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20/10/08

CARI PROFESSORI



Forse ci si prende troppo sul serio, forse si crede di essere troppo avanti. Oppure, forse, è il caso di ascoltare le parole di un poeta, cantate da un'interprete molto brava.

08/09/08

LA SPERIMENTAZIONE

Oggi esami di ammissione all'anno successivo, per gli alunni della sede di Viale Michelangelo che sono stati rimandati lo scorso giugno. Si è proposta stamane una lettura sperimentale dell'organizzazione scolastica: una via di mezzo tra le sessioni fai-da-te e la pratica rivoluzionario-anarchica alla Buenaventura Durruti. Se n'è venuti a galla solo per dovere di cronaca.

26/09/07

DEONTOLOGIA E REGOLE D'INGAGGIO

Introduzione
Il titolo di questo post sembra sfiorare altri campi che poco ci toccano. Quando si parla di deontologia l'ambito è filosofico, di regole d'ingaggio l'ambito è militare: luoghi e significati distanti. Eppure no. Ci sono comportamenti a scuola che sono dettati dalle regole scritte, quello che si chiama regolamento d'istituto, e altri dai codici di relazione, che attengono l'educazione e la capacità di relazionarsi agli altri con tempi e modalità differenti a seconda del livello culturale o di quello comportamentale. Spesso questa maniera di comportarsi cambia a seconda della persona con cui ci si relaziona, o dell'attenzione che questo individuo pone nei nostri confronti; altre volte è la nostra sensibilità a dover prendere il sopravvento, e lavorare d'anticipo nei confronti dell'interlocutore: capire prima di esser capiti. Per quel che ci riguarda, il lavoro degli insegnanti, nel tempo, si è caricato di ulteriori ruoli e responsabilità che esulano dal tipo di incarico e ineriscono la volontà di fare in modo che la scuola funzioni "bene". Si fa presto a comprendere una situazione, guardandola da fuori, è più difficile accettarla quando ci si è immersi completamente.

Pretesto
Qualche collega mi ha detto che non conosco perfettamente la situazione, questo non vuol dire molto: significa che rischierò di più. La mia amica Daniela, insegnante presso lo stesso istituto in cui lavoro, ha seguito negli anni precedenti a questo due classi di ragazzi che ha condotto fino all'ultimo anno, con risultati e metodologie parimenti convincenti. Sarebbe stato logico accompagnarli fino all'esame finale, ovvero: se un 'insegnante svolge bene il suo lavoro per una serie di anni è corretto che chiuda questa parabola con la soddisfazione di condurre al diploma quegli allievi. Invece no. Daniela che, come tutti, deve accettare le regole d'ingaggio dettate dalla dirigenza quest'anno ha dovuto, a malincuore, lasciare le classi che conosce per iniziare un nuovo percorso con delle prime. Io non conosco le profonde motivazioni che hanno indotto la dirigenza a perseguire questa linea di condotta, e per questo non riesco a criticarla; ma non capisco, cosa che mi fa riflettere di più, come ha potuto un altro insegnante accettare quell'incarico senza prima averne discusso con Daniela: non esiste una deontologia professionale degli insegnanti?

Morale
Probabilmente questo microevento dovrebbe insegnarci qualcosa, di là dalle sue evoluzioni. Che per esempio, come accade in molte realtà aziendali e professionali, dovremmo adottare tutti un codice etico che valorizzi i rapporti tra dirigenza, insegnanti, personale, allievi, genitori e territorio, e osservarlo, di là dai regolamenti di istituto: il codice è più importante. Come ho avuto modo di segnalare in un post precedente, esiste un trattato europeo sui diritti e doveri degli studenti; l'associazione nazionale dei dirigenti scolastici (Andis) ha un suo codice che divulga attraverso il sito internet; ho anche trovato che qualcuno sta lavorando alla definizione di un codice degli insegnanti, e che esiste una differenza tra codice deontologico, codice di comportamento e codice di disciplina. Ma, a prescindere dalla regola scritta, dovrebbe vigere una maniera di relazionarsi che attenga a modelli comportamentali ed educativi di alto profilo, gli stessi che gli insegnanti consigliano agli studenti dovrebbero valere nel rapporto tra insegnanti. Per questo, non riesco a capacitarmi di quello che è successo. Chi me lo spiega?

18/09/07

MOBILITA' DIDATTICA

Questo articolo riporta un testo, scaricato in parte da internet e compendiato con altre informazioni, sulla questione del mobbing (cliccare sul titolo del post per saperne di più) a scuola. I motivi, non troppo celati, sono già stati espressi in un precedente post. Accade anche al Salvemini, e in tal senso si sta operando: per rimuovere il disagio.

"Il fenomeno del mobbing, si sta diffondendo anche nel mondo della scuola. Come mai?
Le ragioni vanno individuate nel profondo cambiamento organizzativo che, negli ultimi anni, ha investito l’intero mondo scolastico e cioè:
• in un’accentuata verticalizzazione dei rapporti lavorativi;
• nella propensione estrema al raggiungimento di profitti che dimezza e mortifica la professione del docente che diventa sempre più un esecutore di progetti piovuti dall’alto;
• e soprattutto nell’impreparazione delle classi dirigenti alla gestione dei rapporti tra i dipendenti e con i dipendenti.

A partire dalla legge n. 29/93 sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego integrata nell’art. 21 della legge n. 59/97 (cosiddetta “legge Bassanini”), la scuola è diventata un’azienda. Il cambiamento organizzativo, in questo caso, non è stato un’ innovazione positiva e vediamo perché.
L’autonomia, nata per alleggerire la burocrazia ministeriale, ha paradossalmente “spostato” il problema gestionale ai singoli Istituti, rendendoli più complicati, sia dal punto di vista normativo e contrattuale, che da quello della convivenza civile e democratica.
L’autonomia, all’insegna della flessibilità, si è ben presto rivelata una formula in cui tutto è lecito, in barba alle norme contrattuali e alla serena convivenza civile.

I Direttori Didattici e i Presidi sono stati investiti, al termine di un “corsetto” di 300 ore, di un ruolo manageriale che li ha trasformati in Dirigenti Scolastici, con un conseguente aumento di potere e di stipendio. I Diri-manager, colti impreparati dal gravoso compito assegnatogli, per tenere sotto controllo la situazione, si sono circondati di uno staff di docenti collaboratori nominati dal dirigente stesso. Tali figure, purtroppo, si sono spesso rivelate fruitrici di privilegi e spesso premiati per fare altro dall’insegnamento.
Per dare una parvenza di equilibrio si è ritenuto opportuno avviare un nuovo livello di contrattazione sindacale: quella di istituto tra Dirigente e R.S.U.

Questo, invece, si è rivelato uno strumento di soggezione che ha intensificato le difficoltà, togliendo sempre più autonomia ai docenti i quali hanno iniziato ad avvertire pesanti incrinature nell’impianto democratico che aveva per lo più caratterizzato l’ambiente scolastico.
Si sono accorti di non essere più certi di essere garantiti nei diritti fondamentali, quali il rispetto per la propria professionalità e libertà d’insegnamento, ma soprattutto hanno verificato, anche sulla propria pelle, il progressivo imbarbarimento dei rapporto umani.
In molte scuole, insomma, si restringono i tempi e i luoghi che consentono e favoriscono lo scambio culturale e umano tra docenti e, quel che è peggio, si sta svuotando di potere decisionale il Collegio dei Docenti, che è l’organo collegiale per eccellenza, da cui dovrebbero sortire le principali proposte didattico-organizzative e le relative delibere.
Purtroppo, a presiedere questa assemblea non è un docente, eletto a scrutinio segreto dal Collegio, ma lo stesso Dirigente Scolastico, che ha altre competenze. Ne consegue che, di fronte a questo conflitto di ruoli, molti insegnanti non se la sentono di esprimere opinioni che contrastino la linea dirigenziale e quindi cedono all’omologazione, per non subire ricatti o minacce. E anche nella scuola dell’attuale riforma è prevista una “feudalizzazione” dell’organigramma del personale perché si profila una differenziazione della funzione docente tra tutor e insegnanti di laboratorio, creando disparità di trattamento tra i membri di uno stesso “corpo” insegnante.

TIPOLOGIA VITTIMA (tra i docenti)
Di solito il mobbizzato non è il classico "lavativo", ma una persona responsabile e creativa, che vuole rendersi consapevole dei propri doveri e dei propri diritti lavorativi, esigendo, quindi maggiore trasparenza amministrativa. Spesso è un docente che non vuole essere un semplice esecutore di compiti o progetti, ma che vuole essere artefice del proprio lavoro in condivisione con gli altri colleghi, in un clima di confronto democratico.

PROPOSTE
Nel nostro caso occorrerebbe ripensare al modello organizzativo delle scuole italiane, ma temo che attualmente sia un’impresa impossibile. La Scuola, così come è stata e come sarà organizzata lascerà poche speranze in questo senso. Ad ogni buon conto, per migliorare la qualità dei rapporti lavorativi sarebbe auspicabile investire l’attenzione e risorse finanziarie su:
· Formazione dei Dirigenti Scolastici affinché possano riconoscere come elementi essenziali per un rapporto lavorativo motivante e responsabile e proficuo, il rispetto e il riconoscimento della persona. Formazione che alleni all’esercizio della democrazia mediante una leadership basata sull’autorevolezza e sulla trasparenza e non sull’autorità.
· Ripristino e potenziamento della Funzione Collegiale e partecipativa.
· Predisposizione di un serio piano di accoglienza per i nuovi arrivati, per consentire loro un inserimento all’insegna della collaborazione e solidarietà.
· Formazione dei docenti volta alla conoscenza delle dinamiche relazionali e ai possibili rischi derivati da conflitti di gruppo non gestiti in modo responsabile e creativo.
· Continuare ad informare i lavoratori della scuola affinché prendano coscienza del fenomeno e si impegnino ad essere solidali con i propri colleghi, “vittime” della violenza morale.
In conclusione, se il mobbing è un fenomeno da combattere in ogni ambito lavorativo, lo è maggiormente nelle realtà scolastiche, proprio per garantire a tutti docenti la possibilità di lavorare serenamente, con dignità, trasparenza, con entusiasmo, creatività, motivazione prerogativa irrinunciabile anche per il benessere degli alunni.
Spero inoltre, che questo mio intervento possa essere utile anche ai miei colleghi e a chiunque si sia trovato in simili circostanze, che serva a prendere coraggio nel non abbattersi e nel saper reagire con l’utilizzo dell’unica modalità che abbiamo a disposizione: la cultura. Questa ci darà la possibilità di poter cambiare le nostre strategie per risolvere i problemi, di poter difendere le proprie idee in modo civile e responsabile, senza cedere all’omologazione e all’asservimento.

Modalità tipiche del mobbing

negare alla vittima la possibilità di esprimere la sua opinione
• isolarla, calunniarla, sminuire le sue capacità professionali
• farle pesare eventuali defaillances dovute a problemi legati a malattie o maternità
• indurla forzatamente al trasferimento"

16/09/07

IO CREDO CHE...

Riporto, in link (cliccare sul titolo del post), un articolo dello scrittore Pietro Citati, uscito su Repubblica il 3 luglio scorso. Non so qual'è il vostro parere, ma io credo che...