
Per tre settimane, o su di lì, non si andrà a scuola a fare i professori né gli studenti. Questo accade al Salvemini, a Palermo, la scuola che frequento da insegnante. Questa settimana, dal 15 al 19, ci sarà la Settimana dello Studente, laboratori e incontri a tema variabile, richiesti, sollecitati o attesi dagli allievi, e i professori lì a fare da spalla o da interlocutore. Insomma, si pensa che debba essere così.
Poi, come sovente accade, i professori non riescono a svestire il ruolo e continuano a fare quel che chiede loro il protocollo proponendo laboratori legati alle discipline che normalmente insegnano. Il prof di italiano (per fare esempi generici) fa un laboratorio su Dante, quello di matematica ne fa uno sui numeri primi (senza siparietti letterari) e quello di disegno fa dipingere delle tele. Ma non era questo lo spirito, o così io non interpreto.
Io ho invitato Daniele Billitteri e Davide Enia avventurandomi in due laboratori narrativi, per ascoltarli parlare di Palermo e "acchiappare", come loro san fare bene, i ragazzi dell'Istituto per legarli, nel fiume di parole, alla loro città, più di quanto loro sappiano mai essere. I narratori hanno questo dono, e questo piacere: saper fare vedere cose che nel momento in cui loro parlano non sono lì, e far sentire il mondo attorno a queste cose. Per questo amo Daniele e Davide, e loro lo sanno.