quale Dante indica la posizione topografica di Assisi. Ancora, viene richiesto un commento sull'utilizzo dell'uso della forma locale antica del nome di Assisi, cioè "Ascesi". Segue una domanda sulla particolare terminologia con cui viene illustrata la povertà come ideale di vita e, infine, un commento sui termini con i quali Dante descrive l'ardore ascetico che genera foga e concitazione di movimenti.

La terza parte della traccia ha richiesto allo studente di esprimere le proprie considerazioni sull'importanza degli ordini religiosi, francescano e domenicano, nella storia della Chiesa e nella diffusione del messaggio evangelico nel mondo.
Un Dante molto criticato e senza dubbio inaspettato, perché era stato proposto già agli esami di due anni fa: nelle previsioni, pochi ipotizzavano sarebbe uscito anche quest'anno.

Saggio breve o articolo di giornale di argomento storico-politico.
Il tema di carattere storico-politico verteva sulla nascita della Costituzione repubblicana: "Il laborioso cammino della dittatura ad una partecipazione politica compiuta nell'Italia democratica". Proposti testi dello storico Norberto Bobbio (da "Profilo ideologico del Novecento"), del giurista Piero Calamandrei (Discorso all'Assemblea Costituente del 4 marzo '47 e "Costruire la democrazia. Premesse della Costituente"), Poi, ancora, "La Storia politica e sociale" da "Storia d'Italia, volume IV" dello storico Ernesto Ragionieri e "Gli anni della Costituente, fra politica e storia" dello storico Pietro Scoppola.


Saggio breve o articolo di giornale di argomento socio-economico.

Titolo, "Alle basi della convivenza civile e dell'esercizio del potere: giustizia, diritto, legalità". Proposti numerosi brani: dalla "Politica" di Aristotele (libro I) a "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria (capitolo II); da "Giustizia politica" del filosofo tedesco Otfried Höffe a "I metodi dell'etica" del filosofo inglese Henry Sidwick; da "Una teoria della giustizia" del filosofo contemporaneo John Rawls a "La Giustizia" del giurista e politico Giorgio Del Vecchio fino a "Diaologo intorno alla Repubblica" dello storico Norberto Bobbio e del docente di Teoria politica Maurizio Viroli.

Saggio breve o articolo di giornale di argomento artistico-letterario.
Titolo della traccia, "I luoghi dell'anima nella tradizione artistico-letteraria". Al candidato sono stati proposti alcuni documenti dal "Canzoniere" di Petrarca (CXXVI), da "Giulietta e Romeo" di Shakespeare (atto III, scena III), da "I Sepolcri" di Ugo Foscolo. Ancora, da "L'Infinito" di Giacomo Leopardi, dai "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni ("Addio, monti sorgenti dalle acque"), da "Myricae" di Giovanni Pascoli, dai "Malavoglia" di Verga. Proposti anche alcuni stralci di opere contemporanee: "L'Isola di Arturo" di Elsa Morante, "Ragazzi di Vita" di Pier Paolo Pasolini, "La collina" (dall'"Antologia di Spoon River") di Masters. A corredare i testi, anche l'opera pittorica "Il violinista sul tetto" di Marc Chagall.

Saggio breve o articolo di giornale di argomento tecnico-scientifico.
La traccia verte sulla nascita della scienza moderna, partendo dalla frase di Galileo Galilei "Sensata esperienza e dimostrazione certa". Oltre al "Saggiatore", vengono proposti brani del matematico Ivar Ekeland ("Il migliore dei mondi possibili. Matematica e destino"), dei fisici Albert Einstein e Leopold Infeld ("L'evoluzione della fisica"), del filosofo e matematico ingliese Alfred North Whitehead ("La scienza e il mondo moderno"). Ancora, dello storico e filosofo della Scienza Alexandre Koyré ("Dal mondo del pressappoco all'universo della precisione"), del fisico e chimico Ilya Prigogine e della filosofa Isabelle Stengers ("La nuova alleanza: metamorfosi della scienza") e, infine, del filosofo e storico Paolo Rossi "I filosofi e le macchine".

Tema di argomento storico.
La fine del colonialismo moderno e l'avvento del neocolonialismo tra le cause del fenomeno dell'immigrazione nei paesi europei. La traccia richiedeva al candidato di illustrare le conseugenze della colonizzazione nel cosiddetto Terzo Mondo, soffermandosi sulle ragioni degli imponenti flussi di immigrati nell'odierna Europa e sui nuovi scenari che si aprono nei rapporti tra i popoli.

Tema di ordine generale.
Il tema di ordine generale prendeva spunto da un brano del sociologo Giuseppe Tamburrano: "L'industrializzazione ha distrutto il villaggio, e l'uomo, che viveva in comunità, è diventato folla solitaria nelle megalopoli. La televisione ha ricostruito il 'villaggio globale', ma non c'è il dialogo corale al quale tutti partecipavano nel borgo attorno al castello o alla pieve. Ed è cosa molto diversa guardare i fatti del mondo passivamente, o partecipare ai fatto della comunità" (da "Il cittadino e il potere", in "In nome del Padre"). La traccia chiedeva di discutere l'affermazione citata, precisando se in essa potesse ravvisrasi un senso di nostalgia per il passato l l'esigenza di inteessere un dialogo meno formale con la comunità circostante.