01/11/08

1+1

Si sono svolte nei giorni scorsi, come antefatto alle elezioni per il rinnovo dei rappresentanti di alunni e genitori ai consigli di classe, assemblee degli studenti dei due plessi dell'istituto, e ancor prima (almeno per quanto mi riguarda) classe per classe tutti gli studenti sono stati avvisati dell'importanza della tornata elettorale richiedendo loro un voto responsabile e l'invito ai loro genitori di rappresentare, classe per classe, la componente relativa. Tradotto in italiano: sia gli alunni e, per loro tramite, i genitori sono stati avvertiti del fatto che si stessero svolgendo elezioni a scuola.

Non posso entrare nel merito dei risultati, ora, ma posso dire che l'affluenza degli alunni è stata sufficiente (hanno votato i 2/3 degli iscritti, o due studenti su tre) mentre l'attenzione dei genitori è stata delirante: hanno votato solo due (dicasi 2) genitori. Io penso che sia mancata la comunicazione dell'evento, ovvero che gli alunni non abbiano comunicato nulla a casa. Ma le ipotesi posso anche essere altre: cioè, (a) che i genitori lo abbiano saputo e hanno pensato che ci sarebbero andati gli altri, (b) oppure lo hanno saputo e si sono detti "ma a me chi mi porta a perdere tutto questo tempo per la scuola?".

In ogni caso si apre una questione di non poco conto che si può declinare così: ai genitori dei ragazzi che vanno in una scuola pubblica - vessata da decreti e balzelli, intorpidita dai programmi ministeriali e da un evidente disagio relazionale, assente dalla relazione con le famiglie (se non per avvisare di assenze dei figli) e tutta concentrata sulle proprie "armonie" interne - non gliene frega nulla di partecipare, come delegati di altri genitori, ai consigli di classe e, anzi, vedono la cosa come un fastidio, tempo perso. Sarà che il tempo va occupato in altro modo o che la scuola non attira più, politicamente, le famiglie, ma il trend suggerito in questo passaggio generazionale non stupisce: incute il timore reverenziale che si ha per ciò che non si conosce.

31/10/08

E RIBADISCO!

Anni fa, ricordo, si diceva che per fare "scuola" basterebbe che ci siano un insegnante e un alunno. Dovunque. Non necessariamente dentro una scuola. Qualunque luogo è adatto a fare scuola e, di più, qualunque luogo fa scuola ma la scuola non può "darsi" in un luogo qualunque. I ragazzi che io incontro tutte le settimane in un edificio, per esempio, hanno le loro scuole altrove: per strada, in famiglia, nelle associazioni sportive, tra la gente. La scuola, così come la vediamo ogni giorno, non è più attraente e finanche quello che poteva sembrare esclusivo fino a qualche tempo fa (il laboratorio di informatica, quello di scienze o la palestra accessoriata) ora è reperibile dovunque, meglio e ad un costo (in tempo) strettamente limitato.

Penso che sia arrivato il tempo di pensare una scuola diversa, senza farsi fregare dalle mucche pezzate di decreti, leggine e normative. Penso che sia arrivato il tempo di strutturare una scuola che vada oltre i progetti del POF o insegua, col fiatone, i miserabili finanziamenti per ristrutturare l'ordinario. Penso, dunque, non ad una scuola che stia al passo coi tempi ma che li precorra, che faccia ricerca a partire dal quotidiano e stimoli i suoi interlocutori privilgiati (gli allievi) ad esserne parte integrante riconoscendo loro non solo ruoli vicari o da comparse. E che si faccia i conti, una volta per tutte, coi programmi ministeriali sui quali vengono commisurati i contenuti dei libri di testo, più che sulle esigenze della contemporaneità.

22/10/08

AC(H)AB


Curioso, ma un sacco di gente usa gli acronimi e poi non sa nemmeno parlare in italiano. Secondo Tullio De Mauro, noto linguista, è un nome costituito da una o più lettere iniziali di altre parole [per es., radar, dall’ingl. ra(dio) d(etection) a(nd) r(anging)] o anche il nome costituito dalle lettere iniziali di una parola e dalle finali di un’altra [per es. motel, da mo(to–) e (ho)tel]. ACAB, così come si trova spesso scritto sui muri, sulle pareti, sugli striscioni, è, per l'appunto un acronimo.



Il fatto che sia comparso, scritto col fuoco (che animo poetico!), anche sui muri della scuola, e in maniera piuttosto evidente, non capisco se vuol dimostrare che chi lo scrive conosce il senso degli acronimi o, soltanto, immagina di saperci fare e si diverte (beato lui) a imbrattare uno spazio collettivo, la scuola appunto. In ultima analisi potrebbe anche significare il disagio di una generazione che, dismesse le parole con un senso compiuto, attiva un proprio linguaggio di sintesi in cui l'acronimo è sinonimo di rapidità (tvb, sms, 2u, eccetera) o solo di pigrizia.

Io mi sono permesso di aggiungere all'ACAB di cui sopra una H che, si sa, è muta ma, per quanto io ne sappia, ha il potere di trasformare, siccome muta, e dunque di mutare l'acronimo in nome, che non è magia da poco. E nemmeno il nome, mutato ma non muto, è nome da poco. Si tratta di un nome che, piuttosto, muta i nostri sogni, il nostro pensiero che, smarrendosi tra le parole, si ammutina e ci lascia esterrefatti, ammutoliti, dinanzi alla grandezza del nome che un H muta ha mutato e, per questo, reso mutevole il nostro desiderio di saperne di più. Così il muto acronimo si tramuta in altro, un sognatore, a cui generazioni di sognatori debbono l'immutabile desiderio di smarrirsi tra le parole. Intere.

20/10/08

CARI PROFESSORI



Forse ci si prende troppo sul serio, forse si crede di essere troppo avanti. Oppure, forse, è il caso di ascoltare le parole di un poeta, cantate da un'interprete molto brava.

18/10/08

TRAVAGLIO D'OTTOBRE



Vi passo questo video, che mi pare indicativo del luogo in cui abitiamo, delle persone che vediamo in televisione e delle idee che ci inducono ad accettare...

NE VOGLIAMO PARLARE?

I tempi sono strettissimi per le elezioni dei consigli, di classe e d'istituto. NVP? Sono venuto a conoscenza, giovedì, della necessità di una votazione suppletiva per la consulta provinciale. NVP? Penso che sia arrivato il momento di non prendere sottogamba queste elezioni, e dare voce alle proprie necessità ed esigenze con domande chiare e precisi fatti. NVP? Vogliamo essere parte attiva nel dibattito sulla scuola, e sul nostro istituto, e sui problemi di ogni plesso. NVP?

Attendo impaziente!!!

15/10/08

OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE

Il nemico si nasconde si mimetizza tra le pieghe della coscienza
la sua violenza è subdola il suo passo di gatto
difficile davvero coglierlo sul fatto
il nemico è tra noi è dentro di noi
per farlo fuori occorre rinunciare ad una parte di noi stessi
se un tempo era più facile lottare contro ciò che non andava
perché il nemico una faccia ce l'aveva
una voce, una bandiera
sapevi dove andare a prenderlo in giro la sera
aveva nomi e facce, ma non è più
così adesso non si vede ma lui è ancora lì più forte che mai
e sotto sotto spinge col suo dai e dai
e ha stipulato un patto con le coscienze addormentate
nella pubblicità di una realtà falsificata
a migliaia di chilometri di distanza da questa
stanza uomini e bambini schiavizzati, sottopagati
diritti rubati derubati dell'infanzia in qualche capannone dell'estremo oriente
lavorano e producono le griffes dell'occidente
e qui non si sa niente perché sta bene a tanti
tacere verità che sono atroci e allucinanti
pilastri di un'economia vincente dal volto appariscente
che crea la sua ricchezza con la sofferenza di un sacco di gente
e quanti dovranno soffrire quante mucche impazzire
quanta aria velenosa bisognerà respirare
quanti cibi avvelenati bisognerà divorare
quante malattie ancora per interesse non si potranno curare
prima che qualcuno pensi che così non va bene
ma il nemico si è infiltrato dentro al sangue che ci scorre nelle vene
nei sorrisi compiacenti di politiche fatte di parole
all'insegna di "occhio non vede cure non duole"
il nemico ha il volto sorridente cravatta e doppio petto
intorno a grandi tavoli fa incetta di rispetto e di sorrisi
strette di mano accordi tra potenti che non guardano lontano
e approvano la produzione di mine anti uomo
di tutti gli armamenti necessari perché questo sistema
si mantenga bello saldo sui binari di sangue dove viaggia
cosicché anche il coraggio più coraggio si scoraggia
di fronte a questo gioco dove tutti hanno ragione
e i peggiori criminali sono tenuti in alta considerazione
e viaggiano in corsia preferenziale
rimbalzano sull'ammortizzatore sociale e non si fanno mai male
e cambiano i governi ed il nemico gli sorride in silenzio
protetto dalla logica del tacito consenso di chi gode
di questa situazione che fa comodo a tanti
tenere alto il livello di paura e le coscienze ignoranti
paura della povertà paura dell'ignoto
paura di trovarsi di fronte al grande vuoto di se stessi
con la coscienza critica in stato di assoluta catalessi
sconfiggere il nemico è guardarsi dentro
cercare il proprio centro e dargli vita
come a un fuoco quasi spento
renderlo vivo dargli movimento
il nemico si nasconde spesso in quello che crediamo
nei moralismi ipocriti
e nelle trasgressioni controllate e organizzate
nelle droghe illegali e sottobanco ben distribuite
il nemico crea falsi nemici per farsi scudo e apparir perbene
modellerà il suo aspetto e prenderà la forma di ciò che lo contiene
spacciandosi per libertà ti legherà con le sue catene
conservare il controllo di ciò che vediamo
conservare il controllo di ciò che sentiamo
verificare se sotto l'aspetto invitante di un'esca non sia nascosto un amo.
sconfiggere il nemico è guardarsi dentro
cercare il proprio centro e dargli vita come a un fuoco quasi spento renderlo vivo
e dargli movimento.
[di Lorenzo Cherubini]

12/10/08

E SU SALVEMINI?

Insomma, stiamo al Salvemini, ma quasi nessuno sa nulla di Salvemini. Ora, visto che siamo in procinto di ragionare su quello che accadrà per le prossime rappresentanze studentesche, voglio buttare lì una citazione (dal libro dello stesso autore che s'intitola "Per la riforma elettorale"): “A Milano ci vado senza entusiasmo e senza speranza - scriveva Salvemini a un amico prima di raggiungere l’assise socialista -. Mi sento assolutamente solo. I settentrionali non badano che a sé. I meridionali sono... quel che sono: retori, ignoranti, privi del senso della realtà, buoni solo a dire scemenze e proporre balordaggini. E io devo parlare ai settentrionali in nome dei meridionali.”

Bonne chance.

11/10/08

LE REGOLE

Ogni volta che sentiamo la parola "regola" ci viene la pelle d'oca, come se qualcuno stesse per saltarci addosso, legarci e non consentirci di fare nulla più. Per alcuni "stare alle regole" significa addirittura "non essere liberi". Le due cose non sono distinte, anzi le une potrebbero potenziare l'altra. Le regole potrebbero aiutare ad essere più liberi. Solo essendone a conoscenza si possono capire i propri limiti ed esercitare la propria libertà nel rispetto della libertà degli altri. Una società senza regole non ha futuro, una con troppe regole è bloccata al suo presente.

Da qui al 30 ottobre sarà necessario, secondo alcune precise regole, eleggere nella scuola i rappresentanti di classe, d'istituto e del Consiglio d'Istituto. Quindi è bene che queste regole siano palesi, cioè che tutti le conoscano. La prima regola dello Stato italiano che istituisce queste regole "condivise" per la scuola è il "Decreto Presidente Repubblica 31 maggio 1974, n. 416", che è stato integrato nella Legge n. 1 del 14 gennaio 1975, ha accolto una serie di modifiche e poi è diventato il "Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione".

Ovviamente, è importante che chi si sta per candidare alle elezioni scolastiche come rappresentante di classe e/o d'Istituto conosca almeno la parte del decreto che gli interessa. Per almeno due motivi: conoscere a quali responsabilità sta andando incontro e avere dei contenuti mediante i quali è possibile stabilire una interlocuzione costruttiva con le figure che gestiscono e/o gestiranno l'Istituto. Ora, la scuola non fa altro (o sinora non ha fatto altro) che informare genericamente delle responsabilità a cui si va incontro, ma senza conoscere le regole (non solo a scuola, anche nella vita) ci sarà sempre qualcuno che vorrà dimostrare di saperne più di noi. Per esempio, come nel caso del Regolamento d'Istituto: se non si conosce bene lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, linkato in altri post di questo blog, e le recenti modifiche volute dall'ex ministro Fioroni, non si possono avere gli strumenti "politici" per evidenziare le discrasie in esso presenti.

Per questo le regole sono importanti, soprattutto per chi ha creduto sinora che "essere eletto" avesse potuto significare avvantaggiarsi di una posizione (culturale, dialogica, sociale, relazionale). Non è così, solo conoscendo a fondo le regole si può prendere una posizione e far valere i propri diritti, così come sancito dal predetto Statuto. Per cui auguro ai candidati e agli elettori della prossima tornata elettorale scolastica una campagna elettorale nel rispetto delle regole generali di convivenza civile ma, soprattutto, l'evidenza di essere coscienti che le proposte, i programmi, le idee hanno forza solo se condivise sulla base di princìpi coerenti con quanto indicato dalle norme scritte.

04/10/08

E POI



Una idea per continuare a studiare, per chi ne ha voglia, e imparare un mestiere piacevole, interessante e molto ben pagato (quando fatto bene)!

IN RETE


In rete non significa soltanto che si è fatto goal. Esistono alcune informazioni utili in rete, sul web, che possono corroborare il senso del lavoro che si fa a scuola e pretendere, lì dove è sancito da un diritto, che un certo insegnamento raggiunga determinati risultati. Una cosa su questo genere l'ho scritta un anno fa, sed repetita iuvant (le cose ripetute, ridette, possono solo aiutare).
Ora aggiungo che ho trovato un indirizzo che indica quali sono le strade che un istituto professionale deve compiere e quali sono le possibili scelte di vita correlate. Chi c'è già invischiato non può farci molto, ma può consigliare, per esempio, che ancora non ci è entrato o chi sta per uscirne.

02/10/08

LA SCUOLA NON E' UGUALE PER TUTTI, PERO'...

A parità di condizioni (Palermo, edificio in affitto, quinta superiore, piano primo) le condizioni alla base per sentirsi studenti, o allievi, o alunni, o quel che si vuole, non sono paritarie per classi di istituti differenti. Si studia meglio se si sta in un ambiente decente, igienico, rispettoso delle normative elementari (aerazione, luminosità, metroquadrato per studente), anziché in uno in cui si sopravvive con rassegnazione, si aspettano le migliorie, ci si adegua all'andazzo.
Dal 17 settembre ad oggi ho fatto un lavoro, cosiddetto, di analisi delle condizioni di base.

Ne viene fuori una situazione a dir poco di disagio. Eppure gli studenti hanno diritto a educazione, apprendimento, preparazione, cura, rispetto (quello vero, non quello dei bulletti) e, soprattutto, corrispondenza tra documenti prodotti e fatti. Se uno studente vive in un ambiente sano, deve preoccuparsi della propria educazione (non certo di trasformare quell'ambiente in malsano); se vive in un ambiente disagiato, deve abbozzare e fare finta che tutt'intorno non esista nulla se non una cattedra, un docente, dei banchi e delle sedie immersi nella realtà virtuale.

Quali sono le critiche generali sullo stato di questa situazione? Ecco le risposte che si sentono in giro: "Gli studenti sono degli animali, rompono tutto quello che trovano, si fregano anche i rubinetti dei lavandini, le classi sono dei porcili, ma a casa loro fanno anche così?". Sono delle risposte pretestuose o corrispondono a verità? Se sono delle risposte pretestuose, che si danno perché non si ha nient'altro da dire, allora la situazione generale, lo stato delle cose, non si dovrebbe presentare come si presenta. Se corrispondono a verità, allora bisogna che gli studenti dimostrino una coscienza civica e una responsabilità complessiva sinora non evidenziate: solo in questa maniera si può lavorare in un ambiente sano, costruendo delle relazioni fiduciarie e proponendo soluzioni ragionevoli per il prossimo futuro.

Entro un mese, peraltro, si dovranno rinnovare una serie di Consigli mediante figure di rappresentanza (rappresentante di classe, d'Istituto e Consiglio d'Istituto). Questa occasione si deve configurare come un'occasione per cambiare direzione, per cambiare atteggiamento e per porsi come interlocutori privilegiati, dico agli studenti, nei confronti della classe docente e della direzione della scuola. Certo, comodo cambiare atteggiamento solo da una parte. L'occasione è da entrambe le parti. Quello che manca, in senso generale, è il rapporto di fiducia tra generazioni: da una parte gli studenti (ma siamo stati tutti studenti, no?) e dall'altra i docenti. Non è un muro contro muro, ma un'occasione di dialogo. Un'occasione di crescita, di relazioni civili e di verifiche dei rapporti di forza (che non significa occupare l'istituto o fare sciopero ad oltranza solo per anticipare le vacanze natalizie, o non solo questo): se al centro di questi rapporti ci saranno delle idee, si vedranno anche delle soluzioni; se ci saranno solo gli spauracchi del voto o delle lezioni, ne verrà fuori solo un chiacchiericcio inutile e senza senso.

28/09/08

LIBRI AGGRATIS?

All'indirizzo internet dell'Ufficio Pubblica Istruzione della Regione Sicilia si trova una circolare, in formato excel, che riguarda la compilazione della domanda atta a ricevere buoni libro per l'anno appena iniziato. Siete tutti avvisati. Oppure, giusto per non sbagliare, si può fare riferimento ad un apposito ufficio destinato a risolvere proprio i problemi dei buoni scolastici.

26/09/08

TEMPO



Un grande poeta sudamericano ha scritto:
"Le persone non muoiono, rimangono incantate".
Il tempo che scorre sottolinea la nostra presenza,
e attraverso noi quella degli altri.
E poi ci sono cose che i silenzi non sanno dire,
e altre che le parole non possono esprimere.
Per questo ci sono le poesie, la musica
e il vento, che tutto porta via.
Fin qui, dove siamo adesso.
Questo è il mio personale pensiero per Andrea.

22/09/08

ARIA


Se ne potrebbe parlare per un tempo esteso, ma voglio essere molto sintetico e coniugare il verbo "disorganizzare". Presente: io disorganizzo, tu disorganizzi, egli disorganizza, etc... La coniugazione si può provare da soli o in compagnia, a casa o a scuola, nei giorni feriali o in quelli festivi, anche qui etc... Per dire cosa? Che i primi tre giorni di scuola, per tutti (allievi, genitori, docenti, personale e amministrativi) sono stati l'elogio della disorganizzazione: allievi con classi improbabili, classi con allievi improbabili, famiglie (giustamente) sconcertate, professori (chiaramente) allibiti, personale (comprensibilmente) inane.
Per adesso gli allievi, alla stregua di greggi brade, sono stati allocati in appositi recinti che taluni sogliono chiamare aule. Tali aule, stanti le nuove indicazioni del Ministero (numero alunni) e le nuove direttive del Ministero (numero docenti), hanno ospitato, almeno sulla carta, classi da 20/25 alunni in media (superiore). Chi avrà la pazienza di leggere il lungo articolo che qui allego in link, tratto da una rivista digitale della scuola in Emilia Romagna, potrà espungere alcuni dati di enorme interesse sulla vivibilità, per legge, delle aule scolastiche e confrontarli con lo status quo dell'Istituto Salvemini, sede di Viale Michelangelo almeno. Già, almeno.
Stante al lungo articolo la sede succursale dovrebbe essere chiusa domani mattina, nonostante vi siano (in qualche armadietto conservate) le carte che, secondo (soltanto) un piano della sicurezza già compilato da un ingegnere preposto, dovrebbero dimostrare il contrario. Oppure, forse, nessuno conosce i contenuti del piano di sicurezza e, sulla base di presunte idee in merito, si tiene in vita la sede succursale per quanto il coma non presupponga l'eutanasia. Traduco: al momento la sede succursale dell'Istituto Salvemini in Viale Michelangelo sopperisce le necessità (o, per legge, l'obbligo) di istruzione di una popolazione scolastica che proviene da una certa zona della città o che desidera percorre un certo itinerario di istruzione professionale. Stanti tali condizioni di base, l'omeopatia a cui la suddetta sede è sottoposta non basta più.

16/09/08

SCHOOL



E speriamo in buon inizio...

I can see you in the morning
When you go to school
Don't forget our books,
You know you've got to learn
the golden rule.
Stop your play and go on with your work,
And be like Johnnie Toogood.
Don't you know he never shrinks,
he's coming along
After school is over
You are playing in the dark,
Don't be out too late
Don't let it get too dark,
They tell you not to hang around.
And learn what life's about
And grow up just like them.
Won't let you work it out
And you're full of doubt.
Maybe I'm mistaken...
Don't do this and don't do that.
What are they tryin' to do?
Make a good boy of you,
Do they know where it's at?
Don't criticise they're old and wise.
Do as they tell you to,
Don't want the devit to,
Come and pull out your eyes.
You're coming along
Expecting you to fight
Or maybe I'm just crazy
I don't know wrong from right.
But while I'm still living
I've just got this to say
It's always up to you,
if you want to be that,
Want to see that,
want to see it that way.

09/09/08

COSE CHE SI POSSONO FARE

Una buona pratica, normale, può essere, per gli utenti internet che intendono avvalersi di possibilità offerte per la scuola, quella di visitare, tra gli altri, il sito del Ministero della Pubblica Istruzione. Vi si trovano suggerimenti e bandi che preludono o suggeriscono progetti da inserire nel Piano dell'Offerta Formativa dell'anno che sta per iniziare.
Per non sapere né leggere né scrivere, come riporta l'intestazione di Runniegghié, proponiamo una lista di "cose che si possono fare", agli utenti la prossima mossa:
1. "Un giorno in Senato" prevede che gli studenti entrino direttamente in contatto con il lavoro dell'Assemblea parlamentare, mettendo, tra l’altro, a confronto le conoscenze acquisite nell'ambito dell'attività didattica con il concreto funzionamento delle predette Istituzioni.
2. "Minoranze linguistiche" suggerisce modelli di integrazione e di conoscenza privilegiando quei progetti che utilizzeranno lo studio della lingua minoritaria come strumento per svolgere l’attività didattica nel campo linguistico, del contenuto e/o trasversalmente all’insegnamento delle altre discipline.
3. Le "Olimpiadi del Patrimonio" sono un'occasione di approfondimento della conoscenza del patrimonio culturale italiano che il Ministero ha concordato con l’ANISA per la partecipazione degli studenti italiani delle scuole secondarie di II grado, nell’ambito delle discipline storiche, storico-artistiche o artistiche, a tale manifestazione.
4. La "Giornata di formazione a Montecitorio" è un'occasione rivolta agli studenti dell'ultimo biennio delle scuole secondarie superiori, che abbiano svolto studi sul sistema istituzionale o approfondito temi collegati all'attualità politico-parlamentare e sviluppato un lavoro di ricerca da presentare sotto forma di tesina, di breve dossier di documentazione o anche di proposta di legge, accompagnata da una relazione introduttiva e suddivisa in articoli.
5. Le "Lezioni di Costituzione" vengono suggerite dal fatto che quest'anno ricorre il sessantesimo anno della Costituzione repubblicana, ed è un’iniziativa - rivolta agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado - per l’anno scolastico 2008/09 che si articolerà a livello nazionale e regionale.
6. "I giovani ricordano la Shoah" è la VII edizione del concorso rivolto a tutti gli allievi del primo e secondo ciclo di istruzione, al fine di promuovere studi e approfondimenti, da parte dei giovani, sul tragico evento che ha segnato la storia europea del ‘900.

LA SCUOLA SCONTATA

Riporto come notizia il fatto che la Confesercenti che, in poche parole, è la confederazione nazionale che riunisce i negozianti, promuove, con l'appoggio di circa 30 negozi a Palermo, uno sconto sulle attrezzature scolastiche fino al 30 ottobre. Magari non sarà uno sconto pazzesco, ma è un incentivo per aiutare chi non vuole, o non può, spendere più di tanto per cartelle, quaderni, compassi e colori...

08/09/08

LA SPERIMENTAZIONE

Oggi esami di ammissione all'anno successivo, per gli alunni della sede di Viale Michelangelo che sono stati rimandati lo scorso giugno. Si è proposta stamane una lettura sperimentale dell'organizzazione scolastica: una via di mezzo tra le sessioni fai-da-te e la pratica rivoluzionario-anarchica alla Buenaventura Durruti. Se n'è venuti a galla solo per dovere di cronaca.

07/09/08

CONSIGLI

Riporto per intero la recente circolare del Ministero dell'Istruzione che riguarda le elezioni degli organi collegiali. In sé è una semplice circolare che avvisa sui tempi e le modalità per eleggere i vari rappresentanti ad ogni livello. Lo scorso anno al Salvemini tutta la questione delle elezione degli organi scolastici si è svolta in una atmosfera da picnic o da festa di quartiere: si è votato (a livello studentesco) per i più belli, per i più fighi e per quelli che erano amici di tutti, senza essere a conoscenza di obblighi, diritti e doveri dei rappresentanti. La scuola non ha fornito agli studenti gli strumenti per venire a conoscenza di tali esiziali informazioni, gli studenti, invece, se ne sono disinteressati e hanno votato "a sensazione". Spero che l'esperienza dell'occupazione dello scorso anno abbia insegnato qualcosa, e che quest'anno si parta con una coscienza diversa, sia per le responsabilità che ci si assumerà che per il ruolo che si andrà a ricoprire.

Circolare n. 71
prot. n. 9268
Roma, 4 settembre 2008


Oggetto: Elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica - anno scolastico 2008/09.


Anche per l’anno scolastico 2008/2009 occorre procedere allo svolgimento delle elezioni degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica.
Si richiamano, al riguardo, le norme regolanti la materia, contenute nell’ordinanza ministeriale n. 215 del 15 luglio 1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM. n. 267 del 4 agosto 1995, n. 293 del 24 giugno 1996 e n. 277 del 17 giugno 1998.

Si ricorda che entro il 31 ottobre 2008 dovranno concludersi le operazioni di voto dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe, interclasse ed intersezione e quelle dei rappresentanti degli studenti nei consigli di classe degli istituti di istruzione secondaria di II grado. In detti istituti, qualora non sia prevista, in questa tornata elettorale, l’elezione del consiglio d’istituto, gli studenti rinnovano la propria rappresentanza nel consiglio d’istituto medesimo contemporaneamente all’elezione dei rappresentanti nei consigli di classe.

Si darà luogo alle elezioni del consiglio di circolo/istituto per le istituzioni scolastiche ove l’organismo sia scaduto ovvero venuto a cessare per qualsiasi altra causa. Nelle istituzioni in cui il consiglio, invece, rimanga in carica nell’anno 2008/2009, potranno svolgersi le eventuali elezioni suppletive nel caso sia impossibile sostituire, a causa dell’esaurimento delle rispettive liste, i membri nel frattempo cessati per dimissioni o per perdita dei requisiti di eleggibilità.

Si evidenzia che, in presenza di provvedimenti di razionalizzazione della rete scolastica a decorrere dal 1 settembre 2008, la precitata O.M. n. 277 del 17 giugno 1998 disciplina dettagliatamente i casi in cui cessa il consiglio di circolo/istituto in carica e devono essere, conseguentemente, indette le nuove elezioni. Si precisa, al riguardo, che non potranno effettuarsi le elezioni del consiglio d’istituto nelle istituzioni scolastiche che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primaria e/o secondaria di I grado sia scuole secondarie di II grado. Nelle istituzioni in discorso, pertanto, continuerà ad operare il commissario straordinario.

La data della votazione per le elezioni dei consigli di circolo/istituto sarà fissata dal Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, per il territorio di rispettiva competenza, in un giorno festivo dalle ore 8 alle 12 ed in quello successivo dalle 8.00 alle 13.30. Tale data, comunque, non potrà superare il termine di domenica 16 e lunedì 17 novembre 2008.


Il Direttore Generale
Mario G. Dutto