
Lo scorso anno, in via molto sperimentale, era stata adottata la pratica, invalsa presso i
graffitari, o più prosaicamente
writers, di occupare con graffiti "autoriali" alcune pareti dell'Istituto Salvemini. L'esperimento, come tutti gli esperimenti che si rispettino, non aveva sortito l'effetto voluto: ovvero, l'esempio non fu seguito e rimase lì, in una stanza, rinchiuso per sempre. Quest'anno qualcosa è cambiato, oppure il progetto è lievitato, come la pasta del pane, e qualcun'altro ha pensato che l'intenzione era buona ma la resa, probabilmente, meno, per cui gli studenti e i professori di indirizzo grafico hanno "progettato" in largo anticipo, con i ragazzi, dei modelli e li hanno fatti realizzare, dai ragazzi, in un secondo momento. Il
creative day, inoltre, fortemente voluto da Norman Vitale e da altri allievi presenti presso la sede centrale dell'Istituto, è stato uno dei momenti in cui la teoria ha sposato la pratica e alcuni graffiti sono stati realizzati (anche nonostante, mi tocca dirlo, il pessimo e inutile boicottaggio di alcuni docenti, di ogni indirizzo) in varie parti della sede centrale. La fotografia ne evidenzia uno, ma ce ne sono altri e più interessanti. Con questo breve post vorrei, invece, porre l'attenzione sui luoghi in cui sono stati realizzati i disegni. Sono gli stessi che in un precedente post Mavix ha classificato come "nave-fantasma" o, forse, solo la sua stiva. Effettivamente, scendere a "meno uno" o a "meno due", già nella stessa espressione, ricorda un film tipo Resident Evil, e a questi livelli l'attenzione per i luoghi va via via scemando fino a diventare inesistente, anzi no: a "meno due" l'habitat preservato negli anni alimenta una comunità di
culicidae che sostengono l'interesse di docenti e studenti verso le scienze naturali. Si può invece notare, nella suddetta stiva, e proprio di fronte al disegno già visto, lo stato delle cose riportato in foto:

Io immagino che si tratti solo di disattenzione, non certo di negligenza. Anzi, è probabile che il redattore del testo (io) non si sia reso conto che in realtà trattasi di una installazione artistica la cui didascalia è venuta meno. Eventualmente, me ne scuso. Ma se così non fosse? E se i casi del genere siano ripetuti, come quando per gettare via la polvere raccolta si colloca sotto lo zerbino anziché mettere in moto il sistema di movimenti tesi a farla sparire. Solo che una serie di elementi d'arredo di certa entità non sono polvere, e si notano, e fanno commentare, a chi li nota, che non si può educare alla decenza e alla legalità dinanzi a questo scempio. Va anche notato, però, che se quegli oggetti stanno in quelle condizioni (e non ci mettiamo ad enumerare i tipi di vandalismi a cui sono soggetti) qualcuno avrà avuto la possibilità di farlo, forse nel tempo, senza che altri vi si sia opposto, e traduco: se un cretino si mette a scrivere idiozie su una porta e nessuno dei suoi coetanei, o dei docenti, gli fa notare che quella è la porta di tutti e non la sua personale e non lo intima di cancellare le idiozie appena scritte, allora quella abitudine si stratifica e tutti pensano di potere usare i luoghi collettivi come se fossero propri, nel senso di proprietà personale, e tale usanza piano piano si sposterà dal personale al collettivo, e dalle scritte all'atto vandalico, col risultato che è sotto gli occhi di tutti. Non ci vuole molto però, poche mosse e ogni cosa va al suo posto.