La scuola non ha un regolamento d'istituto "valido", nonostante giri una copia di una cosa che è la copia di un'altra cosa. Ogni anno, prima dell'inizio d'anno, ogni istituto deve approvare un regolamento accettato da tutte le parti rappresentative dell'istituto stesso. L'organo che approva il regolamento d'istituto è il Consiglio d'Istituto, che raccoglie le componenti presenti all'interno della scuola. E il Consiglio d'Istituto, per quanto se ne sappia, non ha approvato ancora alcunché. Per cui il regolamento in circolazione non ha validità alcuna fino a quando, almeno, non verrà approvato dalle parti.
E dunque, in questi casi, a cosa ci si affida per regolare la vita all'interno dell'istituto scolastico? Teoricamente al precedente regolamento. Il precedente regolamento, che è quello tuttora adottato, accetta che le norme in esso contenute siano allineate allo Statuto delle studentesse e degli studenti (di cui il blog ha già riportato i contenuti) ma non se ne fa carico nell'articolato interno e, soprattutto, viene somministrato alla scuola senza essere stato approvato dalla componente studentesca, cosa esplicitamente richiesta dallo statuto suddetto.
Siamo in assenza di regole, dunque, solo per quanto riguarda la vita degli studenti (e, in parte, dei docenti) all'interno dell'istituzione? O mancano regole anche all'interno del sistema organizzativo? Come si sa, chi lo sa, la deregulation, o deregolazione o deregolamentazione, è quel processo per cui i governi eliminano le restrizioni degli affari al fine di incoraggiare le efficienti operazioni del mercato. La base razionale per la deregulation è, generalmente, che un minor numero di regole porta a un maggior livello di concorrenza, conseguentemente a maggior produttività, maggior efficienza e, in generale, prezzi più bassi.
Già, ma la deregulation è un sistema di semplificazione dei sistemi di regole esistenti, non l'assenza totale di regole. Se vogliamo avere un'efficienza condivisa tra soggetti che partecipano alla vita della scuola dobbiamo, innanzitutto, adottare strutturalmente regolamenti che indichino quali vie bisogna percorrere per esigere più diritti e doveri, e orientare i soggetti interessati a comprendere, assimilare e adottare tali regole, indipendentemente dalla carica ricoperta. Solo in questa maniera si può essere scuola, unico corpo riconoscibile, e interloquire sul riconoscimento dei soggetti che ad essa fanno riferimento.
[Per non sapere né leggere né scrivere] "L'espressione vuol dire chiaramente: per essere sicuri, per aver tutto in regola, per non rimanere fuori"
22/12/08
16/12/08
LA SCUOLA DEI COGLIONI
L'istituto scolastico in cui insegno, a Palermo, ha istituito dal 15 al 19 di dicembre la "Settimana dello studente", in cui gli allievi dell'istituto stesso sono stati invitati ad organizzare, con l'appoggio e il coordinamento dei loro professori, laboratori alternativi allo studio delle discipline tradizionali o previste dal piano di studi. Questo nelle premesse, non nei fatti.
Ho avuto la dimostrazione, oggi, che è impossibile selezionare tra docenti e studenti chi è coglione o chi ha i coglioni, per questo mi sono fatto una mia idea. Ovviamente non voglio generalizzare, ma ho visto che una volta che la scuola è stata trasformata in un flipper (termine obsoleto ma efficace) le varie palline ruotavano all'impazzata senza raggiungere nessun altro obiettivo che il loro punto di partenza.
Ecco l'argomento della maggior parte dei laboratori, avallati dai docenti: pallavolo, pingpong, playstation, canto, musica, cineforum, e quant'altro del genere. Un centro sociale geriatrico, mancavano i balli sociali e il torneo di briscola e tressette. Penso che una scuola autogestita possa diventare una buona occasione per sperimentare relazioni e contenuti, non per fregarsene di tutto e prolungare il tempo pieno che si fa a casa (facendosi friggere il cervello dalla televisione) anche nel luogo in cui è ancora possibile, con un cervello non fritto, crescere intellettivamente.
Con il termine coglione, lo si sa, si intende l'accezione popolare di una parte anatomica del corpo umano. Il termine è anche un insulto entrato da tempo nel linguaggio corrente con il significato di "persona poco avveduta che non prevede le conseguenze dei propri atti per insufficiente intelligenza"; e tuttavia mantiene caratteristiche di innegabile volgarità. Viene frequentemente adoperato per prendere in giro o ingiuriare qualcuno (ad esempio, ne "I Malavoglia" di Giovanni Verga, padron 'Ntoni viene giudicato "minchione" dalla comunità perché incapace di perseguire i propri interessi).
Al plurale, sempre con tinte di volgarità ma questa volta in senso tutt'altro che dispregiativo, viene usato in varie espressioni colorite, quali "avere i coglioni" (o anche "averci le palle" o gli "attributi") per indicare una persona particolarmente capace e degna di ammirazione (uomo o anche donna, per un'impropria ma suggestiva forma di estensione). Ora, ecco il quadruccio, mi pare di avere notato per i corridoi della scuola una generazione di coglioni che si compiacevano, tutto sommato, d'esserlo, docenti e studenti che siano. Ma la scuola che figura ci fa?
La scuola ha i coglioni, o dovrebbe averli per gestire una matassa del genere. Li ha in senso figurato e li ha tecnicamente. Se i coglioni appartengono alla scuola, o la frequentano, la scuola ha i coglioni. Ma se i coglioni, che fanno parte della scuola, sottendono le attività di altri coglioni e non si rendono conto della coglionaggine generale che ormai ha pervaso gli spazi, le relazioni e gli atti, allora bisogna dire che la scuola è dei coglioni. Ai lettori l'ardua sentenza. Per quel che mi riguarda io sono portatore sano di coglionaggine, ma almeno so perché!!!
Ho avuto la dimostrazione, oggi, che è impossibile selezionare tra docenti e studenti chi è coglione o chi ha i coglioni, per questo mi sono fatto una mia idea. Ovviamente non voglio generalizzare, ma ho visto che una volta che la scuola è stata trasformata in un flipper (termine obsoleto ma efficace) le varie palline ruotavano all'impazzata senza raggiungere nessun altro obiettivo che il loro punto di partenza.
Ecco l'argomento della maggior parte dei laboratori, avallati dai docenti: pallavolo, pingpong, playstation, canto, musica, cineforum, e quant'altro del genere. Un centro sociale geriatrico, mancavano i balli sociali e il torneo di briscola e tressette. Penso che una scuola autogestita possa diventare una buona occasione per sperimentare relazioni e contenuti, non per fregarsene di tutto e prolungare il tempo pieno che si fa a casa (facendosi friggere il cervello dalla televisione) anche nel luogo in cui è ancora possibile, con un cervello non fritto, crescere intellettivamente.
Con il termine coglione, lo si sa, si intende l'accezione popolare di una parte anatomica del corpo umano. Il termine è anche un insulto entrato da tempo nel linguaggio corrente con il significato di "persona poco avveduta che non prevede le conseguenze dei propri atti per insufficiente intelligenza"; e tuttavia mantiene caratteristiche di innegabile volgarità. Viene frequentemente adoperato per prendere in giro o ingiuriare qualcuno (ad esempio, ne "I Malavoglia" di Giovanni Verga, padron 'Ntoni viene giudicato "minchione" dalla comunità perché incapace di perseguire i propri interessi).
Al plurale, sempre con tinte di volgarità ma questa volta in senso tutt'altro che dispregiativo, viene usato in varie espressioni colorite, quali "avere i coglioni" (o anche "averci le palle" o gli "attributi") per indicare una persona particolarmente capace e degna di ammirazione (uomo o anche donna, per un'impropria ma suggestiva forma di estensione). Ora, ecco il quadruccio, mi pare di avere notato per i corridoi della scuola una generazione di coglioni che si compiacevano, tutto sommato, d'esserlo, docenti e studenti che siano. Ma la scuola che figura ci fa?
La scuola ha i coglioni, o dovrebbe averli per gestire una matassa del genere. Li ha in senso figurato e li ha tecnicamente. Se i coglioni appartengono alla scuola, o la frequentano, la scuola ha i coglioni. Ma se i coglioni, che fanno parte della scuola, sottendono le attività di altri coglioni e non si rendono conto della coglionaggine generale che ormai ha pervaso gli spazi, le relazioni e gli atti, allora bisogna dire che la scuola è dei coglioni. Ai lettori l'ardua sentenza. Per quel che mi riguarda io sono portatore sano di coglionaggine, ma almeno so perché!!!
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14/12/08
LABORATORI NARRATIVI

Per tre settimane, o su di lì, non si andrà a scuola a fare i professori né gli studenti. Questo accade al Salvemini, a Palermo, la scuola che frequento da insegnante. Questa settimana, dal 15 al 19, ci sarà la Settimana dello Studente, laboratori e incontri a tema variabile, richiesti, sollecitati o attesi dagli allievi, e i professori lì a fare da spalla o da interlocutore. Insomma, si pensa che debba essere così.
Poi, come sovente accade, i professori non riescono a svestire il ruolo e continuano a fare quel che chiede loro il protocollo proponendo laboratori legati alle discipline che normalmente insegnano. Il prof di italiano (per fare esempi generici) fa un laboratorio su Dante, quello di matematica ne fa uno sui numeri primi (senza siparietti letterari) e quello di disegno fa dipingere delle tele. Ma non era questo lo spirito, o così io non interpreto.
Io ho invitato Daniele Billitteri e Davide Enia avventurandomi in due laboratori narrativi, per ascoltarli parlare di Palermo e "acchiappare", come loro san fare bene, i ragazzi dell'Istituto per legarli, nel fiume di parole, alla loro città, più di quanto loro sappiano mai essere. I narratori hanno questo dono, e questo piacere: saper fare vedere cose che nel momento in cui loro parlano non sono lì, e far sentire il mondo attorno a queste cose. Per questo amo Daniele e Davide, e loro lo sanno.
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12/12/08
10 REGOLE UTILI (prima di un'assemblea d'Istituto)
L'assemblea d'Istituto, oggi, qui, viene richiesta solo perché ne va fatta almeno una, una volta al mese, senza capire l'importanza che ha questo strumento nella conduzione della vita scolastica. Per quante assemblee d'Istituto si facciano, non sono evidenti i risultati concreti di questi incontri né le ipotesi di dialogo intavolate con la dirigenza della scuola. Per questo motivo, indico qui dieci semplici regole che possono essere utili a chi ricopre il ruolo di rappresentante d'istituto e di classe.
REGOLA 1
Leggere bene, sottolineare, studiare, ricordare, imparare lo STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI che è stato aggiornato dal DPR 235/07
REGOLA 2
Fare richiedere, da parte dei rappresentanti di classe, una assemblea di classe, nella cui richiesta vanno formulati pochi ma sostanziosi punti di cui discutere. Per svolgere l'assemblea (se ne può fare una al mese) bisogna richiedere la disponibilità dei docenti in cui ricade l'ora dell'assemblea.
REGOLA 3
Ogni assemblea di classe dovrà redigere un verbale sui contenuti discussi, sui problemi della classe e sulle proposte che sono emerse. Il verbale può essere un semplice quadernone a quadri o a righe. Sul verbale va riportato il giorno e l'ora in cui si è svolta l'assemblea, gli alunni presenti e un elenco per punti delle cose di cui si è parlato.
REGOLA 4
Copie, o fotocopie, dei verbali vanno raccolte dai rappresentanti d'Istituto e ordinati (organizzati) per tipologia di problemi e di proposte. Mentre il verbale della classe deve rimanere nelle mani di uno dei rappresentanti di classe o, se disponibile, nell'aula destinata dalla scuola agli studenti.
REGOLA 5
La sintesi dei verbali delle classi, gestita dai rappresentanti d'Istituto, diventerà la base per la richiesta di un comitato studentesco (assemblea dei rappresentanti di classe) durante il quale dovranno essere evidenziati i punti (problemi e proposte) da sottoporre al Consiglio d'Istituto da parte dei rappresentanti d'Istituto. Tali punti, in forma d'elenco, dovranno essere accettati o respinti dall'assemblea d'Istituto.
REGOLA 6
Prima di richiedere l'assemblea d'Istituto i rappresentanti d'Istituto dovranno fornire l'elenco dei punti sopradetti emersi dalla riunione del comitato studentesco, in maniera tale che i rappresentanti di classe possano informare in anticipo la propria classe delle cose di cui si discuterà in assemblea.
REGOLA 7
Una volta richiesta l'assemblea (se ne può svolgere una al mese) bisognerà preparare una copia dell'elenco dei punti all'ordine del giorno da esporre preventivamente (qualche giorno prima) alla bacheca degli studenti o alla bacheca d'Istituto. In tal modo gli studenti della scuola verranno informati, sia dal rappresentante di classe che dalla bacheca pubblica, con un certo anticipo delle cose di cui si discuterà, o di cui sarà richiesto il voto.
REGOLA 8
L'assemblea, una volta riunita, si esprimerà innanzitutto, ad alzata di mano, sui punti all'ordine del giorno e successivamente su questioni emerse successivamente ai consigli di classe o al comitato studentesco. I punti votati e approvati faranno parte del documento di richieste, problemi, proposte da sottoporre al Dirigente scolastico e al Consiglio d'Istituto.
REGOLA 9
Il Consiglio d'Istituto, per discutere le proposte degli studenti, dovrà ricevere con un certo anticipo (almeno 15 giorni prima del suo svolgimento) le questioni deliberate dall'assemblea d'Istituto, in maniera che possano essere inserite nell'ordine del giorno. Tale documento dovrà essere consegnato al protocollo della scuola, datato e controfirmato dai rappresentanti d'Istituto, e indirizzato sia al Dirigente scolastico che al Presidente del Consiglio d'Istituto.
REGOLA 10
Una volta che i punti verranno discussi in Consiglio d'Istituto sarà cura dei rappresentanti d'Istituto redigere una lettera agli studenti in cui andrà inserito:
a. l'elenco delle richieste fatte, approvate dall'assemblea d'Istituto
b. un breve riassunto della discussione svolta
c. gli esiti delle richieste, approvate o respinte dal Consiglio e con che tipo di votazione (all'unanimità o a maggioranza).
REGOLA 1
Leggere bene, sottolineare, studiare, ricordare, imparare lo STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI che è stato aggiornato dal DPR 235/07
REGOLA 2
Fare richiedere, da parte dei rappresentanti di classe, una assemblea di classe, nella cui richiesta vanno formulati pochi ma sostanziosi punti di cui discutere. Per svolgere l'assemblea (se ne può fare una al mese) bisogna richiedere la disponibilità dei docenti in cui ricade l'ora dell'assemblea.
REGOLA 3
Ogni assemblea di classe dovrà redigere un verbale sui contenuti discussi, sui problemi della classe e sulle proposte che sono emerse. Il verbale può essere un semplice quadernone a quadri o a righe. Sul verbale va riportato il giorno e l'ora in cui si è svolta l'assemblea, gli alunni presenti e un elenco per punti delle cose di cui si è parlato.
REGOLA 4
Copie, o fotocopie, dei verbali vanno raccolte dai rappresentanti d'Istituto e ordinati (organizzati) per tipologia di problemi e di proposte. Mentre il verbale della classe deve rimanere nelle mani di uno dei rappresentanti di classe o, se disponibile, nell'aula destinata dalla scuola agli studenti.
REGOLA 5
La sintesi dei verbali delle classi, gestita dai rappresentanti d'Istituto, diventerà la base per la richiesta di un comitato studentesco (assemblea dei rappresentanti di classe) durante il quale dovranno essere evidenziati i punti (problemi e proposte) da sottoporre al Consiglio d'Istituto da parte dei rappresentanti d'Istituto. Tali punti, in forma d'elenco, dovranno essere accettati o respinti dall'assemblea d'Istituto.
REGOLA 6
Prima di richiedere l'assemblea d'Istituto i rappresentanti d'Istituto dovranno fornire l'elenco dei punti sopradetti emersi dalla riunione del comitato studentesco, in maniera tale che i rappresentanti di classe possano informare in anticipo la propria classe delle cose di cui si discuterà in assemblea.
REGOLA 7
Una volta richiesta l'assemblea (se ne può svolgere una al mese) bisognerà preparare una copia dell'elenco dei punti all'ordine del giorno da esporre preventivamente (qualche giorno prima) alla bacheca degli studenti o alla bacheca d'Istituto. In tal modo gli studenti della scuola verranno informati, sia dal rappresentante di classe che dalla bacheca pubblica, con un certo anticipo delle cose di cui si discuterà, o di cui sarà richiesto il voto.
REGOLA 8
L'assemblea, una volta riunita, si esprimerà innanzitutto, ad alzata di mano, sui punti all'ordine del giorno e successivamente su questioni emerse successivamente ai consigli di classe o al comitato studentesco. I punti votati e approvati faranno parte del documento di richieste, problemi, proposte da sottoporre al Dirigente scolastico e al Consiglio d'Istituto.
REGOLA 9
Il Consiglio d'Istituto, per discutere le proposte degli studenti, dovrà ricevere con un certo anticipo (almeno 15 giorni prima del suo svolgimento) le questioni deliberate dall'assemblea d'Istituto, in maniera che possano essere inserite nell'ordine del giorno. Tale documento dovrà essere consegnato al protocollo della scuola, datato e controfirmato dai rappresentanti d'Istituto, e indirizzato sia al Dirigente scolastico che al Presidente del Consiglio d'Istituto.
REGOLA 10
Una volta che i punti verranno discussi in Consiglio d'Istituto sarà cura dei rappresentanti d'Istituto redigere una lettera agli studenti in cui andrà inserito:
a. l'elenco delle richieste fatte, approvate dall'assemblea d'Istituto
b. un breve riassunto della discussione svolta
c. gli esiti delle richieste, approvate o respinte dal Consiglio e con che tipo di votazione (all'unanimità o a maggioranza).
11/12/08
Il futuro è adesso...5 minuti fa!
La storia ci afferma che si può cambiare, in base agli sbagli dei nostri antenati potremmo sapere ciò che dobbiamo o non dobbiamo fare, capire quale sia il bene o il male, quale scelta intraprendere, se sia giusta o sbagliata, non è poi tanto difficile, bisogna avere solo un po’ di buona volontà e di buon senso! Attraverso il passato sappiamo quali possono essere i nostri errori, il problema è che quasi nessuno cerca di non commetterli nuovamente, destinati a un futuro uguale a ieri?? Per capire che bisogna fare dei cambiamenti, per forza dobbiamo essere sopraffatti da notizie di stragi? Be fino adesso è stato così, anzi ancora di cambiamenti non se ne vede nemmeno l’ombra!
Forse siamo cechi o forse non abbiamo le giuste conoscenze per sapere quale fosse la realtà, ma per noi la realtà è quella che vediamo, non quella chiamata “apparenza”, apparenza di persone che si vantano di governare un buon paese quando di quel paese non sanno nemmeno quali fossero i problemi reali! Problemi? Quali problemi? Loro possono anche scrivere una pagina dei loro problemi, ma le gente dei nostri quartieri potrebbero scriverci un libro di problemi! Il degrado morale, psicologico, fisico, sanitario, si guadagna a stento e a stento si riesce a mantenere una famiglia! Gente che si lamenta perche muore di fame, e gente che si lamenta perché il suo stipendio di 10 mila euro è stato dimezzato! Questa non è democrazia, è solo un despotismo di uomini che camuffando le loro bravate dicono di fare le leggi a nostro favore ma in realtà i favori li fanno a loro stessi, tutto va a loro vantaggio, non di certo a noi, e se noi abbiamo qualche vantaggio è solo per puro caso o perché non possono farne a meno!
Dicono di dimezzare i costi dei finanziamenti nelle scuole pubbliche, si, così chi ha come scuola una struttura inagibile e non ha i mezzi per poter andare in una scuola privata ha due possibilità, o abbandonare gli studi o rischiare di rimanere sotto le macerie in un tetto che crolla, sperando che ti vada bene! Be che dire, una bella prospettiva no?!
Siamo stanchi di gridare al mondo intero dove ha abbandonato i NOSTRI DIRITTI, cerchiamo di confondere il male dal bene per cercare di avere una risposta, ma nessuno sta a sentire ciò che pensiamo, ci sentiamo esclusi da ogni decisione che si prende in base ai NOSTRI DOVERI, urliamo, ma il silenzio persiste, i nostri ideali le nostre speranze non hanno più un fondamento solido, e le nostre menti vagano per non stare a sentire le fandonie di chi non vuole ascoltare prima noi!
Siamo stanchi di gridare al mondo intero dove ha abbandonato i NOSTRI DIRITTI, cerchiamo di confondere il male dal bene per cercare di avere una risposta, ma nessuno sta a sentire ciò che pensiamo, ci sentiamo esclusi da ogni decisione che si prende in base ai NOSTRI DOVERI, urliamo, ma il silenzio persiste, i nostri ideali le nostre speranze non hanno più un fondamento solido, e le nostre menti vagano per non stare a sentire le fandonie di chi non vuole ascoltare prima noi!
Il futuro potrebbe essere identico al passato, ma se si fanno le giuste scelte potremmo anche cambiare le nostre speranze!
Questo è un documento tratto da un discorso di Piero Calamandreri pronunciato al terzo Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 Febbraio del 1950. Penso sia giusto farvi leggere questo documento perché nonostante sia di molto tempo fa, riflette un po’ l’attualità dei nostri tempi; è vero è un pò lunghetto ma vale la pena leggerlo, a me personalmente ha scaturito una risatina sarcastica.
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole in Stato di scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle i Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposi a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Cosi la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi in questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”
Ognuno si faccia una propria idea… io mi sono già fatta la mia!
06/12/08
CU ARRIVA IETTA VUCI

Se fossi uno studente del Salvemini, per una volta, andrei a teatro. Se fossi un docente del Salvemini, per una volta, ci andrei pure io. E ci andrei, pure, se fossi solo un impiegato, un amministrativo, un tecnico o un ata. Per una volta, almeno questa volta.
27/11/08
IL NUMERO LEGALE
Come si rileva dalla Legge 169/2008 e dal Piano Programmatico APREA, che evidenzio in link da un sito di alcuni genitori italiani, le problematiche scolastiche sono distanti dall'essere risolte. Di queste questioni ci sono molti docenti, molte famiglie, molti studenti e molta parte del personale ata, disinformati o che presumono di conoscere i contenuti di quello che accadrà sulla base di opinioni di altri che leggono o sentono attraverso i media. Quelle opinioni sono orientate. Da qualunque parte arrivino. Bisognerebbe mettersi a leggere le carte, ma chi lo fa? C'è altro a cui pensare!!!
Per informare i docenti e, almeno, il personale ata della nostra scuola, ho invitato i docenti a sottoscrivere una richiesta di collegio straordinario da tenere a scuola fuori dall'orario scolastico e prima dei prossimi scrutini e/o consigli di classe, per fare in modo di avvisare, mediante materiale informativo, le famiglie degli allievi di quelle che saranno le novità prossime venture. Questa raccolta di firme NON ha raggiunto il numero legale. Per cui ringrazio comunque i proff. MESSINA R., PALMERI, DI MARIA, GABRIELE, MATTINA, CARONIA, VENZA, DE GREGORIO, PULEO, DI SALVO, MESSINA G., FEROTTI, PECORARO, ROTOLO, RAIA, BARTOCCELLI, BONURA, CORDARO, MARINO, MARIOLO, SALVO, DI PIETRA, GUARNERI, CASTAGNETTA, DI GLORIA, DI GIORGI, COSTANZO, MEZZATESTA, ORLANDO, DAVI', GIAMMANCHERI, SCHIAVO, D'ANGELO, RUSSO, D'ASTA, CUSIMANO, TROJA, RE, INTELISANO, DE SANTI, NAPOLI, COSTA, CINA', LATTUCA, SPINNATO, NOTO, VENTURELLA, SINATRA, SAMPINO, VERACE, GENOVA, SALAMONE, MONTALTO, COSTANTINO, MARCENO', DI GIORGI, FRANCO, RENNA, MESSINA A.M., FIANDACA, SPADAFORA, PITISCI, MIRASOLE di avere sottoscritto la richiesta dimostrando di avere a cuore le sorti della scuola, e della loro in particolare.
Evidentemente non tutti vogliono essere informati più di tanto o, cosa che mi auguro, tutti gli altri sono talmente bene informati da riuscire a discernere tra quello che sta accadendo, oggi, e quello che accadrà negli anni a venire. In seguito a tale mancanza di numero legale, opterò per una richiesta di assemblea aperta anche alle altre componenti scolastiche per avere chiaro il termometro della situazione. Vuoi vedere che?...
Per informare i docenti e, almeno, il personale ata della nostra scuola, ho invitato i docenti a sottoscrivere una richiesta di collegio straordinario da tenere a scuola fuori dall'orario scolastico e prima dei prossimi scrutini e/o consigli di classe, per fare in modo di avvisare, mediante materiale informativo, le famiglie degli allievi di quelle che saranno le novità prossime venture. Questa raccolta di firme NON ha raggiunto il numero legale. Per cui ringrazio comunque i proff. MESSINA R., PALMERI, DI MARIA, GABRIELE, MATTINA, CARONIA, VENZA, DE GREGORIO, PULEO, DI SALVO, MESSINA G., FEROTTI, PECORARO, ROTOLO, RAIA, BARTOCCELLI, BONURA, CORDARO, MARINO, MARIOLO, SALVO, DI PIETRA, GUARNERI, CASTAGNETTA, DI GLORIA, DI GIORGI, COSTANZO, MEZZATESTA, ORLANDO, DAVI', GIAMMANCHERI, SCHIAVO, D'ANGELO, RUSSO, D'ASTA, CUSIMANO, TROJA, RE, INTELISANO, DE SANTI, NAPOLI, COSTA, CINA', LATTUCA, SPINNATO, NOTO, VENTURELLA, SINATRA, SAMPINO, VERACE, GENOVA, SALAMONE, MONTALTO, COSTANTINO, MARCENO', DI GIORGI, FRANCO, RENNA, MESSINA A.M., FIANDACA, SPADAFORA, PITISCI, MIRASOLE di avere sottoscritto la richiesta dimostrando di avere a cuore le sorti della scuola, e della loro in particolare.
Evidentemente non tutti vogliono essere informati più di tanto o, cosa che mi auguro, tutti gli altri sono talmente bene informati da riuscire a discernere tra quello che sta accadendo, oggi, e quello che accadrà negli anni a venire. In seguito a tale mancanza di numero legale, opterò per una richiesta di assemblea aperta anche alle altre componenti scolastiche per avere chiaro il termometro della situazione. Vuoi vedere che?...
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ASSESTANTE

Viene da assestare, che nel dizionario si definisce così: "Porre a sesto, cioè al suo posto. Mettere in buon ordine. Aggiustare. Dunque "assestante" è una cosa che "si mette a posto, si aggiusta".
A sestante può riguardare o la sesta parte di un tutto [dal latino sextantem, che deriva a sua volta da sex-tus (sesto), forma ordinata di sex (sei) e una desinente di participio presente)].
A sestante può anche tenere in considerazione un tipo di navigazione (a sestante, appunto) basata su uno strumento astronomico a riflessione contenente la sesta parte della circonferenza del cerchio che ha un lembo diviso in 60 gradi e serve a misurare gli angoli di declinazione terrestre.
Oppure, ancora, a se stante è un'espressione che indica una cosa che sta da sola, per sé, non ha un simile o che sta da una parte, a se stante, appunto.
Perché questa premessa? Perché mi chiedo, visto l'andazzo, se la scuola sia a se stante, vada a sestante o si proponga assestante?
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25/11/08
NOTTE BIANCA PER LA SCUOLA
Ricevo e inoltro questo invito. Un invito non è solo una richiesta di partecipazione, ma un segnale che alcune cose ancora non stanno al loro posto e che incidono sulla vita, la vivibilità, l'organizzazione e il futuro delle scuole. L'invito riguarda chi può essere a Palermo il prossimo venerdì sera, ma è anche un suggerimento a muoversi in tal senso anche presso le proprie realtà, città, scuole.
"Gentili Genitori,
con la presente noi operatori della scuola pubblica intendiamo informarVi per condividere la nostra profonda preoccupazione sul futuro della nostra scuola.
- Dall'anno scolastico 2009/2010 viene aumentato il numero degli alunni nelle classi.
- Viene modificata l’organizzazione del tempo scuola con riduzione dell’orario e delle attività integrative.
- Viene ridimensionata la rete scolastica: chiusi o accorpati i plessi con meno di 50 alunni e gli Istituti scolastici con meno di 500; ridimensionato l’assetto organizzativo–didattico dei centri di istruzione per adulti (i corsi serali). Complessivamente si tratta di un taglio di finanziamenti di 7 miliardi e 832 milioni di euro senza reinvestimenti nella scuola.
- Nella Scuola Elementare viene istituito l’INSEGNANTE UNICO che cancella e stravolge l’esperienza del tempo pieno e dei moduli, che hanno prodotto in questi anni importanti e notevoli risultati. Le classi funzioneranno con orario di ventiquattro ore settimanali. L’insegnante unico insegnerà tutto, l’Inglese e l’Informatica compresi, anche se non li conosce.
Il termine delle lezioni alle 12.30 creerà ovvie difficoltà ai genitori lavoratori. Nessun laboratorio, né uscite didattiche.
- L’istituzione delle classi “differenziali” per gli studenti “stranieri” riduce l’integrazione e rallenta l’apprendimento della lingua italiana; il numero di posti degli insegnanti di sostegno, nonostante l’aumento delle richieste, viene bloccato all’anno scolastico 2006/2007. CIO’ SIGNIFICA MENO ATTENZIONE NEI CONFRONTI DEI BAMBINI CON MAGGIORI DIFFICOLTA’.
- Diminuisce il numero dei COLLABORATORI SCOLASTICI, e verrà meno quindi la funzione di vigilanza della struttura, di pulizia degli istituti e assistenza ai bambini.
La RIDUZIONE DEL PERSONALE DOCENTE di 87.400 unità, del PERSONALE ATA di 44.500 e dei FINANZIAMENTI in maniera generalizzata, paralizza le scuole di ogni ordine e grado privandole di risorse umane ed economiche.
A tutto ciò si aggiunga la totale mancanza di attenzione da parte degli Enti Locali nei confronti della scuola. Vi sarete certamente accorti che negli ultimi due anni non è stato fornito neanche il minimo indispensabile per l’attuazione di quel diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione e cioè il BUONO-LIBRI. Le scuole del nostro territorio non riescono oramai neanche a comprare detersivi e carta igienica!
A Palermo è grave la situazione della manutenzione degli edifici scolastici con evidente pericolo per la salute, ed in qualche caso per la sicurezza, nostra e per quella dei nostri figli.
Gli operatori della scuola e gli studenti chiedono una “VERA” riforma della Scuola che migliori le condizioni di vita al suo interno promuovendo la FORMAZIONE, la DIDATTICA, la CULTURA e l’INTEGRAZIONE.
Ci batteremo, ci impegneremo, informeremo per fermare questo progetto di devastazione della Scuola pubblica. A tal fine Vi invitiamo a partecipare alla fiaccolata a SOSTEGNO DELLA SCUOLA PUBBLICA durante la “NOTTE BIANCA” che avrà luogo VENERDI’ 28 NOVEMBRE 2008 davanti all’ITC Pio La Torre con corteo che partirà da Piazza Principe di Camporeale alle ore 20.00"
"Gentili Genitori,
con la presente noi operatori della scuola pubblica intendiamo informarVi per condividere la nostra profonda preoccupazione sul futuro della nostra scuola.
- Dall'anno scolastico 2009/2010 viene aumentato il numero degli alunni nelle classi.
- Viene modificata l’organizzazione del tempo scuola con riduzione dell’orario e delle attività integrative.
- Viene ridimensionata la rete scolastica: chiusi o accorpati i plessi con meno di 50 alunni e gli Istituti scolastici con meno di 500; ridimensionato l’assetto organizzativo–didattico dei centri di istruzione per adulti (i corsi serali). Complessivamente si tratta di un taglio di finanziamenti di 7 miliardi e 832 milioni di euro senza reinvestimenti nella scuola.
- Nella Scuola Elementare viene istituito l’INSEGNANTE UNICO che cancella e stravolge l’esperienza del tempo pieno e dei moduli, che hanno prodotto in questi anni importanti e notevoli risultati. Le classi funzioneranno con orario di ventiquattro ore settimanali. L’insegnante unico insegnerà tutto, l’Inglese e l’Informatica compresi, anche se non li conosce.
Il termine delle lezioni alle 12.30 creerà ovvie difficoltà ai genitori lavoratori. Nessun laboratorio, né uscite didattiche.
- L’istituzione delle classi “differenziali” per gli studenti “stranieri” riduce l’integrazione e rallenta l’apprendimento della lingua italiana; il numero di posti degli insegnanti di sostegno, nonostante l’aumento delle richieste, viene bloccato all’anno scolastico 2006/2007. CIO’ SIGNIFICA MENO ATTENZIONE NEI CONFRONTI DEI BAMBINI CON MAGGIORI DIFFICOLTA’.
- Diminuisce il numero dei COLLABORATORI SCOLASTICI, e verrà meno quindi la funzione di vigilanza della struttura, di pulizia degli istituti e assistenza ai bambini.
La RIDUZIONE DEL PERSONALE DOCENTE di 87.400 unità, del PERSONALE ATA di 44.500 e dei FINANZIAMENTI in maniera generalizzata, paralizza le scuole di ogni ordine e grado privandole di risorse umane ed economiche.
A tutto ciò si aggiunga la totale mancanza di attenzione da parte degli Enti Locali nei confronti della scuola. Vi sarete certamente accorti che negli ultimi due anni non è stato fornito neanche il minimo indispensabile per l’attuazione di quel diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione e cioè il BUONO-LIBRI. Le scuole del nostro territorio non riescono oramai neanche a comprare detersivi e carta igienica!
A Palermo è grave la situazione della manutenzione degli edifici scolastici con evidente pericolo per la salute, ed in qualche caso per la sicurezza, nostra e per quella dei nostri figli.
Gli operatori della scuola e gli studenti chiedono una “VERA” riforma della Scuola che migliori le condizioni di vita al suo interno promuovendo la FORMAZIONE, la DIDATTICA, la CULTURA e l’INTEGRAZIONE.
Ci batteremo, ci impegneremo, informeremo per fermare questo progetto di devastazione della Scuola pubblica. A tal fine Vi invitiamo a partecipare alla fiaccolata a SOSTEGNO DELLA SCUOLA PUBBLICA durante la “NOTTE BIANCA” che avrà luogo VENERDI’ 28 NOVEMBRE 2008 davanti all’ITC Pio La Torre con corteo che partirà da Piazza Principe di Camporeale alle ore 20.00"
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20/11/08
100
Esiste una specie di proposta di riforma strutturale degli Istituti Professionali, contenuta nella Legge 40/2007, il cui titolo dell'articolo, il 13, sembra essere stato scritto da un autore satirico. Questo è il post numero 100 del blog Runniegghié, e mi pare giusto dedicarlo al titolo di un articolo di legge (nonostante tutto) che è:
"Disposizioni urgenti in materia di istruzione tecnico-professionale e di valorizzazione dell'autonomia scolastica. Misure in materia di rottamazione di autoveicoli. Semplificazione del procedimento di cancellazione dell'ipoteca per i mutui immobiliari. Revoca delle concessioni per la progettazione e la costruzione di linee ad alta velocita' e nuova disciplina degli affidamenti contrattuali nella revoca di atti amministrativi."
Se chi l'ha scritto non è un genio della comicità, perlomeno è figlio del nostro tempo schizofrenico e senza senso.
"Disposizioni urgenti in materia di istruzione tecnico-professionale e di valorizzazione dell'autonomia scolastica. Misure in materia di rottamazione di autoveicoli. Semplificazione del procedimento di cancellazione dell'ipoteca per i mutui immobiliari. Revoca delle concessioni per la progettazione e la costruzione di linee ad alta velocita' e nuova disciplina degli affidamenti contrattuali nella revoca di atti amministrativi."
Se chi l'ha scritto non è un genio della comicità, perlomeno è figlio del nostro tempo schizofrenico e senza senso.
18/11/08
GET UP STAND UP
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Non arrendetevi
Predicatore, non raccontarmi
Che il Paradiso è sottoterra
So che non sai
Quel che vale davvero la vita
Non è tutto oro quel che luccica
Metà della storia non è mai stata narrata
Così ora che vedete la luce
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Non arrendetevi
La maggior parte della gente pensa
Che il Bene scenderà dal Cielo
Porterà via ogni cosa
E renderà tutti felici
Ma se capiste quanto vale la vita
Badereste alla vostra su questa terra
E ora che avete visto la luce
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi (Sì sì)
Ribellatevi per i vostri diritti (Oh)
Alzatevi, ribellatevi (Alzatevi, ribellatevi)
Non arrendetevi (La vita è un vostro diritto)
Alzatevi, ribellatevi (Quindi non possiamo arrenderci)
Ribellatevi per i vostri diritti (Signore Signore)
Alzatevi, ribellatevi (Il popolo continua a lottare)
Non arrendetevi (Sì)
Siamo esasperati dal vostro facile gioco ruffiano
Morire e andare in Paradiso nel nome di Gesù
Sappiamo e comprendiamo
Che Dio Onnipotente è un uomo vivente
Talvolta potete ingannare un po\'di gente
Ma non potete ingannare tutto il popolo tutto il tempo
E ora che abbiamo visto la luce (Cosa farete?)
Noi ci ribelleremo per i nostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Ribellatevi per i vostri diritti
Alzatevi, ribellatevi
Non arrendetevi
17/11/08
A PIEDI NUDI NEL PARCO

La foto qui sopra, di cui non detengo i diritti, è tratta dal sito dell'On. Aprea (la signora sulla destra) che ha redatto il "Piano programmatico per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico" che si può seguire nella sua interezza cliccando sul titolo del post. Il piano prevede una cura dimagrante off limits per la scuola, in cui il tema ricorrente riguarda l'assenza prossima ventura sia di personale docente sia di personale ata.
Generalmente ognuno pensa "non mi riguarda", pensando che l'obiettivo del piano sono gli altri. Già, ma gli altri chi? Quelli che non fanno nulla o, come sa esprimersi un ministro dell'ultimo governo in scena, i fannulloni. Già, ma esattamente chi? Vediamo la lista dei nomi. Il primo a saltare sarà lui, no lui, no quell'altra o quell'altro. Gli altri. Poi ci si trova in mezzo agli altri e si pensa a quando si sarebbe potuto fare qualcosa e non s'è fatto.
L'On. Aprea, che è stata un insegnante e un dirigente scolastico, pensa che è più organizzata ed efficiente una scuola in cui dentro ci siano "pochi ma buoni" insegnanti. Già, e gli altri? Gli altri vadano a riprendersi la vita, ad avere più relazioni sociali, a fare la spesa, a passeggiare a piedi nudi nel parco. Peccato che al posto dell'erbetta nessuno dice che il parco è pieno di lame affilate.
12/11/08
DIAMOCI UNA MOSSA

DOCUMENTO DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO CLASSICO “F. SCADUTO” DI BAGHERIA (PALERMO)
Il Collegio dei Docenti del Liceo Classico “F. Scaduto” di Bagheria con la presente mozione intende esprimere alcune considerazioni sulle misure che il Governo ha attuato o ha intenzione di attuare relativamente alla Scuola pubblica, in particolare l'articolo 64 della Legge 133/2008, il Decreto Legge 137/2008 (detto comunemente “Decreto Gelmini), l'articolo 3 del Decreto Legge 154/2008 e infine lo “Schema di Piano Programmatico” 2009-2011 concertato dal Ministero dell'Istruzione e dal Ministro dell'Economia.
Una prima considerazione critica riguarda il “metodo politico” seguito dal Governo.
Se finora, per usare le sue stesse parole, non è stata attuata una “politica che realizzasse un disegno organico ed un intervento riformatore unitario e condiviso” e se è “necessario un profondo e sereno ripensamento dell'impianto complessivo del nostro sistema scolastico” (Schema Piano Programmatico, pag. 1), non riusciamo a capire come tutto ciò possa accadere se tutte le misure vengono prese attraverso una legislazione frettolosa, basata sull'impiego dei Decreti Legge e sul ricorso al vincolo del Voto di fiducia in Parlamento.
In questo modo si rinuncia al ripensamento articolato della problematica scolastica nella sede legislativa per eccellenza, in cui tutte le posizioni politiche hanno, almeno in linea di principio, possibilità di confrontarsi. Così, inoltre, si elimina ogni possibilità di reale dibattito con chi nella scuola lavora e vive e con tutti quei soggetti direttamente interessati alle misure prese: associazioni dei lavoratori della scuola (docenti, presidi, personale ATA), degli alunni, dei genitori, sindacati, enti locali (province, comuni etc.).
Si tratta, invece, di un modo assolutamente verticistico e superficiale di affrontare problemi che richiedono un percorso più lungo e più complesso. Le semplificazioni e le scelte nette non vanno poste all'inizio semmai alla fine di un processo ponderato, fatto di studio della realtà, di ascolto dei bisogni e delle proposte e di tanto altro ancora.
Quanto al merito delle proposte del Governo vogliamo soltanto soffermarci su alcuni punti significativi che riguardano le grandi aree di intervento delineate dal Documento programmatico, sulla base delle leggi 133 e 137 del 2008: a) la revisione degli ordinamenti scolastici; b) la riorganizzazione della rete scolastica; c) il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane.
a) Per quanto riguarda la revisione degli ordinamenti scolastici, dai testi governativi finora emerge su tutto quella che, con brutta parola, il ministro chiama “essenzializzazione”, ovvero una riduzione significativa delle ore di lezione, dalle elementari fino alle superiori.
Ben venga una armonizzazione e semplificazione dei numerosissimi piani di studio, purché tutto ciò non vada a discapito della qualità e della quantità del tempo che gli alunni devono e possono trascorrere a scuola, ad esempio il tempo prolungato per le elementari e le secondarie di I grado, oppure le ore di lezione e di laboratorio per gli alunni delle scuole superiori (un tetto settimanale massimo di 30 o di 32 ore danneggia qualsiasi forma di attività sperimentale o laboratoriale).
No dunque alla riduzione delle ore di lezione e di laboratorio. Ciò vale anche per i Centri di istruzione per gli adulti (le cosiddette “scuole serali”), anche gli adulti – studenti lavoratori o altro – hanno diritto a una formazione ancora più qualificata di quella che ricevono, non “essenzializzata”.
Non possiamo neanche condividere la scelta di introdurre il maestro unico nelle scuole elementari e di ridurre la possibilità di lezioni in compresenza nelle scuole medie. Le ragioni “pedagogiche” della presenza del maestro unico ci appaiono molto discutibili – ed è bene che se ne discuta – (Documento programmatico p. 7), mentre molto più valida sotto il profilo pedagogico resta la soluzione, finora attuata, del modulo di tre docenti che lavorano su due classi (non si tratta, come falsamente qualcuno dice e pensa, di tre docenti che lavorano contemporaneamente nella stessa classe).
La questione potrebbe porsi inizialmente anche in modo molto semplice: è meglio che possa occuparsi di trenta bambini una équipe qualificata o che tutto ricada su un'unica figura?? Senza voler impartire dogmi o fare confronti troppo schematici, ma solo per introdurre una analogia utile alla discussione, rileviamo che da 7 anni nel nostro Istituto la figura dell'insegnante unico di lettere del biennio (18 ore settimanali!) è stata superata, praticando la cosiddetta “verticalizzazione” all'interno del biennio stesso.
I due docenti di lettere lavorano così su due classi, con un duplice effetto positivo: grazie al loro continuo confrontarsi il lavoro risulta più efficace e grazie alla loro presenza gli alunni possono godere di una prospettiva educativa e didattica (vorremmo poter dire persino di una “visione del mondo”) più ricca e diversificata.
Altro punto dolente è quello della eliminazione degli insegnanti specialisti di lingua inglese alle elementari: non basta un corso di 150 ore per diventare dei docenti di lingua straniera. Chi pensa questo mortifica la professionalità dell'insegnamento delle lingue, che proprio di fronte ai più giovani richiede competenze didattiche maggiori e più raffinate.
Sembra che il motto, tanto caro al Capo del Governo attuale, delle tre I - Inglese, Informatica e Impresa – abbia perduto qualche pezzo per strada... Inoltre questa idea semplicistica della formazione degli insegnanti, per cui basta qualche decina di ore di corso a formare una professionalità, sembra essere ripresa anche dall'intenzione del Ministro di accorpare le classi di concorso (vd. Piano programmatico Punto (c)).
Quasi che in maniera del tutto automatica saperi e competenze specialistici, costruiti negli anni di studio, di formazione e di pratica didattica (nel caso di chi già nella scuola lavora) possano essere interscambiabili come delle pedine di dama.
Lo ribadiamo, la scuola pubblica ha certo bisogno di un impiego migliore delle risorse esistenti, ma questo non implica che queste risorse debbano essere ridotte o considerate una mera variabile quantitativa che peraltro non incide sulla qualità. Razionalizzare, rendere più efficienti ed efficaci strutture e risorse non vuol dire automaticamente meno investimenti economici, meno ore di scuola, meno insegnanti, blocco del reclutamento del personale e altre misure che mirano al ridimensionamento – ovvero “essenzializzazione”, null'altro che un sinonimo di “semplificazione” o di “riduzione all'osso”– dell'esistente stesso.
Può invece significare un maggiore impegno economico affiancato a un migliore impegno organizzativo e alla valorizzazione complessiva delle energie esistenti. Se, ad esempio, è vero che “il rapporto insegnanti-studenti è decisamente più alto rispetto alla media europea” (perché poi questo sarebbe un male?) è anche vero che la quantità di PIL impegnata nella scuola (per non parlare dell'Università) è al di sotto della media europea (intorno al 4%); se è vero che “si riscontrano” consistenti divari tra gli esiti scolastici degli studenti italiani e quelli degli altri paesi OCSE” è anche vero che questo divario riguarda in particolare le scuole medie e superiori, non certo le elementari, perché dunque intervenire così pesantemente anche dove le cose funzionano bene?
Inoltre – se si fa una lettura davvero completa dei dati – va detto che i risultati negativi della rilevazione riguarda in particolare le scuole del meridione. Questo dato induce a porre domande più serie – fuori da ogni semplificazione pedagogica o sociologica – che riguardano non solo il ruolo e la responsabilità del sistema scolastico ma anche la struttura e la qualità della società e del territorio in cui esso opera. Non si tratta dunque di sottrarsi a una autocritica anche da parte degli operatori scolastici ma di trovare strade più mirate e meno semplicistiche per risolvere i problemi...
b) Per quanto riguarda la riorganizzazione della rete scolastica, riteniamo che sia doveroso e utile fare il possibile per ridurre sprechi e disfunzioni. Ma ancora una volta, ciò che va considerato in primo luogo è la qualità del servizio di cui lo stato vuol farsi carico e quali sono le funzioni alle quali esso non può e non deve derogare.
La scuola è un'istituzione che risponde a un bisogno dei cittadini, la sua presenza nel territorio è anche il segno della presenza dello stato – sia esso unitario o federale –, questo è un dato che non può essere semplicemente considerato come un “peso” economico, ma come un valore sociale e civile. Sappiamo che la scuola è anche un luogo di promozione della cultura e della cittadinanza ben al di là delle semplici ore di lezione che si svolgono di mattina.
E' in altre parole una risorsa fondamentale del territorio. Ma anche se vogliamo limitarci ad una logica “economicistica”, se è vero che la soppressione di alcune scuole porterà un risparmio, ci chiediamo se questo comporterà davvero un adeguato l'impegno delle regioni e degli enti locali a garantire la mobilità di alunni e lavoratori della scuola. Ci potremo poi anche chiedere quanto questo impegno inciderà sulle imposte locali, ma questa è un'altra storia.
c) Il razionale ed efficiente impiego delle risorse umane della scuola ci appare un obiettivo di fondamentale importanza. Ma dalle misure finora avanzate e dal piano programmatico ci pare che la razionalità e l'efficienza si traducano semplicemente: nella riduzione delle ore di scuola (vedi sopra al punto a); nell'accorpamento di macroaree disciplinari (tramite accorpamento delle classi di concorso), a scapito della valorizzazione delle competenze specifiche di ciascuno – dato che emerge anche dalla formazione “essenzializzata” dei docenti di lingua inglese – e in una significativa riduzione della qualità dell'insegnamento dovuta a tutta una serie di fattori di cui basti qui ricordare soltanto quello immediatamente più evidente, ovvero l'aumento del rapporto numerico fra docenti e alunni.
Questa misura va tutto a scapito della possibilità di seguire meglio i nostri studenti. E' oltremodo difficile pretendere di ottenere buoni risultati se ci troviamo di fronte a classi sempre più numerose, in cui la possibilità stessa del dialogo educativo e dell'ascolto reciproco viene ridotta al lumicino e per ragioni di tempo e perché si è in troppi.
In un quadro del genere, aggiungiamo, risulterebbe ancora più grave la diminuzione degli insegnanti di sostegno alle classi composte anche da alunni con handicap. Anche i docenti di sostegno mantengono elevato il rapporto insegnanti studenti, ma questa è una scelta di civiltà che l'intera Europa ci invidia: ridimensionare il sostegno ci farebbe davvero tornare indietro.
A questo proposito la stessa perdita di titolarità della cattedra (e dunque la mobilità) e la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre, impediranno di fatto, o limiteranno di molto, la disponibilità dei docenti alla flessibilità oraria, alle attività integrative, alle attività di progettazione didattico-educativa specifica dei singoli istituti e a tutte quelle iniziative che rendono una scuola attiva e protagonista proprio su quel territorio di cui tanto si parla.
Per fare qualche esempio concreto, le attività di biblioteca, le supplenze, le co-docenze, i laboratori, gli sportelli di ascolto e tutte le attività di preparazione di iniziative didattiche richiedono che gli insegnanti siano presenti a scuola proprio nelle ore mattutine, peraltro con grande beneficio della qualità dell'offerta formativa e con un impegno che va ben al di là del monte ore settimanale e contrattuale. Chiunque operi nel concreto della vita scolastica sa bene che il numero di ore di lavoro è superiore che parte dell'opinione pubblica erroneamente attribuisce agli insegnanti.
In questo momento così delicato per la scuola e in generale per la società italiana, momento di grande mobilitazione da parte di tutte le componenti della scuola e dell'università, ci sentiamo particolarmente coinvolti, sia in quanto cittadini sia in quanto lavoratori e operatori nell'ambito dell'educazione e della conoscenza. A questo proposito riteniamo che sia opportuno che i docenti riaffermino il valore della loro funzione professionale e culturale, riflettendo ed esprimendosi su quanto accade proprio a partire dalle loro specifiche funzioni e competenze.
Siamo parte integrante del mondo della scuola, lo viviamo e contribuiamo alla sua creazione ogni giorno, siamo soggetti attivi, consapevoli e capaci di interpretare il ricco contesto in cui agiamo, non meri esecutori di direttive burocratiche, per quanto anche il compito dell'amministrazione implichi margini significativi di creatività e iniziativa.
Per questa ragione ci sembra fondamentale che i docenti dicano la loro sulla politica della scuola e che contribuiscano a elaborare critiche e proposte. Si tratta, insomma, di un fondamentale atto di democrazia e di affermazione del proprio compito, senza nulla togliere ai compiti e alle funzioni specifiche degli organi di governo, dei partiti, dei sindacati di settore etc.
La protesta di questi giorni è – a nostro giudizio – anche il frutto di un atteggiamento di chiusura preventivo, che peraltro non è stato nemmeno corretto da credibili inviti al dialogo. Certo, è difficile per il Ministro dialogare su qualcosa che è già stata deciso e che si ritiene inderogabile.
Tuttavia crediamo che si possa e si debba ancora discutere, senza fingere che non vi siano punti spinosi e problemi da risolvere nel sistema scolastico del nostro paese. Bisogna dunque trovare il modo per attivare il confronto pubblico, in tutte le sedi opportune, in primo luogo dentro la scuola.
Approvato all'unanimità
Bagheria 29 ottobre 2008
11/11/08
REVOLUTION
Il Collegio dei docenti del Liceo Artistico Statale "G. Damiani Almeyda" di Palermo del giorno 5 novembre 2008 ha deliberato:
1. L'adeguamento della “normale” attività didattica curriculare e lo svolgimento di ulteriori attività didattiche, decise di comune accordo con gli studenti, da svolgere anche in luoghi strategici e visibili della città
2. Promuovere una raccolta di firme contro la Legge ”Gelmini” e le ulteriori iniziative legislative che colpiscono la scuola pubblica
3. Coordinamento con gli altri istituti del territorio
4. Coordinamento con gli altri istituti di istruzione artistica a livello cittadino e nazionale per impedire la scomparsa dell'istruzione artistica.
I singoli docenti si impegnano - insieme agli studenti - a programmare e realizzare le specifiche attività didattiche.
Il Collegio ha quindi costituito dei gruppi per coordinare queste attività e realizzare quanto previsto ai punti 2, 3 e 4.
La delibera è stata approvata a maggioranza (70 voti a favore e 2 contro) dopo che sono state discusse con gli studenti le proposte emerse nelle assemblee di quest'ultimo periodo.
09/11/08
A CONFRONTO
Mi pare regni la più assoluta confusione.
Si demolisce l'impianto dell'ex Decreto Gelmini (l'avevo detto in tempi non sospetti, io), ora convertito in legge, senza provare a indicare opzioni alternative; si criticano tout court tutte le leggi legate all'istruzione avendone dimenticato, o non conoscendone, i contenuti; si intende, occupare, cogestire, fare sit-in, manifestare e far fiaccolate avendo perduto di vista gli obiettivi. Se io potessi suggerire qualcosa di concreto inizierei a leggere, o rileggere, i testi di tutte le leggi di riforma riguardanti la scuole e/o l'università per iniziare a capirci qualcosa e poi, sulla base di schemi o c-map, provare a suggerire delle alternative sia al ministro che a tutti gli organi di riferimento.
Qui si può trovare un esauriente elenco sulle riforme scolastiche. Forse la Gelmini, Tremonti, Berlusconi e i loro staff non hanno avuto il tempo, la voglia, la necessità, il rigore, l'esigenza di leggere tutto questo fiorire di riordini e riforme ma se oggi bisogna cambiare qualcosa, seriamente, allora bisogna creare dei comitati di lettura, di sintesi e di critica disposti a riprendere in esame tutta la struttura delle riforme scolastiche, estrapolare quanto di buono (oggetivamente) sia possibile esperire da esse e buttare nel cestino il resto. Forse questo può essere un buon tema per la cogestione. Il resto è noia.
Si demolisce l'impianto dell'ex Decreto Gelmini (l'avevo detto in tempi non sospetti, io), ora convertito in legge, senza provare a indicare opzioni alternative; si criticano tout court tutte le leggi legate all'istruzione avendone dimenticato, o non conoscendone, i contenuti; si intende, occupare, cogestire, fare sit-in, manifestare e far fiaccolate avendo perduto di vista gli obiettivi. Se io potessi suggerire qualcosa di concreto inizierei a leggere, o rileggere, i testi di tutte le leggi di riforma riguardanti la scuole e/o l'università per iniziare a capirci qualcosa e poi, sulla base di schemi o c-map, provare a suggerire delle alternative sia al ministro che a tutti gli organi di riferimento.
Qui si può trovare un esauriente elenco sulle riforme scolastiche. Forse la Gelmini, Tremonti, Berlusconi e i loro staff non hanno avuto il tempo, la voglia, la necessità, il rigore, l'esigenza di leggere tutto questo fiorire di riordini e riforme ma se oggi bisogna cambiare qualcosa, seriamente, allora bisogna creare dei comitati di lettura, di sintesi e di critica disposti a riprendere in esame tutta la struttura delle riforme scolastiche, estrapolare quanto di buono (oggetivamente) sia possibile esperire da esse e buttare nel cestino il resto. Forse questo può essere un buon tema per la cogestione. Il resto è noia.
OBAMA
Yes, we can.
Gli auguro la capacità di svelare tutte le fandonie di Bush sulla guerra santa
Gli auguro la possibilità di fare luce sull'assassinio di JFK
Gli auguro la serenità di poter decidere sulla sorte dei ragazzi americani in trincea
Gli auguro il silenzio delle telecamere, e le voci rivolte al futuro
Gli auguro di riuscire a farlo bene
01/11/08
1+1
Si sono svolte nei giorni scorsi, come antefatto alle elezioni per il rinnovo dei rappresentanti di alunni e genitori ai consigli di classe, assemblee degli studenti dei due plessi dell'istituto, e ancor prima (almeno per quanto mi riguarda) classe per classe tutti gli studenti sono stati avvisati dell'importanza della tornata elettorale richiedendo loro un voto responsabile e l'invito ai loro genitori di rappresentare, classe per classe, la componente relativa. Tradotto in italiano: sia gli alunni e, per loro tramite, i genitori sono stati avvertiti del fatto che si stessero svolgendo elezioni a scuola.
Non posso entrare nel merito dei risultati, ora, ma posso dire che l'affluenza degli alunni è stata sufficiente (hanno votato i 2/3 degli iscritti, o due studenti su tre) mentre l'attenzione dei genitori è stata delirante: hanno votato solo due (dicasi 2) genitori. Io penso che sia mancata la comunicazione dell'evento, ovvero che gli alunni non abbiano comunicato nulla a casa. Ma le ipotesi posso anche essere altre: cioè, (a) che i genitori lo abbiano saputo e hanno pensato che ci sarebbero andati gli altri, (b) oppure lo hanno saputo e si sono detti "ma a me chi mi porta a perdere tutto questo tempo per la scuola?".
In ogni caso si apre una questione di non poco conto che si può declinare così: ai genitori dei ragazzi che vanno in una scuola pubblica - vessata da decreti e balzelli, intorpidita dai programmi ministeriali e da un evidente disagio relazionale, assente dalla relazione con le famiglie (se non per avvisare di assenze dei figli) e tutta concentrata sulle proprie "armonie" interne - non gliene frega nulla di partecipare, come delegati di altri genitori, ai consigli di classe e, anzi, vedono la cosa come un fastidio, tempo perso. Sarà che il tempo va occupato in altro modo o che la scuola non attira più, politicamente, le famiglie, ma il trend suggerito in questo passaggio generazionale non stupisce: incute il timore reverenziale che si ha per ciò che non si conosce.
Non posso entrare nel merito dei risultati, ora, ma posso dire che l'affluenza degli alunni è stata sufficiente (hanno votato i 2/3 degli iscritti, o due studenti su tre) mentre l'attenzione dei genitori è stata delirante: hanno votato solo due (dicasi 2) genitori. Io penso che sia mancata la comunicazione dell'evento, ovvero che gli alunni non abbiano comunicato nulla a casa. Ma le ipotesi posso anche essere altre: cioè, (a) che i genitori lo abbiano saputo e hanno pensato che ci sarebbero andati gli altri, (b) oppure lo hanno saputo e si sono detti "ma a me chi mi porta a perdere tutto questo tempo per la scuola?".
In ogni caso si apre una questione di non poco conto che si può declinare così: ai genitori dei ragazzi che vanno in una scuola pubblica - vessata da decreti e balzelli, intorpidita dai programmi ministeriali e da un evidente disagio relazionale, assente dalla relazione con le famiglie (se non per avvisare di assenze dei figli) e tutta concentrata sulle proprie "armonie" interne - non gliene frega nulla di partecipare, come delegati di altri genitori, ai consigli di classe e, anzi, vedono la cosa come un fastidio, tempo perso. Sarà che il tempo va occupato in altro modo o che la scuola non attira più, politicamente, le famiglie, ma il trend suggerito in questo passaggio generazionale non stupisce: incute il timore reverenziale che si ha per ciò che non si conosce.
31/10/08
E RIBADISCO!
Anni fa, ricordo, si diceva che per fare "scuola" basterebbe che ci siano un insegnante e un alunno. Dovunque. Non necessariamente dentro una scuola. Qualunque luogo è adatto a fare scuola e, di più, qualunque luogo fa scuola ma la scuola non può "darsi" in un luogo qualunque. I ragazzi che io incontro tutte le settimane in un edificio, per esempio, hanno le loro scuole altrove: per strada, in famiglia, nelle associazioni sportive, tra la gente. La scuola, così come la vediamo ogni giorno, non è più attraente e finanche quello che poteva sembrare esclusivo fino a qualche tempo fa (il laboratorio di informatica, quello di scienze o la palestra accessoriata) ora è reperibile dovunque, meglio e ad un costo (in tempo) strettamente limitato.
Penso che sia arrivato il tempo di pensare una scuola diversa, senza farsi fregare dalle mucche pezzate di decreti, leggine e normative. Penso che sia arrivato il tempo di strutturare una scuola che vada oltre i progetti del POF o insegua, col fiatone, i miserabili finanziamenti per ristrutturare l'ordinario. Penso, dunque, non ad una scuola che stia al passo coi tempi ma che li precorra, che faccia ricerca a partire dal quotidiano e stimoli i suoi interlocutori privilgiati (gli allievi) ad esserne parte integrante riconoscendo loro non solo ruoli vicari o da comparse. E che si faccia i conti, una volta per tutte, coi programmi ministeriali sui quali vengono commisurati i contenuti dei libri di testo, più che sulle esigenze della contemporaneità.
Penso che sia arrivato il tempo di pensare una scuola diversa, senza farsi fregare dalle mucche pezzate di decreti, leggine e normative. Penso che sia arrivato il tempo di strutturare una scuola che vada oltre i progetti del POF o insegua, col fiatone, i miserabili finanziamenti per ristrutturare l'ordinario. Penso, dunque, non ad una scuola che stia al passo coi tempi ma che li precorra, che faccia ricerca a partire dal quotidiano e stimoli i suoi interlocutori privilgiati (gli allievi) ad esserne parte integrante riconoscendo loro non solo ruoli vicari o da comparse. E che si faccia i conti, una volta per tutte, coi programmi ministeriali sui quali vengono commisurati i contenuti dei libri di testo, più che sulle esigenze della contemporaneità.
22/10/08
AC(H)AB

Curioso, ma un sacco di gente usa gli acronimi e poi non sa nemmeno parlare in italiano. Secondo Tullio De Mauro, noto linguista, è un nome costituito da una o più lettere iniziali di altre parole [per es., radar, dall’ingl. ra(dio) d(etection) a(nd) r(anging)] o anche il nome costituito dalle lettere iniziali di una parola e dalle finali di un’altra [per es. motel, da mo(to–) e (ho)tel]. ACAB, così come si trova spesso scritto sui muri, sulle pareti, sugli striscioni, è, per l'appunto un acronimo.
Il fatto che sia comparso, scritto col fuoco (che animo poetico!), anche sui muri della scuola, e in maniera piuttosto evidente, non capisco se vuol dimostrare che chi lo scrive conosce il senso degli acronimi o, soltanto, immagina di saperci fare e si diverte (beato lui) a imbrattare uno spazio collettivo, la scuola appunto. In ultima analisi potrebbe anche significare il disagio di una generazione che, dismesse le parole con un senso compiuto, attiva un proprio linguaggio di sintesi in cui l'acronimo è sinonimo di rapidità (tvb, sms, 2u, eccetera) o solo di pigrizia.
Io mi sono permesso di aggiungere all'ACAB di cui sopra una H che, si sa, è muta ma, per quanto io ne sappia, ha il potere di trasformare, siccome muta, e dunque di mutare l'acronimo in nome, che non è magia da poco. E nemmeno il nome, mutato ma non muto, è nome da poco. Si tratta di un nome che, piuttosto, muta i nostri sogni, il nostro pensiero che, smarrendosi tra le parole, si ammutina e ci lascia esterrefatti, ammutoliti, dinanzi alla grandezza del nome che un H muta ha mutato e, per questo, reso mutevole il nostro desiderio di saperne di più. Così il muto acronimo si tramuta in altro, un sognatore, a cui generazioni di sognatori debbono l'immutabile desiderio di smarrirsi tra le parole. Intere.
20/10/08
CARI PROFESSORI
Forse ci si prende troppo sul serio, forse si crede di essere troppo avanti. Oppure, forse, è il caso di ascoltare le parole di un poeta, cantate da un'interprete molto brava.
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